La Reggia di Portici ritrova uno dei suoi spazi più preziosi e simbolici. Con il completamento del restauro conservativo della Galleria del Piano Nobile, il grande complesso borbonico di proprietà della Città Metropolitana di Napoli compie un passo decisivo verso la piena valorizzazione museale e culturale di uno dei luoghi più importanti della storia architettonica, scientifica e civile dell’area vesuviana. Non si tratta soltanto della conclusione di un cantiere, ma della restituzione alla comunità di un ambiente monumentale che per secoli ha attraversato funzioni, trasformazioni e stratificazioni, passando da spazio di rappresentanza della corte borbonica a sede universitaria, fino a diventare oggi parte integrante di un progetto più ampio di recupero e apertura al pubblico.
L’intervento, del valore complessivo di 638.994,54 euro, ottenuto dopo ribasso sulla base d’asta di 750mila euro, è stato condotto dalla Direzione Tecnica Patrimonio della Città Metropolitana di Napoli, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli. Il restauro si inserisce nel quadro della convenzione stipulata con l’Università degli Studi di Napoli Federico II, che prevede la progressiva liberazione delle sale del primo piano della Reggia dalle attività didattiche del Dipartimento di Agraria, con l’obiettivo di restituire il Piano Nobile a una destinazione integralmente museale, affidata al MUSA – Musei delle Scienze Agrarie dell’Ateneo federiciano. Alla base dell’operazione vi è anche un meccanismo virtuoso di autofinanziamento: le somme versate dall’Università alla Città Metropolitana come canone triennale vengono vincolate alla realizzazione dei lavori sul sito, trasformando così un rapporto istituzionale in un investimento concreto per la tutela del patrimonio.
La Galleria del Piano Nobile non è un semplice ambiente di passaggio. Per posizione, dimensioni e funzione storica rappresenta uno dei luoghi cardine della Reggia. Si sviluppa nel corpo centrale del complesso, a cavallo della via Università, antica via Regia per le Calabrie, e collega idealmente e fisicamente lo scalone monumentale con il Teatrino di corte. Con i suoi circa 250 metri quadrati di superficie, un’altezza di 7 metri, una lunghezza superiore ai 35 metri e una larghezza di circa 6 metri, la Galleria costituiva in origine uno spazio di forte impatto scenografico, destinato alla rappresentanza e alla celebrazione del potere borbonico. Qui architettura, decorazione, luce e prospettiva concorrevano a creare un ambiente nobile, solenne, coerente con il disegno culturale e politico della monarchia settecentesca.
Costruita a partire dal 1738 per volontà del re di Napoli, la Reggia di Portici fu progettata e arricchita da figure centrali dell’architettura del Settecento e dell’Ottocento, tra cui Giovanni Antonio Medrano, Antonio Canevari, Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga. Nel corso di oltre un secolo, la residenza fu impreziosita da decorazioni, dipinti, arredi e interventi voluti dalla dinastia borbonica e, successivamente, da Gioacchino Murat. La Galleria, inserita in questo contesto, era parte di una macchina architettonica e simbolica nella quale ogni ambiente contribuiva alla narrazione della magnificenza della corte. Soffitti decorati, lampadari di cristallo, pareti rivestite, arredi eleganti e opere d’arte ne facevano uno spazio destinato a impressionare ospiti, dignitari e visitatori, secondo il gusto e la cultura della rappresentanza dinastica.
La storia della Galleria cambia radicalmente nella seconda metà dell’Ottocento. Nel 1873, con l’acquisto del Sito Reale da parte dell’Amministrazione Provinciale di Napoli e la nascita della Real Scuola Superiore di Agricoltura, gli ambienti della Reggia vengono progressivamente destinati a funzioni didattiche e scientifiche. Le collezioni d’arte vengono trasferite altrove, mentre gli spazi monumentali si adattano alle nuove esigenze dell’istruzione superiore. Questa trasformazione, se da un lato comporta la perdita o l’occultamento di molte componenti originarie, dall’altro consente al complesso di mantenere una funzione viva, sottraendolo al rischio dell’abbandono. La presenza universitaria, durata oltre centocinquant’anni, ha infatti segnato profondamente l’identità della Reggia di Portici, facendone non solo un monumento del passato borbonico, ma anche un luogo della ricerca, dell’agricoltura, della scienza e della formazione.
