Napoli diventa il centro del dibattito nazionale sul futuro della cooperazione tra fondazioni bancarie e Terzo Settore, con un appuntamento dedicato alle nuove strategie di sviluppo sociale, alla valorizzazione delle competenze e alla riduzione delle disuguaglianze territoriali. Lunedì 19 e martedì 20 ottobre 2026, la città partenopea ospita il meeting “Cooperazione tra Fondazioni Bancarie e Terzo Settore: risorse e competenze”, un’importante occasione di confronto tra rappresentanti del mondo filantropico, istituzioni, università ed enti dell’economia sociale, chiamati a riflettere sulle prospettive di un sistema sempre più orientato alla collaborazione e alla progettazione condivisa.
Al centro dell’iniziativa emerge una trasformazione significativa: il Terzo Settore non è più considerato soltanto un destinatario di finanziamenti, ma un interlocutore strategico, capace di individuare i bisogni delle comunità, proporre soluzioni innovative e contribuire concretamente alla costruzione di interventi sociali efficaci e sostenibili. Un cambiamento che assume particolare importanza nel Mezzogiorno, dove la presenza di fragilità economiche e sociali rende indispensabile rafforzare le reti territoriali e sviluppare strumenti capaci di generare opportunità durature.
La manifestazione si articola in due giornate, con il primo incontro previsto lunedì 19 ottobre, alle ore 16, presso Palazzo Ricca, sede della Fondazione Banco di Napoli in via dei Tribunali 13, e il secondo appuntamento martedì 20 ottobre, dalle ore 9.30, nella prestigiosa cornice di Villa Doria d’Angri, in via Petrarca 80. Accanto al meeting è prevista, per la prima volta, la riunione dei presidenti della Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Sud e Isole, un passaggio importante per consolidare il dialogo tra le realtà filantropiche meridionali e individuare possibili strategie comuni.
A rendere particolarmente significativo il confronto sono i dati del Rapporto ACRI 2025, che fotografano un sistema nazionale delle fondazioni di origine bancaria in forte crescita. Secondo il trentunesimo rapporto annuale dell’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa, nel 2025 l’attività erogativa complessiva ha raggiunto 1.424,5 milioni di euro, registrando un incremento di circa il 30% rispetto all’anno precedente e il miglior risultato degli ultimi diciassette anni. Sono state finanziate 26.063 iniziative, con un importo medio superiore a 54 mila euro. Numeri che testimoniano la capacità delle fondazioni di mobilitare risorse considerevoli a favore della cultura, dell’istruzione, della ricerca, del welfare e dello sviluppo locale.
Dietro questi risultati positivi, tuttavia, emerge una questione centrale per il futuro del Paese: la distribuzione delle risorse non è omogenea sul territorio nazionale. Le fondazioni bancarie operanti nelle regioni settentrionali dispongono generalmente di patrimoni e capacità erogative più consistenti rispetto a molte realtà del Sud e delle Isole. Una condizione che rischia di accentuare squilibri già esistenti, proprio nei territori dove gli investimenti sociali possono contribuire maggiormente a contrastare povertà educativa, esclusione sociale, disoccupazione e marginalità.
Il rapporto ACRI evidenzia inoltre come il 76,6% delle erogazioni del 2025 sia stato destinato alla regione in cui ha sede la fondazione finanziatrice. Una scelta coerente con la vocazione territoriale di questi enti, ma che rende ancora più evidente l’importanza di sviluppare meccanismi di solidarietà nazionale, strumenti perequativi e modelli di filantropia strategica condivisa. L’obiettivo è fare in modo che la capacità di sostenere le comunità non dipenda esclusivamente dalla concentrazione geografica dei patrimoni, ma possa rispondere anche all’effettiva intensità dei bisogni sociali.
Su queste premesse si sviluppa il confronto napoletano, che riunisce personalità di primo piano provenienti da diverse esperienze istituzionali e filantropiche. Nella giornata inaugurale sono previsti gli interventi di Orazio Abbamonte, presidente della Fondazione Banco di Napoli, e Domenico Credendino, coordinatore della Consulta delle Fondazioni di origine bancaria del Sud e Isole e presidente della Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana. Al dibattito partecipano anche Ezio Raviola, componente del Comitato di gestione della Fondazione Compagnia di San Paolo, Gabriele Sepio, segretario generale della Fondazione Terzjus ETS, Antonio Lucidi, vicepresidente di Altra Napoli ETS, Mauro Gola, presidente della Fondazione CRC di Cuneo, e Giovanni Puglisi, rettore emerito dell’Università IULM di Milano e presidente di UNESCO Italia.
La presenza di rappresentanti provenienti da fondazioni, organizzazioni del Terzo Settore e istituzioni culturali offre l’opportunità di mettere a confronto esperienze differenti, individuando modelli di cooperazione replicabili e strumenti capaci di superare una concezione tradizionale della beneficenza. Il sostegno economico, pur rimanendo essenziale, viene così inserito all’interno di una visione più ampia, nella quale assumono particolare rilevanza la qualità della progettazione, la capacità organizzativa degli enti e la valutazione dei risultati raggiunti.
La seconda giornata, ospitata a Villa Doria d’Angri, amplia ulteriormente il confronto coinvolgendo il mondo accademico e i vertici del sistema delle fondazioni. Tra i protagonisti figurano Antonio Garofalo, rettore dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope, Virgilio D’Antonio, rettore dell’Università degli Studi di Salerno, e Rosaria Giampetraglia, vicepresidente della Fondazione Banco di Napoli e direttrice del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Parthenope.
