Con la finale delle ATP Finals 2025 a Torino, l’Italia intera vive un momento d’oro per il tennis: la risonanza dell’evento, la presenza massiccia di appassionati e la centralità mediatica dello sport lo confermano. Ma dietro i riflettori della città piemontese e al di là dei match di alto livello, il paese rimane profondamente disomogeneo nella preparazione del suo sistema tennistico: lo rivela con chiarezza lo “Tennis Readiness Index 2025” elaborato da Siti Scommesse, che misura la “prontezza” delle regioni italiane su infrastrutture, partecipazione, percorsi formativi e accessibilità.
La classifica appare come una divisione geografica netta: al vertice campeggia la Valle d’Aosta con 89,7 punti, seguita dalla Sardegna (56,4) e dall’Emilia‑Romagna (54,8). Le regioni del Centro-Nord dominano la top 10, grazie a club diffusi, elevata partecipazione e buona vicinanza alle sedi dell’evento. Al contrario, nel Mezzogiorno il gap è evidente: la Campania chiude con 7,1 punti su 100 – un dato che segnala carenze strutturali importanti.
Per la Campania, in particolare, l’indicatore “Capillarità” (club per 1.000 abitanti) e “Partecipazione” (tesserati per 1.000 abitanti) segnano lo 0,0: in pratica la rete di base è quasi inesistente. Le uniche componenti che emergono – seppur deboli – sono “Base/Percorsi” (18,1) e “Accessibilità” (29,1), segno che almeno alcuni club e percorsi formativi esistono, ma non sono sufficentemente diffusi. Le priorità indicano strada da percorrere: nuove affiliazioni, poli sportivi comunali, scuole tennis certificate e circuiti di tornei di base che coprano tutte le province.
Il contesto è complesso e parte da lontano: la presenza dei grandi interpreti del tennis italiano – da Jannik Sinner (Trentino-Alto Adige) a Lorenzo Musetti (Toscana), da Matteo Berrettini e Flavio Cobolli (Lazio) a Lorenzo Sonego (Piemonte) – testimonia che i vivai migliori nascono in regioni dove il tessuto di club, partecipazione e supporto è più maturo. Il Sud, invece, fatica a far decollare l’ecosistema tennistico.
L’evento delle ATP Finals, tenuto al palasport indoor di Torino dal 9 al 16 novembre dopo un anno trascorso nel segno della rivalità emergente fra Sinner e Carlos Alcaraz, rappresenta un’occasione unica per tutto il sistema: la visibilità del torneo e la sua permanenza in Italia (fino al 2030) costituiscono infatti un forte stimolo per l’intero Paese. Eppure, mentre le telecamere sono puntate sul campo centrale, la vera “partita” dello sviluppo si gioca nei singoli territori, nelle palestre, nei campi in terra rossa o in cemento, nei progetti delle federazioni regionali. Ed è in queste periferie che la Campania si trova oggi in ritardo.
Come sottolinea Simone Cola di Siti Scommesse: «La partita più importante del tennis italiano, oggi, si gioca — ogni giorno — in tutte le regioni». In questa chiave, l’indice non è solo fotografia ma mappa delle priorità. Per la Campania, l’imperativo è passare da segmento residuale a protagonista: costruire reti di club, scuole di formazione, tornei giovanili e infrastrutture accessibili. Solo così il divario rispetto al Centro-Nord potrà essere ridotto.
In conclusione: l’Italia è pronta a celebrare il successo delle ATP Finals, ma se vuole trasformare l’entusiasmo in crescita reale e sistemica, deve curare le sue radici territoriali. La Campania ha davanti a sé una sfida ambiziosa: non si tratta soltanto di “fare un buon torneo”, ma di costruire un ecosistema che duri, che coinvolga i giovani, che stabilisca percorsi e opportunità. Se lo saprà fare, potrà non solo uscire dall’ultimo posto, ma giocare un ruolo da protagonista nel futuro del tennis nazionale.
#TennisReadinessIndex #ATPFInals2025 #TennisItalia #CampaniaTennis #SportInfrastrutture
(fonte: www.sitiscommesse.com)