Negli ultimi decenni, tuttavia, la Galleria aveva perso quasi completamente la propria leggibilità architettonica. Gli ambienti erano stati adibiti a uffici amministrativi dell’Università Federico II; scrivanie, computer, tramezzature, controsoffittature in cartongesso e divisioni interne avevano alterato la percezione dello spazio originario. La lunga prospettiva della sala era stata interrotta, le decorazioni risultavano nascoste o compromesse, gli infissi originali richiedevano interventi di recupero, mentre le superfici murarie portavano i segni di secoli di usi, adattamenti e sovrapposizioni. La sfida del restauro è stata quindi duplice: recuperare la monumentalità perduta senza cancellare la storia complessa del luogo.
Il progetto, redatto dai tecnici della Direzione Patrimonio della Città Metropolitana di Napoli sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, ha seguito un approccio rigorosamente conservativo. Ogni scelta è stata orientata al rispetto delle stratificazioni storiche, evitando interventi invasivi o trasformazioni che potessero alterare il carattere monumentale della Galleria. La prima fase ha riguardato la demolizione dei tramezzi aggiunti negli ultimi decenni, che avevano suddiviso lo spazio in compartimenti minori. Con la rimozione di queste partizioni, la sala ha ritrovato la propria imponente continuità prospettica, restituendo al visitatore la percezione di un grande ambiente unitario, luminoso e solenne.
Un passaggio particolarmente significativo è stato rappresentato dalla rimozione della controsoffittatura moderna, che ha riportato alla luce le tracce di un precedente intervento strutturale. Al posto dell’originaria volta a botte realizzata con la tecnica ad incannucciata, ormai perduta, era stato realizzato un solaio in putrelle di ferro. Alla sommità delle pareti perimetrali sono stati individuati gli inviti che accoglievano gli arcarecci dell’antica struttura lignea, concepita “a modo di carena di una nave”. Di quella volta storica resta una testimonianza nell’angolo a destra del tramezzo divisorio con l’antisala, realizzata in epoche successive secondo la tecnica cosiddetta “alla beneventana”. La porzione di intonaco mancante è stata volutamente non ripristinata, proprio per conservare la traccia materiale di questa stratificazione e renderla leggibile come documento storico.
Particolare attenzione è stata dedicata agli infissi originali ancora conservati. Le grandi ante in legno sono state smontate e trattate in un laboratorio allestito direttamente in loco, dove sono state sottoposte a operazioni di pulitura, consolidamento, reintegrazione delle parti mancanti e riverniciatura. Le tonalità utilizzate sono state individuate attraverso indagini stratigrafiche, così da restituire agli elementi lignei una coloritura coerente con quella originaria. Una volta restaurati, gli infissi sono stati ricollocati nelle loro sedi, contribuendo in modo determinante al recupero dell’atmosfera storica della sala.
Sulle pareti, un’équipe di restauratori ha lavorato al descialbo, al consolidamento e alla pulitura degli intonaci storici. Le operazioni hanno permesso di recuperare, per quanto possibile, l’apparato pittorico originario, caratterizzato da cicli di affreschi con motivi ornamentali di tipo floreale e architettonico. Per decenni, tamponature, ridipinture e modifiche funzionali avevano celato o impoverito queste decorazioni, ma il restauro ha consentito di farle riemergere, restituendo alla Galleria parte della sua raffinatezza decorativa. Prima di ogni intervento sono stati eseguiti saggi e sondaggi preliminari, indispensabili per orientare le scelte tecniche e garantire un approccio rispettoso della materia storica. Nessuna modifica strutturale è stata apportata all’edificio, a conferma della natura conservativa dell’intervento.
Il recupero ha interessato anche la pavimentazione. In una grande nicchia posta nella parete di fondo della Galleria, rimasta a lungo nascosta dietro un tompagno, è stata ritrovata una porzione del pavimento originario. Alcune riggiole recuperate sono state restaurate, trattate e inserite nella nuova pavimentazione in cotto napoletano, come testimonianza dell’impianto storico. Altre porzioni sono state conservate per futuri interventi. Un ulteriore ritrovamento è avvenuto al di sotto del primo finestrone a destra dell’ingresso principale della sala, dove è emersa un’altra parte di pavimento originario, caratterizzata da un differente disegno di posa. Anche questa porzione è stata recuperata e restaurata. Dietro lo stesso tompagno è stato individuato inoltre un lambrino affrescato perfettamente conservato, anch’esso oggetto di recupero.
