Le città contemporanee hanno cambiato pelle. Sempre più spesso non crescono conquistando nuovo territorio, ma trasformando quello che già possiedono: quartieri da riqualificare, edifici da rifunzionalizzare, aree industriali dismesse da restituire alla comunità e complessi residenziali da adeguare alle nuove esigenze ambientali, energetiche e sociali. In questo scenario la rigenerazione urbana non riguarda soltanto il risultato finale dell’intervento, ma anche il modo in cui la trasformazione viene realizzata. Ed è proprio qui che il cantiere assume un ruolo decisivo.
Un cantiere inserito nel cuore di una città non è infatti un ambiente isolato. Convive con abitazioni, scuole, negozi, uffici, traffico, pedoni e servizi pubblici. Un accesso dei mezzi pesanti progettato male, una movimentazione poco efficiente dei materiali o una programmazione che non tenga conto delle fasce orarie più critiche possono produrre effetti che vanno molto oltre il perimetro dei lavori. Nel progetto RADICI questa complessità viene affrontata trasformando il cantiere da elemento da gestire prevalentemente attraverso esperienza e correzioni successive a processo da analizzare, simulare e misurare prima e durante l’esecuzione.
È la visione su cui lavora Giulio Iossa, geometra, imprenditore e professionista con una consolidata esperienza nella gestione dei cantieri e nell’edilizia urbana. Fondatore e CEO di RADICI S.r.l., startup innovativa che ha sviluppato il Metodo RADICI®, Iossa parte proprio dalla conoscenza diretta delle difficoltà operative per costruire un modello nel quale esperienza sul campo, tecnologia e transizione ecologica possano dialogare.
«Cosa succederebbe se potessimo testare un cantiere prima ancora di costruirlo? Il valore di RADICI è trasformare l’organizzazione dei lavori da scommessa empirica a simulazione scientifica e misurabile», afferma Giulio Iossa, sintetizzando uno dei principi centrali del progetto.
L’idea è superare una concezione statica della logistica di cantiere. Tradizionalmente accessi, aree di deposito, gru, percorsi dei mezzi e movimentazioni vengono pianificati sulla base dei progetti, delle condizioni conosciute e dell’esperienza dei tecnici. La criticità è che alcune conseguenze delle decisioni diventano pienamente visibili soltanto quando il cantiere è operativo: congestione del traffico, tempi di movimentazione più lunghi del previsto, interferenze, rumore, polveri, difficoltà logistiche e incremento dei costi.
RADICI punta invece a creare un ambiente digitale nel quale differenti configurazioni possano essere analizzate preventivamente. Il modello descritto dall’azienda opera come un AI Decision Engine applicato ai cantieri sostenibili, capace di utilizzare planimetrie, dati BIM e CAD, cronoprogrammi e vincoli per elaborare e confrontare scenari alternativi. Non quindi un semplice modello tridimensionale del cantiere, ma un sistema decisionale che prova a tradurre le scelte organizzative in conseguenze misurabili.
Il passaggio dalla rappresentazione alla simulazione cambia profondamente il processo decisionale. Spostare l’accesso dei mezzi pesanti, modificare il posizionamento di una gru, intervenire sugli orari di approvvigionamento oppure scegliere di recuperare materiali direttamente sul posto possono essere valutati confrontando gli effetti prodotti su tempi, organizzazione, traffico, consumi ed emissioni.
La possibilità di intervenire prima che un problema si manifesti è particolarmente importante nella rigenerazione urbana. Nei centri abitati ogni decisione logistica può infatti produrre conseguenze sulla comunità circostante. Per questo il Metodo RADICI® non guarda soltanto alla produttività interna del cantiere, ma amplia la valutazione alla compatibilità fra lavori e territorio.
Tra gli strumenti descritti nel modello figura il RADICI Site Score, affiancato, nell’ambito della rigenerazione urbana, dall’Urban Impact Score: una dimensione dedicata alla valutazione dell’impatto del cantiere sulla città. Entrano così nell’analisi elementi come la vicinanza a ospedali, scuole e abitazioni, la possibile congestione stradale nelle fasce di carico e scarico, l’esposizione a rumori e polveri e l’efficienza dei processi di recupero dei materiali. L’obiettivo non è stabilire soltanto quale configurazione sia più rapida o economicamente conveniente, ma individuare quella maggiormente compatibile con il contesto urbano.
Il dossier RADICI sottolinea infatti come l’Urban Impact Score consideri indicatori legati ai recettori sensibili, al traffico, a rumore e polveri e ai flussi di recupero dei materiali, ampliando il concetto di ottimizzazione dalla sola produttività alla sostenibilità urbana.
La dimensione tecnologica incontra qui quella ambientale. Il Metodo RADICI® è stato sviluppato con l’obiettivo di integrare normativa, criteri CAM e DNSH, indicatori ESG e analisi LCA, costruendo un quadro nel quale la sostenibilità possa essere associata a parametri verificabili.
