Il progetto di ricostruzione della Nazionale italiana è già arrivato a un punto di rottura. A poco più di due settimane dall’insediamento nella nuova struttura tecnica della FIGC, Paolo Maldini e Leonardo hanno deciso di lasciare i rispettivi incarichi, aprendo una crisi che costringe il presidente federale Giovanni Malagò a ripartire quasi completamente da zero.
L’uscita di scena dei due dirigenti è direttamente collegata alla mancata nomina di Andrea Pirlo come nuovo commissario tecnico dell’Italia. L’ex centrocampista era stato individuato da Maldini e Leonardo come il profilo ideale per inaugurare un nuovo ciclo, fondato su idee moderne, disponibilità totale nei confronti della Nazionale e una visione tecnica di lungo periodo. Il progetto, tuttavia, si è fermato prima ancora della firma del contratto.
Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, l’accordo con Pirlo sembrava essere ormai entrato nella fase conclusiva. Era stato programmato anche un incontro con i rappresentanti e i legali dell’allenatore per definire il contratto, ma l’operazione è stata bloccata dopo che la FIGC ha deciso di approfondire i rapporti commerciali dell’ex calciatore con Fonbet, società russa attiva nel settore delle scommesse.
La questione non riguardava direttamente le capacità sportive o tecniche di Pirlo, ma valutazioni di opportunità e di immagine legate alla collaborazione commerciale. Lo stesso allenatore, attraverso i social, ha confermato di essere stato informato di non essere più candidato alla guida della Nazionale, esprimendo amarezza per una vicenda che, a suo giudizio, avrebbe assunto connotazioni estranee al calcio.
La candidatura di Pirlo era stata fortemente sostenuta da Maldini e Leonardo. La definitiva bocciatura del nome avrebbe quindi provocato la scelta dei due dirigenti di rassegnare le dimissioni, rispettivamente dagli incarichi di direttore tecnico e consulente del Club Italia, appena diciassette giorni dopo la loro nomina. (Adnkronos)
Il tentativo di mediazione condotto da Malagò non è riuscito a ricomporre la frattura. Il presidente federale avrebbe proposto alcune alternative coerenti con il progetto originario, tra cui Thiago Motta, allenatore considerato giovane, moderno e adatto a lavorare all’interno di una struttura rinnovata. Anche questa soluzione, però, non ha convinto fino in fondo Maldini, mentre il rapporto di fiducia con la presidenza federale appariva ormai compromesso.
Come riportato dall’ANSA, la decisione definitiva sarebbe stata comunicata a Malagò con una telefonata arrivata mentre era ancora in corso una riunione con le diverse componenti della FIGC. L’addio ha provocato sorpresa e disorientamento all’interno della Federazione, che si è ritrovata contemporaneamente senza un commissario tecnico stabile e senza i principali responsabili del nuovo progetto sportivo.
La partenza di Maldini e Leonardo rappresenta un colpo particolarmente pesante anche dal punto di vista simbolico. La loro nomina era stata presentata come uno dei primi segnali della rifondazione voluta dalla nuova presidenza federale. L’obiettivo era affidare la gestione del Club Italia a personalità dotate di credibilità internazionale, esperienza dirigenziale e profonda conoscenza del calcio di alto livello.
Il progetto è invece naufragato dopo appena sedici giorni, travolto dal contrasto sulla scelta dell’allenatore. Secondo la Gazzetta dello Sport, il rapporto di fiducia tra i due dirigenti e Malagò si sarebbe spezzato definitivamente dopo lo stop a Pirlo, portando alla risoluzione consensuale dei rapporti contrattuali. (La Gazzetta dello Sport)
La FIGC deve adesso risolvere due questioni strettamente collegate: individuare il nuovo direttore tecnico e scegliere il commissario tecnico chiamato a guidare la Nazionale. Per il primo ruolo il nome che sta guadagnando maggiore consenso è quello di Giorgio Chiellini, ex capitano azzurro e campione d’Europa nel 2021.
Chiellini rappresenterebbe una soluzione di continuità rispetto all’idea iniziale di affidare il rilancio dell’Italia a un grande ex calciatore. Pur avendo un’esperienza dirigenziale inferiore rispetto a quella di Maldini e Leonardo, l’ex difensore gode di una notevole credibilità nell’ambiente federale, conosce profondamente lo spogliatoio della Nazionale ed è considerato una figura capace di dialogare con società, giocatori e istituzioni.