Gli impianti elettrici e di illuminazione sono stati completamente rinnovati. Il nuovo sistema illuminotecnico, con faretti orientabili su binario, è stato progettato per valorizzare le qualità architettoniche e decorative della Galleria senza alterarne la percezione complessiva. La luce diventa così uno strumento di lettura dello spazio, capace di accompagnare lo sguardo lungo la prospettiva della sala, evidenziare le superfici restaurate, mettere in risalto gli affreschi superstiti e restituire profondità agli elementi architettonici.
Il risultato finale è uno spazio che ha ritrovato la propria identità. La Galleria si presenta oggi come un ambiente lungo, luminoso, scandito dalle nicchie ad arco, dalle persiane restaurate, dal pavimento in cotto, dal cornicione dentellato che corre lungo il perimetro e dalle decorazioni pittoriche che riaffiorano dalle pareti. La sua immagine non è quella di una ricostruzione artificiale, ma di un recupero consapevole, nel quale le tracce del passato convivono con le esigenze della fruizione contemporanea. La Galleria torna così a essere un luogo di rappresentanza, non più della corte borbonica, ma della memoria collettiva, della cultura pubblica e della valorizzazione del patrimonio.
Il restauro della Galleria del Piano Nobile non è un episodio isolato. Rientra in un più ampio percorso di valorizzazione della Reggia di Portici, portato avanti dalla Città Metropolitana di Napoli in sinergia con l’Università Federico II e con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli. Negli ultimi decenni sono stati già restaurati, sempre grazie al sistema di vincolo delle somme e all’autofinanziamento dei lavori, diversi ambienti e parti del complesso, tra cui la peschiera, il laghetto, la torre dell’orologio, la facciata lato mare, le sale dell’appartamento del Re, il Museo Ercolanense e le sale della Reggia lato monte destinate ad accogliere i Musei delle Scienze Agrarie.
Il recupero della Galleria è inoltre funzionale ai futuri interventi sullo Scalone monumentale, sul Teatrino di corte e sugli Appartamenti della Regina. L’obiettivo finale è la creazione di un percorso museale unitario e continuo, capace di consentire ai visitatori di attraversare l’intero Piano Nobile e di apprezzarne l’architettura, le decorazioni, le funzioni storiche e il legame profondo con il territorio vesuviano. In questa prospettiva, la Reggia di Portici si candida a essere sempre più un polo culturale complesso, nel quale la memoria borbonica, la storia della scienza agraria, la ricerca universitaria e la fruizione turistica si intrecciano in un racconto unitario.
Il valore dell’intervento è stato sottolineato dal Sindaco Metropolitano di Napoli Gaetano Manfredi, che ha definito il restauro della Galleria un esempio virtuoso di collaborazione istituzionale. Secondo Manfredi, la convenzione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II ha permesso di vincolare risorse concrete a un intervento di grande complessità e valore, mentre il costante confronto con la Soprintendenza ha garantito il rigore scientifico necessario per un bene di tale importanza. L’obiettivo, ha ricordato il Sindaco Metropolitano, è restituire pienamente questo straordinario patrimonio alla fruizione della comunità.
Sulla stessa linea si colloca la riflessione di Antonio Sabino, Consigliere Delegato al Patrimonio della Città Metropolitana di Napoli, che ha descritto la Galleria come una vera perla del patrimonio metropolitano. Per Sabino, investire nel restauro della Reggia di Portici non è soltanto un dovere istituzionale, ma un atto di responsabilità verso le generazioni future. Ogni intervento sul complesso borbonico rappresenta infatti un tassello nella restituzione di identità e bellezza a un territorio che possiede nella propria eredità culturale una delle risorse più autentiche e inesauribili.