Sono inoltre previsti gli interventi di Stefano Consiglio, presidente della Fondazione con il Sud, Giacomo Spissu, presidente della Fondazione di Sardegna e vicepresidente ACRI, Giovanni Azzone, presidente della Fondazione Cariplo e dell’ACRI, e Maurizio Caserta, professore ordinario di Economia politica presso l’Università degli Studi di Catania. Un confronto di rilievo nazionale che mette in relazione competenze economiche, ricerca scientifica e conoscenza diretta dei territori, con l’intento di individuare nuove prospettive per le politiche di sostegno sociale.
Uno degli aspetti più importanti del meeting riguarda proprio la necessità di superare il modello fondato esclusivamente sull’erogazione di contributi, favorendo invece processi di co-progettazione nei quali fondazioni, associazioni, cooperative sociali, università e amministrazioni pubbliche possano condividere obiettivi, responsabilità e strumenti operativi.
In questa prospettiva, la sostenibilità economica rappresenta una priorità. La possibilità di attivare finanziamenti diretti, forme di cofinanziamento e partnership pubblico-private può consentire agli enti del Terzo Settore di programmare interventi di medio e lungo periodo, evitando che progetti di particolare valore sociale rimangano legati alla disponibilità occasionale di risorse. La costruzione di reti territoriali solide diventa quindi un elemento fondamentale per garantire continuità alle iniziative e moltiplicarne gli effetti sulle comunità.
Altrettanto importante è il tema delle competenze. Molte organizzazioni sociali possiedono una conoscenza approfondita dei territori nei quali operano e riescono a intercettare bisogni che spesso sfuggono agli strumenti tradizionali di analisi. Tuttavia, per consolidare la propria attività, hanno bisogno di rafforzare capacità amministrative, gestionali e progettuali. Investire nella formazione, nell’organizzazione interna e nella valutazione dei risultati significa dunque sostenere non soltanto singole iniziative, ma la crescita strutturale degli enti e la loro autonomia nel tempo.
In questo processo, università e ricerca scientifica possono svolgere un ruolo determinante, offrendo strumenti per analizzare i fenomeni sociali, individuare nuove forme di intervento e misurare l’impatto delle risorse investite. La collaborazione tra mondo accademico e organizzazioni territoriali permette di collegare le conoscenze teoriche alle esperienze concrete, contribuendo alla diffusione di pratiche innovative e alla definizione di politiche sociali più efficaci.
Il tema della misurazione dell’impatto assume un significato particolare anche per le fondazioni bancarie. Non si tratta più soltanto di valutare l’ammontare dei finanziamenti concessi o il numero dei progetti sostenuti, ma di comprendere quali cambiamenti siano stati effettivamente prodotti nella vita delle persone. Migliorare l’accesso all’istruzione, contrastare le condizioni di vulnerabilità, creare occasioni di partecipazione e rafforzare la coesione sociale rappresentano risultati che richiedono strumenti di osservazione, verifica e monitoraggio nel tempo.
Per il Mezzogiorno, la sfida è ancora più complessa. Il divario territoriale non riguarda esclusivamente la disponibilità di capitali, ma coinvolge anche le opportunità di accesso ai finanziamenti, la capacità di intercettare bandi e programmi di sostegno, la presenza di reti istituzionali e la disponibilità di competenze specialistiche. Per questo motivo, il confronto tra le fondazioni del Nord e quelle del Sud può contribuire a costruire forme di collaborazione capaci di valorizzare le specificità locali senza rinunciare a una visione nazionale dello sviluppo.
La prima riunione dei presidenti della Consulta delle Fondazioni bancarie del Sud e Isole si inserisce proprio in questa prospettiva, offrendo un’occasione per rafforzare il coordinamento tra gli enti, condividere buone pratiche e discutere possibili strumenti di riequilibrio. Una cooperazione più intensa potrebbe favorire interventi comuni su questioni che attraversano l’intero territorio meridionale, dalla povertà educativa all’inclusione sociale, dalla valorizzazione del patrimonio culturale alla rigenerazione delle comunità.
La scelta di Napoli come sede del meeting assume così un valore che va oltre la dimensione organizzativa. La città, caratterizzata da un articolato tessuto associativo e da numerose esperienze di solidarietà e partecipazione civica, rappresenta un contesto significativo per riflettere sul rapporto tra risorse economiche, capitale umano e innovazione sociale. In questo scenario, il Terzo Settore può diventare un protagonista sempre più rilevante nella definizione di percorsi di sviluppo capaci di partire dalle esigenze reali dei cittadini.
L’appuntamento del 19 e 20 ottobre si propone dunque come un laboratorio di idee e strategie, nel quale le questioni finanziarie si intrecciano con quelle sociali, organizzative e istituzionali. Il risultato auspicato non è soltanto una maggiore disponibilità di fondi, ma la costruzione di un sistema di cooperazione più equilibrato, partecipativo ed efficace, capace di trasformare le risorse disponibili in opportunità concrete per le comunità.
Il messaggio che emerge dall’iniziativa è chiaro: il futuro della filantropia e del Terzo Settore passa dalla capacità di lavorare insieme, condividere competenze e ridurre le disuguaglianze territoriali. In un’Italia ancora segnata da profondi divari economici e sociali, la collaborazione tra fondazioni bancarie, università, istituzioni e organizzazioni non profit può rappresentare una leva decisiva per promuovere uno sviluppo inclusivo e duraturo, nel quale il Mezzogiorno non sia soltanto destinatario di interventi, ma protagonista della propria crescita.
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- Università degli Studi di Napoli Parthenope
- ACRI – Trentunesimo Rapporto sulle Fondazioni di origine bancaria, anno 2025
- Fondazione Banco di Napoli

