di Luca Sorbo

“Era il 19 settembre, a Napoli ricorreva la festa di San Gennaro, ed io ero impegnato a realizzare una storia sui bambini di strada per il settimanale Epoca. Dal finestrino del taxi intravedo una scena da set cinematografico. Una cerchia di operatori dell’immagine, il fotografo di cerimonia, i suoi assistenti e un video operatore. La coppia di sposi impettiti e il loro seguito di amici e parenti, apparivano come marionette tra uno scatto fotografico e l’altro. Geniale pensai. Osservavo la scena ammirato. Geniale nel saper vendere nel giorno più bello, tutta l’illusione della celebrità. Quale sposa non vorrebbe imitare Lady Diana nel giorno della celebrazione del suo matrimonio da fiaba?

Uno sguardo d’intesa con il fotografo, il quale mi concede il suo benestare a che io divenga parte integrante sulla scena. Il Castello, non accessibile al pubblico, era stato base militare fino a poco tempo addietro. Una piccola ricompensa e il custode lasciava transitare gli sposi e il loro seguito. A Napoli non ci si sposa di domenica, lo vieta la curia. “Verrebbe a mancare il tempo per le funzioni religiose.” mi informa l’autista. Scopro così che nella città di “Matrimonio all’Italiana”, tratto dal famoso dramma di Eduardo De Filippo “Filumena Marturano”, ci si sposa tutti i giorni della settimana, per categorie lavorative. Il lunedì barbieri e parrucchieri, essendo il loro giorno di serrata. Il mercoledì macellai, poi i generi alimentari a riposo. Il sabato gli impiegati e la classe operaia.

Tutti i giorni della settimana coloro che non hanno attività dichiarata, camorristi compresi. Ci sono inoltre i giorni di festa laica, come il 25 aprile o il 1° maggio, il 2 giugno etc. in cui si sposano tutte le categorie. Avendo chiare le dinamiche cerimoniali, consideravo che poteva essere una storia da raccontare, una storia per immagini, una storia dove va in scena il teatro napoletano, una storia in cui attraverso l’abito nuziale raccontare le realtà sociali di una città stratificata su sé stessa, durante i suoi duemila e novecento anni di Storia. Una città fondata ancor prima che si tracciasse il solco di Roma.”
Queste parole di Francesco Cito, tra i principali reporter a livello internazionale, raccontano come è nata la sua ricerca visiva sui matrimoni a Napoli. Questo progetto nel 1995 ha vinto una delle sezioni del World Press Photo ed ora in mostra a Lucca a Palazzo Guinigi nell’ambito del Festival della Fotografia PHOTOLUX 2024.

La mostra sarà visitabile fino al 15 dicembre.
l suo fotografare è sempre una costruzione di una relazione con il soggetto ritratto finalizzato alla realizzazione di una storia. L’uso del 18 mm è uno degli espedienti tecnici che utilizza per immergersi nelle realtà a cui è interessato. La curiosità innata, l’empatia naturale sono state le doti che gli hanno consentito di realizzare immagini straordinarie. Le sue inquadrature, pur utilizzando un obiettivo con un ampio angolo di campo, sono sempre pulite ed essenziali, sempre capaci di attirare la retina dello spettatore sul centro di interesse prescelto. Robert Capa ammoniva dicendo che se la foto non era bella era perché non si era abbastanza vicino, Francesco è sempre dentro l’evento con la mente con il cuore e con il suo occhio infallibile.