Secondo la Gazzetta dello Sport, Malagò vorrebbe continuare a puntare sulla presenza di un direttore tecnico dotato di poteri più ampi rispetto al passato. La candidatura di Chiellini sarebbe dunque funzionale alla volontà di non abbandonare completamente il modello organizzativo annunciato all’inizio della nuova gestione federale.
Molto più complessa appare invece la corsa alla panchina. Il nome attualmente considerato leggermente favorito è quello di Roberto Mancini, già commissario tecnico dell’Italia dal 2018 al 2023 e protagonista della vittoria dell’Europeo. Il suo eventuale ritorno sarebbe sostenuto direttamente da Malagò, ma incontrerebbe alcune resistenze tra i club di Serie A.
Fonti vicine alla Lega Serie A avrebbero ribadito che il nome di Mancini non raccoglie un consenso unanime tra le società. Per questo motivo resta forte la candidatura di Antonio Conte, sostenuto da una parte significativa dei presidenti e considerato il profilo più adatto per imprimere immediatamente carattere, disciplina e competitività alla squadra azzurra.
Conte ha già guidato la Nazionale tra il 2014 e il 2016, raggiungendo i quarti di finale dell’Europeo francese e costruendo una squadra capace di andare oltre i propri limiti tecnici. Il suo eventuale ritorno garantirebbe esperienza internazionale e conoscenza dell’ambiente federale, ma richiederebbe un accordo complesso sia sul piano economico sia su quello della gestione tecnica.
Restano sullo sfondo anche altre possibilità. Adnkronos cita, oltre a Thiago Motta, i nomi di Raffaele Palladino e Stefano Pioli, mentre non sarebbe completamente esclusa la conferma di Silvio Baldini, utilizzato come commissario tecnico ad interim nelle amichevoli contro Lussemburgo e Grecia. Al momento, tuttavia, la partita principale sembra essere quella tra Mancini e Conte.
La crisi ha assunto anche una dimensione istituzionale per il duro botta e risposta tra Giovanni Malagò e il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi. Il ministro ha parlato della necessità di rimediare a una “brutta figura”, criticando la mancanza di tempestività e di condivisione nella gestione della candidatura di Pirlo. Il presidente federale ha replicato sostenendo che sarebbe necessario stabilire chi abbia realmente fatto la brutta figura.
Le tensioni mostrano quanto la scelta del nuovo commissario tecnico sia ormai diventata una questione che va oltre il terreno di gioco. La FIGC è chiamata a ricostruire la propria credibilità dopo una sequenza di contatti, rinunce e candidature sfumate. Prima di Pirlo, infatti, erano già tramontate le ipotesi legate a Carlo Ancelotti e Pep Guardiola, due allenatori difficilmente raggiungibili sia per gli impegni professionali sia per i costi dell’operazione.
Il risultato è una situazione di profonda incertezza. La Federazione deve scegliere in tempi rapidi, ma una nuova decisione affrettata rischierebbe di aggravare ulteriormente la crisi. Malagò dovrà quindi trovare un equilibrio tra le richieste delle società di Serie A, le esigenze tecniche della Nazionale, la sostenibilità economica e la necessità di affidarsi a figure capaci di ricostruire un ambiente segnato dalle tensioni.
Il Consiglio federale del 28 luglio rappresenta un passaggio decisivo per definire la strategia della FIGC, anche se l’annuncio definitivo potrebbe non coincidere con la riunione. La Gazzetta dello Sport indica un possibile orizzonte di due o tre giorni per completare i contatti, preparare i contratti e comunicare le nuove nomine.
La sensazione è che la soluzione più coerente con gli attuali rapporti di forza possa condurre a Giorgio Chiellini come direttore tecnico e a uno tra Roberto Mancini e Antonio Conte come commissario tecnico. Si tratta comunque di scenari e candidature ancora da ufficializzare: al momento della pubblicazione non risulta comunicata dalla FIGC una scelta definitiva.
La vicenda lascia aperti numerosi interrogativi sul futuro della Nazionale italiana. L’addio precoce di Maldini e Leonardo non rappresenta soltanto un cambio di dirigenti, ma il fallimento del primo tentativo di rifondazione della nuova presidenza. Chi arriverà dovrà quindi occuparsi non soltanto della squadra, ma anche di ricostruire fiducia, unità e autorevolezza attorno a un progetto azzurro partito tra grandi aspettative e precipitato in pochi giorni in una crisi senza precedenti recenti.
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