La Sovrintendente Paola Ricciardi ha evidenziato il valore dell’intervento dal punto di vista della tutela e della valorizzazione. Il completamento del restauro della Galleria del Piano Nobile rappresenta, secondo Ricciardi, un intervento di grande rilevanza per uno dei complessi monumentali più significativi dell’area vesuviana. La Galleria, concepita nel Settecento come spazio di collegamento tra lo Scalone monumentale e il Teatrino di Corte, ha finalmente recuperato la propria identità originaria grazie a un restauro condotto con rigore scientifico e nel rispetto delle stratificazioni storiche. La tutela, ha sottolineato la Sovrintendente, trova il suo significato più autentico quando si traduce nella possibilità di restituire ai cittadini e ai visitatori spazi di alto valore storico, artistico e identitario.
Anche l’Università Federico II ha rivendicato il ruolo decisivo svolto nel tempo per la salvaguardia della Reggia. La Prorettrice Angela Zampella ha ricordato che la presenza dell’Ateneo, nell’arco di oltre centocinquant’anni, ha contribuito a evitare l’abbandono e il degrado del complesso, garantendo continuità d’uso, manutenzione degli spazi monumentali e valorizzazione scientifica. La missione universitaria non si è limitata alla tutela fisica: la Reggia è diventata nel tempo un centro attivo di ricerca e cultura aperto al pubblico. Il restauro della Galleria rientra dunque in un progetto più vasto di musealizzazione del Piano Nobile, affidato al Centro MUSA.
Per Danilo Ercolini, Direttore del Dipartimento di Agraria, il restauro della Galleria rappresenta una pietra miliare nel percorso di riqualificazione dell’intero Piano Nobile. Il Dipartimento, ha spiegato, partecipa con soddisfazione a un processo che mira a destinare questi spazi a esposizioni, mostre ed eventi, arricchendo ulteriormente il patrimonio della Reggia e ampliando le opportunità di fruizione per i visitatori. La collaborazione tra Città Metropolitana, Soprintendenza, Università e MUSA proseguirà nelle prossime tappe della ristrutturazione.
Il Direttore del Centro MUSA – Reggia di Portici Stefano Mazzoleni ha infine sottolineato l’apertura di due aree importanti del complesso: la Galleria e i Musei delle Scienze Agrarie. Il restauro della Galleria, collocata a cavallo dell’antica strada Regia delle Calabrie, svela un nuovo spazio espositivo con affreschi settecenteschi, destinato a mostre, eventi e future esposizioni di reperti statuari. I Musei delle Scienze Agrarie, ospitati nelle sale stuccate dell’ala nord della Reggia, ripropongono in chiave moderna le collezioni scientifiche accumulate dalla storica Scuola Agraria di Portici, con reperti botanici, entomologici, mineralogici, zoologici e agronomici. Una moderna Wunderkammer, una camera delle meraviglie contemporanea, capace di unire il fascino della storia al linguaggio della divulgazione scientifica.
La rinascita della Galleria del Piano Nobile conferma dunque la centralità della Reggia di Portici nel sistema culturale della Campania. Il complesso borbonico non è soltanto un monumento da conservare, ma un organismo vivo, attraversato da storia, ricerca, didattica, memoria e progettualità. Il restauro appena concluso dimostra come la collaborazione tra enti pubblici, università e organismi di tutela possa produrre risultati concreti, restituendo alla collettività spazi rimasti a lungo nascosti o snaturati. La Galleria torna oggi a parlare con la sua architettura, con i suoi affreschi, con i suoi pavimenti ritrovati, con le sue tracce materiali e con la sua prospettiva monumentale. E lo fa non come reliquia immobile del passato, ma come luogo destinato a una nuova stagione di fruizione, conoscenza e bellezza condivisa.
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MUSA – Reggia di Portici: sito ufficiale con informazioni sul complesso museale e sulle attività culturali. (museireggiadiportici.it)
MUSA e Università Federico II: pagina dell’Ateneo sull’ingresso del Centro Museale nel circuito Artecard. (Univ. di Napoli Federico II)
Soprintendenza ABAP area metropolitana di Napoli: sito istituzionale dell’ente di tutela. (sabapmetropolitanana.cultura.gov.it)
Orari e biglietti Reggia di Portici/MUSA: pagina informativa per i visitatori. (museireggiadiportici.it)













(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
