Il ruolo dell’ingegnere gestionale nelle dinamiche aziendali moderne è sempre più centrale, strategico e trasversale. Non più soltanto figura tecnica chiamata a ottimizzare processi, risorse e modelli organizzativi, ma professionista capace di leggere la complessità dell’impresa contemporanea, interpretare i cambiamenti tecnologici e accompagnare aziende, istituzioni e territori lungo il percorso della trasformazione 4.0. È questo il tema che ha animato la giornata di presentazione della Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale, ospitata nell’Aula Magna di Ingegneria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, in un confronto aperto tra mondo accademico, studenti e imprese.
Al centro dell’incontro, organizzato da Gestionale Unina e coordinato dalla professoressa Lorella Cannavacciuolo, è emersa con forza una visione dell’ingegnere gestionale come figura ponte tra competenze tecniche, capacità manageriali, innovazione digitale e sostenibilità. Una prospettiva particolarmente attuale in un contesto produttivo nel quale le aziende sono chiamate a governare processi sempre più integrati, a utilizzare strumenti digitali avanzati, a migliorare l’efficienza energetica e a costruire modelli di crescita in grado di coniugare competitività, responsabilità ambientale e qualità organizzativa.
Tra i protagonisti della tavola rotonda, Gennaro Ardolino, nel doppio ruolo di CIO di Graded S.p.A. e CEO di Janus, ha portato all’attenzione degli studenti un’esperienza concreta di innovazione aziendale, raccontando come la formazione dell’ingegnere gestionale possa trasformarsi in una leva decisiva per affrontare le sfide del mercato. Il suo intervento ha tracciato un ponte ideale tra università e impresa, tra studio teorico e applicazione operativa, evidenziando come oggi il valore aggiunto di un professionista non risieda soltanto nella conoscenza degli strumenti, ma soprattutto nella capacità di collegare visione strategica, tecnologia, organizzazione e capacità di esecuzione.
“La capacità di connettere competenze tecniche e visione strategica è oggi il vero valore aggiunto per ogni organizzazione”, ha sottolineato Ardolino, richiamando l’attenzione su un punto decisivo: l’ingegnere gestionale è chiamato a interpretare dati, processi e sistemi produttivi, ma anche a orientare decisioni, coordinare team multidisciplinari, valutare l’impatto dell’innovazione e contribuire alla costruzione di nuovi modelli di business. In questa prospettiva, la trasformazione digitale non è soltanto adozione di software, automazione o intelligenza artificiale, ma un cambiamento culturale che riguarda il modo stesso in cui le imprese progettano, producono, misurano e innovano.
Il modello raccontato da Graded S.p.A. rappresenta un esempio significativo di questa evoluzione. L’azienda, attiva nel settore energetico e impegnata da anni in percorsi di innovazione, digitalizzazione dei processi e sviluppo di tecnologie avanzate per l’efficienza energetica, ha costruito un ecosistema nel quale competenze ingegneristiche, IT, sostenibilità e capacità organizzativa dialogano in maniera continua. Dalla gestione intelligente degli impianti energetici allo sviluppo di soluzioni digitali, dalla progettazione di sistemi evoluti alla valorizzazione dei dati, l’esperienza di Graded mostra come la competitività delle imprese passi sempre più dalla capacità di integrare saperi diversi e di trasformare l’innovazione in risultati concreti.
In questo percorso si inserisce anche la nascita di Janus, startup innovativa collegata all’ecosistema Graded e orientata allo sviluppo di soluzioni digitali per il settore energetico. L’esperienza di Janus evidenzia in modo ancora più diretto il legame tra energia, intelligenza artificiale, Internet of Things, sostenibilità e nuovi modelli di gestione delle risorse. Non si tratta soltanto di creare strumenti tecnologici, ma di immaginare piattaforme, processi e servizi capaci di rendere cittadini, imprese e comunità più consapevoli e partecipi della transizione energetica.
Il messaggio rivolto agli studenti è stato chiaro: l’ingegnere gestionale del futuro dovrà essere in grado di muoversi in ambienti complessi, comprendere linguaggi differenti, dialogare con tecnici, manager, sviluppatori, esperti di sostenibilità e decisori aziendali. Dovrà saper leggere le trasformazioni del mercato, valutare i rischi, individuare opportunità, gestire progetti complessi e guidare l’adozione di tecnologie in modo coerente con gli obiettivi dell’organizzazione. Una figura, dunque, non marginale ma centrale nei processi decisionali, soprattutto nei settori in cui digitalizzazione, transizione energetica e innovazione organizzativa procedono insieme.
La giornata alla Federico II ha offerto ai numerosi studenti presenti una visione concreta delle responsabilità che li attendono al termine del percorso universitario. Il confronto con esperienze aziendali come quella di Graded S.p.A. e Janus ha permesso di mostrare come le competenze acquisite nel corso di laurea magistrale possano trovare applicazione in ambiti molto diversi: dalla produzione industriale alla gestione energetica, dalla trasformazione digitale allo sviluppo software, dalla sostenibilità alla progettazione di nuovi servizi. È proprio questa versatilità a rendere l’ingegnere gestionale una delle figure più richieste nei processi di modernizzazione delle imprese.
L’incontro ha confermato anche l’importanza di un rapporto stabile tra università e tessuto produttivo. La formazione accademica, infatti, diventa ancora più efficace quando riesce a dialogare con le esigenze reali delle aziende, offrendo agli studenti occasioni di confronto con manager, imprenditori e professionisti impegnati quotidianamente sul campo. Allo stesso tempo, le imprese possono trovare nell’università un bacino di competenze, idee e visioni indispensabile per affrontare le sfide dell’innovazione.
“L’incontro ha confermato l’importanza vitale di un dialogo costante tra il mondo della ricerca universitaria e il tessuto imprenditoriale”, ha dichiarato Gennaro Ardolino. “Un’alleanza necessaria per formare professionisti pronti a governare il cambiamento con competenza, spirito d’iniziativa e capacità di innovare”. Parole che sintetizzano il senso dell’iniziativa e il valore di un modello formativo capace di guardare oltre l’aula, verso un mercato del lavoro in rapida trasformazione.
La Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale della Federico II si conferma così un luogo di formazione avanzata per professionisti chiamati a operare nei nodi più delicati dell’impresa contemporanea: organizzazione, innovazione, tecnologie, sostenibilità, produzione, risorse umane, logistica, controllo e sviluppo. In questo scenario, il contributo di realtà come Graded S.p.A. e Janus diventa prezioso perché consente agli studenti di comprendere che la trasformazione 4.0 non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana fatta di scelte, competenze, responsabilità e visione.
Il modello portato in cattedra da Graded alla Federico II racconta dunque una direzione precisa: il futuro delle imprese passa dalla capacità di formare professionisti ibridi, competenti e consapevoli, capaci di unire sapere tecnico e cultura manageriale, innovazione e sostenibilità, analisi dei processi e leadership del cambiamento. È in questo spazio, tra università e industria, tra ricerca e applicazione, che l’ingegnere gestionale diventa uno degli interpreti principali della nuova economia digitale ed energetica.
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