Il confronto parlamentare sulla Manovra 2026 entra in una fase decisiva e sempre più politica. Il Governo è pronto a presentare un pacchetto di modifiche da circa 3,5 miliardi di euro, che punta a riequilibrare alcune scelte strategiche, con un’attenzione particolare al Mezzogiorno, alle Zone Economiche Speciali (Zes), agli incentivi per la transizione industriale e alla tempistica delle grandi opere infrastrutturali.
L’annuncio è arrivato al termine della riunione dell’Ufficio di presidenza della Commissione Bilancio del Senato, alla presenza del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, che ha illustrato a maggioranza e opposizione l’impianto degli interventi correttivi destinati a entrare nella manovra attraverso emendamenti governativi.
Sul piano economico-politico, la scelta più rilevante riguarda la riprogrammazione temporale delle risorse destinate al Ponte sullo Stretto di Messina. Non si tratta, secondo fonti parlamentari, di un definanziamento, ma di uno slittamento delle spese, finalizzato a liberare margini nel breve periodo e a rendere più coerente il cronoprogramma finanziario con l’effettivo avanzamento progettuale. Una mossa che risponde sia alle esigenze di copertura della manovra sia alle pressioni, soprattutto dal Sud, per rafforzare interventi immediatamente cantierabili.
In questa chiave si inserisce il rafforzamento delle Zes, considerate dal Governo uno degli strumenti centrali per attrarre investimenti industriali e logistici nel Mezzogiorno. La rimodulazione delle risorse punta a rendere più efficace il credito d’imposta e a semplificare l’accesso alle agevolazioni, in un contesto europeo sempre più competitivo e segnato dal rallentamento della manifattura. La scelta ha anche un evidente significato politico: consolidare il messaggio che la crescita del Sud non è più affidata a misure straordinarie episodiche, ma a politiche strutturali di sviluppo territoriale.
Accanto alle Zes, il Governo intende intervenire su Transizione 5.0, il piano che dovrebbe accompagnare le imprese nella doppia transizione digitale ed energetica. Le modifiche mirano a rifinanziare e rendere più flessibili gli incentivi, correggendo alcune rigidità emerse nella prima fase di attuazione. L’obiettivo è evitare che le risorse restino inutilizzate e rafforzare l’impatto sugli investimenti produttivi, soprattutto nelle regioni meridionali dove il gap tecnologico resta più marcato.
Un altro capitolo riguarda la previdenza complementare, tema che incrocia direttamente il nodo demografico e la sostenibilità del sistema pensionistico. Anche in questo caso l’intervento ha una valenza politica: incentivare l’adesione ai fondi pensione significa alleggerire, nel medio-lungo periodo, la pressione sulla spesa pubblica e offrire maggiori tutele ai lavoratori più giovani e a quelli con carriere discontinue, particolarmente diffusi nel Sud.
Nel complesso, le modifiche alla Manovra 2026 delineano un tentativo di mediazione tra rigore dei conti e priorità territoriali. Il Sud torna al centro non solo come destinatario di risorse, ma come banco di prova della credibilità dell’azione di governo su infrastrutture, industria e coesione economica. La discussione parlamentare dirà se questo riequilibrio sarà sufficiente a superare le resistenze politiche e a tradursi in misure realmente operative.
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Link di riferimento
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https://www.senato.it
