Il tetto all’uso del contante non cambia. Nel corso dell’esame della legge di Bilancio 2026, Fratelli d’Italia ha ritirato l’emendamento che avrebbe consentito pagamenti in contanti fino a 10.000 euro, lasciando invariata la soglia attuale di 5.000 euro. La proposta, presentata dal senatore Matteo Gelmetti, prevedeva l’introduzione di un’imposta fissa di 500 euro sulle transazioni cash comprese tra 5.001 e 10.000 euro, configurando di fatto un doppio regime per i pagamenti non tracciati.
Il ritiro dell’emendamento chiude, almeno per ora, uno dei capitoli più discussi della manovra. La misura aveva infatti suscitato forti perplessità sia tra le opposizioni sia all’interno del dibattito pubblico, alimentando timori su un possibile arretramento nella lotta all’evasione fiscale e al riciclaggio di denaro. Critiche che si sono intrecciate con il richiamo al quadro europeo, sempre più orientato verso la tracciabilità dei pagamenti.
Con lo stop alla proposta, resta dunque in vigore il limite introdotto nel 2023: oltre i 5.000 euro è obbligatorio ricorrere a strumenti tracciabili come carte, bonifici o assegni. Una scelta che consente al governo di evitare un fronte di scontro politico in una fase delicata dell’iter parlamentare e di mantenere una linea di continuità con le attuali politiche fiscali.
Il tema del contante, tuttavia, rimane sullo sfondo del confronto politico. A livello UE, il regolamento antiriciclaggio fissa a 10.000 euro il limite massimo consentito a partire dal 2027, lasciando agli Stati membri la possibilità di adottare soglie più basse. L’Italia, almeno per ora, conferma un’impostazione più restrittiva, rinviando ogni eventuale revisione a un futuro confronto politico.
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