La sanità in Campania torna al centro delle polemiche per la gestione delle risorse economiche, i ritardi nei pagamenti alle strutture private accreditate e il rischio di una progressiva riduzione dei servizi sanitari. A sollevare la questione è Giovanni Severino, consigliere delegato alla Sanità di Unione Industriali Napoli, che rivolge un duro appello alla Regione Campania affinché intervenga con urgenza per garantire la continuità dell’assistenza sanitaria e tutelare il diritto alla salute dei cittadini.
A destare particolare preoccupazione è la prevista chiusura, a partire da gennaio 2027, del pronto soccorso del Pineta Grande Hospital, importante presidio sanitario situato a Castel Volturno, in provincia di Caserta. Una prospettiva che, secondo Severino, rischia di lasciare un’intera area senza un servizio fondamentale per la gestione delle emergenze, aggravando le difficoltà di accesso alle cure e aumentando la pressione sulle altre strutture ospedaliere del territorio.
«La chiusura del pronto soccorso di Pineta Grande Hospital dal prossimo gennaio lascerà un’intera area senza un fondamentale presidio ospedaliero. È sconcertante che, di fronte a una domanda di emergenza sanitaria molto superiore ai tetti di spesa fissati, la Regione Campania non abbia provveduto a elevarli. Continuare a trascurare l’apporto delle strutture private accreditate significa mettere a rischio il diritto costituzionale alla salute», denuncia Giovanni Severino.
Il problema assume una dimensione particolarmente significativa considerando il ruolo svolto dal Pineta Grande Hospital nell’assistenza sanitaria del litorale domizio. Secondo le informazioni pubblicate sul sito ufficiale della struttura, il pronto soccorso è inserito nel circuito regionale del 118 e garantisce assistenza a circa 50mila pazienti ogni anno. La sua eventuale chiusura rappresenterebbe quindi una criticità non soltanto per l’organizzazione ospedaliera, ma soprattutto per i cittadini che fanno riferimento a questo presidio per ricevere cure immediate.
L’allarme, tuttavia, non riguarda esclusivamente il Pineta Grande Hospital. Secondo quanto riferito dal rappresentante di Unione Industriali Napoli, anche altre strutture sanitarie private accreditate che garantiscono servizi di pronto soccorso starebbero valutando decisioni analoghe. Una situazione che potrebbe determinare un ulteriore ridimensionamento dell’offerta sanitaria regionale, soprattutto nei territori nei quali la collaborazione tra ospedali pubblici e strutture convenzionate rappresenta un elemento essenziale per rispondere alla domanda di assistenza.
Al centro delle contestazioni ci sono i tetti di spesa imposti dalla Regione Campania, considerati insufficienti rispetto al numero delle prestazioni richieste dai pazienti. Il sistema dei budget stabilisce infatti i limiti economici entro i quali le strutture accreditate possono erogare servizi remunerati dal sistema sanitario regionale. Quando le risorse assegnate vengono esaurite, le aziende possono trovarsi nell’impossibilità di proseguire l’attività alle medesime condizioni economiche, con conseguenze sulla continuità dei servizi.
«Bisogna cambiare marcia», afferma Severino, sottolineando come la definizione dei budget sanitari per il 2026 sia arrivata soltanto a ottobre, nonostante le richieste avanzate dalle imprese fin dall’inizio dell’anno. Le risorse, inoltre, sarebbero state definite esclusivamente per i settori dell’ospedalità e della specialistica, lasciando ancora senza una programmazione economica definitiva la riabilitazione e altre tipologie di prestazioni.
Per il consigliere delegato alla Sanità, questa gestione rappresenta un problema strutturale che rischia di compromettere l’attività delle aziende sanitarie e la loro capacità di garantire prestazioni ai cittadini durante tutto l’anno.
«La Regione Campania non ha incrementato le dotazioni, malgrado la palese insufficienza delle risorse, che costringe le imprese a bloccare i servizi offerti negli ultimi mesi dell’anno», osserva Severino, contestando una programmazione finanziaria che, a suo giudizio, non tiene adeguatamente conto delle effettive esigenze assistenziali.
Un altro passaggio centrale riguarda la disponibilità delle risorse economiche. Secondo Severino, la situazione finanziaria regionale consentirebbe oggi margini di intervento maggiori rispetto al passato, anche alla luce dell’uscita della Campania dal Piano di rientro sanitario e, nel 2026, dal regime di affiancamento.
Il rappresentante degli industriali sostiene che questi cambiamenti avrebbero reso disponibili risorse aggiuntive che non sarebbero state utilizzate, neppure parzialmente, per aumentare i tetti di spesa delle strutture accreditate. Una scelta che considera difficilmente giustificabile in presenza di una domanda sanitaria superiore alle disponibilità economiche programmate.
