Il contrasto all’inquinamento da plastica nelle acque interne entra in una fase operativa concreta nel Mezzogiorno grazie al nuovo programma promosso dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, che ha avviato una serie di attività finalizzate al recupero dei rifiuti plastici presenti nei fiumi e nei laghi del distretto idrografico. Il progetto, che si inserisce nel quadro del programma sperimentale triennale finanziato dal MASE in attuazione della Legge n. 60 del 2022, la cosiddetta Legge Salvamare, punta non solo alla rimozione dei materiali inquinanti ma anche alla loro classificazione e lettura ambientale, così da ricostruire con maggiore precisione le pressioni antropiche che insistono sui diversi corpi idrici.
A segnare l’avvio effettivo del programma è l’intervento in corso nel Lago Fusaro, nel territorio di Bacoli, uno dei luoghi più simbolici e delicati dell’area flegrea, dove è stata avviata una raccolta dei rifiuti plastici presenti nello specchio d’acqua e sul fondale. Si tratta di un’azione che, oltre al valore ambientale, possiede una forte valenza conoscitiva: i materiali recuperati saranno infatti analizzati e caratterizzati per costruire un profilo delle fonti di pressione antropica lungo il lago. In questo modo, l’operazione non si limita a ripulire, ma produce dati utili a orientare future politiche di tutela e prevenzione.
L’attività sul Lago Fusaro è partita il 30 gennaio 2026 e si sviluppa nell’arco di circa 22 giorni. Durante questo periodo viene monitorata una porzione significativa del fondale, mentre parallelamente si procede al recupero del materiale plastico, con l’obiettivo di censire le tipologie di rifiuti presenti e di metterle in relazione con gli impatti umani che gravano sull’area. È un approccio particolarmente importante perché consente di passare da una semplice logica emergenziale a una strategia di gestione ambientale più strutturata, fondata su osservazione, comparazione dei dati e pianificazione mirata.
Uno degli aspetti più significativi del programma riguarda la sua dimensione sociale. Le operazioni di raccolta sono svolte dai ragazzi dell’Area Penale di Napoli, diventati operatori subacquei grazie al progetto MareNostrum promosso da Archeoclub d’Italia e dal Centro di Giustizia Minorile. Il coinvolgimento di questi giovani trasforma il progetto in un’esperienza di responsabilizzazione e reinserimento, attribuendo loro un ruolo attivo nella salvaguardia dell’ambiente. La tutela dei corpi idrici, in questo contesto, si intreccia con una funzione educativa e civica che rafforza il significato complessivo dell’iniziativa.
Le attività si svolgono nell’ambito di uno specifico accordo di collaborazione sottoscritto tra l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale e l’Associazione Archeoclub d’Italia aps, che con il dipartimento marino MareNostrum opera da tempo in contesti marino-costieri e in altri ambienti idrici con azioni di carattere ecologico e conoscitivo. Questo partenariato consolida una linea di intervento che tiene insieme istituzioni, associazionismo, formazione e partecipazione civica, con l’obiettivo di produrre risultati concreti e al tempo stesso diffondere una più ampia cultura della tutela ambientale.
Nel breve periodo, il programma prevede anche la posa in opera di barriere galleggianti in corrispondenza di alcuni corsi d’acqua del distretto, selezionati per la rilevante presenza di rifiuti plastici. Queste strutture avranno il compito di intercettare i materiali trasportati dalle correnti fluviali prima che raggiungano altri ecosistemi, in particolare quelli marini e costieri. È proprio questo uno dei nodi centrali sottolineati dall’Autorità: la plastica non rappresenta un problema esclusivo del mare, ma interessa l’intero sistema delle acque superficiali, che spesso diventano veicoli di contaminazione dalle aree interne verso la fascia costiera.
Il Lago Fusaro, scelto come uno dei primi teatri operativi del programma, non è un luogo qualsiasi. Oltre a essere inserito in un’area di elevato pregio ambientale e culturale come il Parco Regionale dei Campi Flegrei, rappresenta un paesaggio fortemente identitario, segnato dalla presenza della Casina Vanvitelliana, voluta da Ferdinando IV di Borbone e progettata da Luigi Vanvitelli. La sua rilevanza storica ed economica si lega inoltre alla tradizionale vocazione ittiogenica dell’area. Intervenire qui significa dunque agire in uno spazio dove ambiente, storia, paesaggio e memoria collettiva si sovrappongono, rendendo ancora più evidente quanto la lotta all’inquinamento plastico sia anche una questione di tutela del patrimonio territoriale.
Il programma non si fermerà al Lago Fusaro. Le attività sperimentali e dimostrative previste dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale interesseranno infatti anche altri corpi idrici superficiali, con iniziative di raccolta e classificazione dei rifiuti plastici lungo i fiumi Ofanto, Tusciano, Biferno, Agri e Crati. L’obiettivo è collegare le diverse tipologie di rifiuti alle specifiche pressioni antropiche che insistono sui rispettivi bacini di alimentazione, inserendo queste azioni nel più ampio quadro della pianificazione distrettuale e del programma di misure finalizzato al miglioramento dello stato ecologico dei corpi idrici.
La dichiarazione del segretario generale Vera Corbelli chiarisce in modo netto la filosofia dell’intervento: la scelta di operare in questi contesti nasce dalla consapevolezza che i fiumi, i laghi e gli ambienti di transizione svolgono un ruolo decisivo nei processi di trasporto degli inquinanti plastici. Per questo, gli eventi di raccolta non si esauriscono nella pulizia dei luoghi, ma sono orientati anche a verificare lo stato di degrado, esaminare i materiali recuperati e classificarli secondo specifici indicatori definiti dalla Commissione Europea, così da rendere confrontabili i dati e gli scenari ambientali a livello comunitario.
A completare il quadro c’è poi un importante lavoro di restituzione pubblica. Gli esiti delle attività saranno condivisi con la cittadinanza e con i portatori di interesse attraverso percorsi di partecipazione e divulgazione che coinvolgeranno associazioni locali, categorie produttive, scuole e organizzazioni ambientaliste. È un passaggio decisivo, perché il recupero dei rifiuti plastici dalle acque superficiali non può essere affidato soltanto agli interventi tecnici: richiede consapevolezza, educazione e corresponsabilità territoriale. In questa prospettiva, il programma dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale si presenta come un modello che tiene insieme recupero ambientale, analisi scientifica, inclusione sociale e sensibilizzazione culturale, provando a trasformare la lotta alla plastica in una leva di rigenerazione complessiva del territorio.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)


