Napoli non è solo una città: è un sentimento che attraversa le persone, le generazioni, le voci. Ed è proprio questo il filo invisibile che ha legato Renzo Arbore e il pubblico del Teatro Trianon Viviani, in una serata diventata molto più di un semplice incontro. Un viaggio emotivo durato oltre tre ore, tutto esaurito, costruito come un racconto orale, intimo e ironico, guidato dalla complicità con Marisa Laurito, padrona di casa e interlocutrice naturale di un dialogo che ha alternato memoria, sorriso e riflessione.
Arbore ha raccontato la sua Napoli, quella scoperta arrivando da Foggia per studiare Giurisprudenza, quella che lo ha formato artisticamente e umanamente, quella che gli ha insegnato il valore della leggerezza come forma alta di intelligenza. Un racconto che trova una corrispondenza diretta nel libro-intervista Mettetevi comodi, scritto dal giornalista Andrea Scarpa e pubblicato da Fuoriscena, in cui Arbore ripercorre la propria vita come se fosse una lunga conversazione, fatta di digressioni, incontri decisivi e improvvise illuminazioni.
Come nel libro, anche sul palco del Trianon Viviani il racconto procede per associazioni libere, senza cronologie rigide, seguendo il flusso della memoria. Napoli emerge così come luogo fondativo, spazio emotivo e culturale in cui tutto prende forma: le prime amicizie, le scoperte musicali, l’incontro con una tradizione capace di reinventarsi continuamente. La memoria individuale si intreccia con quella collettiva quando Arbore evoca figure centrali della cultura partenopea come Luciano De Crescenzo, Roberto Murolo, Pino Daniele, Massimo Troisi, Renato Carosone, Totò e Sergio Bruni, raccontati non come monumenti, ma come presenze vive, umane, quotidiane.
La musica resta il cuore pulsante del racconto. Arbore rivendica il lavoro dell’Orchestra Italiana come gesto di tutela e rilancio della canzone napoletana, patrimonio vivo che non appartiene alla nostalgia ma al presente. Le canzoni non vengono mai semplicemente citate: vengono evocate come paesaggi interiori, come luoghi della memoria condivisa.
Il dialogo con Laurito non assume mai la forma dell’intervista, ma quella della confidenza pubblica. Si ride, si scherza, si discute di gastronomia e di tic partenopei, ma sotto la superficie leggera affiora una riflessione profonda: raccontare Napoli significa sottrarla alla caricatura e restituirle complessità, contraddizioni, grandezza. Non a caso l’incontro, promosso dal Teatro Trianon Viviani e dalla Fondazione Campania dei Festival, è destinato a diventare uno spettacolo televisivo. Perché ciò che è andato in scena non è stato solo il racconto di un artista, ma una dichiarazione d’amore civile e culturale, in perfetta continuità con lo spirito di Mettetevi comodi.
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(foto di Ernesto Albano / courtesy Teatro Trianon Viviani)