Alle criticità legate ai budget si aggiunge poi una questione amministrativa che, secondo Unione Industriali Napoli, avrebbe ulteriormente complicato i rapporti tra il sistema sanitario regionale e le imprese private convenzionate.
Severino evidenzia infatti il passaggio da un meccanismo di mandato unico, attraverso il quale venivano rese disponibili le somme stanziate per le aziende accreditate, a un sistema basato su atti singoli di erogazione delle risorse.
Una modifica che, secondo la sua ricostruzione, rischia di produrre disparità tra le strutture sanitarie. Le imprese potrebbero infatti non ricevere il pagamento delle prestazioni una volta raggiunti i tetti complessivi, indipendentemente dalle somme già percepite individualmente.
«In pratica, le imprese rischiano di non essere pagate se i tetti sono stati raggiunti, a prescindere da quanto abbiano fino ad allora percepito. Vuol dire discriminare alcune realtà rispetto ad altre e mettere in gioco la stessa sopravvivenza delle imprese. Una assurdità!», denuncia il rappresentante di Unione Industriali Napoli.
Il rischio prospettato non riguarda soltanto gli equilibri economici delle aziende, ma anche la tenuta complessiva della rete assistenziale. Le strutture private accreditate rappresentano infatti una componente del sistema sanitario regionale e le loro difficoltà finanziarie possono ripercuotersi sull’organizzazione dei servizi, sulla programmazione delle attività e sulla possibilità di assicurare continuità alle prestazioni richieste dai cittadini.
A rendere ancora più complesso il quadro contribuisce l’allungamento dei tempi di pagamento. Severino segnala un progressivo peggioramento delle scadenze, dopo una fase durante la quale i tempi di liquidazione delle prestazioni si erano avvicinati agli standard europei.
«Si era giunti a scadenze quasi europee, di 30-40 giorni, ma da qualche tempo la tendenza si è ribaltata e le attese si prolungano oltre i 70-80 giorni dall’erogazione della prestazione», sottolinea.
Un ritardo che può incidere sulla liquidità delle imprese e sulla capacità di sostenere le spese necessarie al funzionamento delle strutture, dalla gestione del personale sanitario all’acquisto di materiali, apparecchiature e servizi indispensabili per l’assistenza ai pazienti.
La questione evidenziata da Giovanni Severino riporta così al centro del dibattito il rapporto tra sanità pubblica e sanità privata accreditata in Campania. Non si tratta soltanto di stabilire quante risorse assegnare alle singole strutture, ma di comprendere come garantire un sistema capace di rispondere ai bisogni della popolazione senza interruzioni e senza creare ulteriori difficoltà nell’accesso alle cure.
In questo contesto, la prospettiva della chiusura del pronto soccorso del Pineta Grande Hospital assume un valore emblematico. La possibile perdita di un presidio dedicato alle emergenze rende evidente quanto le decisioni amministrative e finanziarie possano avere ricadute concrete sulla vita quotidiana delle persone.
Per i cittadini, infatti, la disponibilità di un pronto soccorso non rappresenta una semplice questione organizzativa. Significa poter contare su un punto di riferimento nelle situazioni di urgenza, quando la tempestività degli interventi può diventare determinante. Un’eventuale riduzione dei servizi imporrebbe di valutare attentamente le conseguenze sulla rete territoriale dell’emergenza e sulla capacità delle strutture rimanenti di assorbire la domanda di assistenza.
Di fronte a questo scenario, Unione Industriali Napoli chiede un cambio di passo nella gestione della sanità regionale, a partire da una revisione dei tetti di spesa, da una maggiore tempestività nella programmazione delle risorse e dal superamento delle criticità che interessano i pagamenti alle aziende accreditate.
La richiesta conclusiva di Giovanni Severino è quella di «un incontro urgente e chiarificatore con i vertici regionali per risolvere questioni annose e per porre rimedio alle distorsioni e agli errori degli ultimi mesi».
Un appello che chiama direttamente in causa la Regione Campania e pone una questione destinata a incidere sul futuro dell’assistenza sanitaria: trovare un equilibrio tra sostenibilità economica delle strutture, corretta programmazione delle risorse e tutela dei cittadini.
La priorità, secondo la posizione espressa da Severino, deve essere quella di evitare che limiti di budget, ritardi amministrativi e difficoltà finanziarie possano tradursi in una riduzione dell’assistenza. Perché, al di là delle controversie tra istituzioni e imprese, la posta in gioco resta il diritto alla salute e la possibilità, per ogni cittadino campano, di ricevere cure tempestive e adeguate.
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