Un ruolo centrale in questo percorso è affidato a Maria Luisa Conza, Co-Founder & Chief Sustainability and LCA Officer di RADICI. Biologa della sostenibilità e dottoranda in Ambiente, Risorse e Sviluppo Sostenibile, Conza guida lo sviluppo scientifico-ambientale del Metodo RADICI®, con particolare attenzione alla traduzione dei processi di cantiere in dati ambientali misurabili.
L’approccio LCA, Life Cycle Assessment, diventa in questa prospettiva uno degli strumenti attraverso cui osservare emissioni, consumi e utilizzo delle risorse, collegando le decisioni operative alla loro impronta ambientale.
«Perché, in edilizia, la sostenibilità non si dichiara: si misura, si documenta e si dimostra», sottolinea Maria Luisa Conza.
È una frase che individua uno dei nodi centrali della transizione ecologica applicata all’edilizia. Parlare di sostenibilità non significa semplicemente attribuire un’etichetta ambientale a un progetto. Significa disporre di informazioni in grado di documentare che cosa è stato consumato, che cosa è stato risparmiato, quante emissioni sono state prodotte o evitate, quali materiali sono stati recuperati e quale impatto hanno avuto le diverse scelte organizzative.
Nel modello proposto da RADICI, l’analisi LCA dei processi di cantiere viene quindi utilizzata per produrre dati su emissioni, consumi e utilizzo delle risorse. Informazioni che possono contribuire anche alla costruzione di percorsi di valorizzazione ambientale connessi ai carbon credit e ai water credit, laddove ricorrano le condizioni e le metodologie di certificazione previste per tali strumenti.
Il punto centrale rimane la disponibilità di dati. Anche gli indicatori ESG, Environmental, Social and Governance, possono acquisire maggiore consistenza quando vengono collegati direttamente alle operazioni svolte. Il documento RADICI indica, ad esempio, parametri quali chilometri di trasporto evitati, tonnellate di CO₂ risparmiate, percentuale di macerie recuperate direttamente sul posto e ore di congestione stradale evitate al quartiere.
In questo modo il report ambientale non rappresenta più esclusivamente una fotografia costruita al termine dei lavori, ma può diventare la conseguenza di informazioni generate progressivamente durante il processo.
La tecnologia permette inoltre di affrontare il tema dell’imprevisto. Attraverso simulazioni What-If, diverse configurazioni possono essere messe a confronto prima di essere adottate. Spostare una gru, cambiare la rotta dei camion o modificare gli orari delle consegne diventa così un’ipotesi da testare in relazione alle possibili variazioni di costi, tempi, emissioni e traffico. Gli Stress Test permettono invece di valutare scenari legati a eventi critici, come la chiusura improvvisa di una strada, un ritardo nell’arrivo di materiali o condizioni meteorologiche avverse.
La possibilità di confrontare scenari differenti rappresenta uno dei punti più interessanti del rapporto fra digitalizzazione e sostenibilità. Non si tratta di utilizzare tecnologia perché il cantiere appaia più moderno, ma di impiegarla per prendere decisioni migliori.
È qui che la formazione professionale di Giulio Iossa acquista un peso particolare. La sua esperienza nasce direttamente dal mondo dei cantieri e dalla gestione operativa dell’edilizia urbana. Oltre a essere fondatore e CEO di RADICI S.r.l., Iossa è fondatore e CEO di IDM, impresa specializzata negli impianti fotovoltaici. La sua visione mette quindi in relazione costruzioni, organizzazione dei lavori, innovazione tecnologica ed energia rinnovabile.
Con RADICI questo patrimonio di esperienza viene portato verso una concezione in cui il cantiere non è più considerato soltanto il luogo nel quale eseguire un progetto, ma un sistema complesso sul quale produrre conoscenza.
La componente scientifica seguita da Maria Luisa Conza completa il modello introducendo un altro principio fondamentale: trasformare la sostenibilità in una grandezza osservabile. La formazione di Conza nel campo della biologia per la sostenibilità trova anche riscontro nel percorso accademico presso l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, mentre il suo lavoro professionale ha già riguardato applicazioni delle metodologie LCA e attività legate alla sostenibilità.
Il punto d’incontro fra le competenze dei due founder è quindi particolarmente significativo: da una parte il cantiere reale, con le sue esigenze quotidiane, dall’altra l’analisi ambientale necessaria per trasformare quelle attività in indicatori.
Il futuro della rigenerazione urbana potrebbe giocarsi proprio su questa capacità di integrare mondi che per lungo tempo hanno proceduto parallelamente. Edilizia, sostenibilità, digitalizzazione, normativa e rendicontazione ambientale non possono più essere affrontate come elementi indipendenti.
CAM, principio DNSH, ESG e analisi LCA appartengono a livelli differenti, ma convergono verso una medesima esigenza: poter dimostrare le caratteristiche ambientali di un intervento attraverso informazioni affidabili e verificabili.
RADICI prova a portare questa logica direttamente dentro il cantiere.
La prospettiva diventa ancora più rilevante nelle città del Mezzogiorno e nei grandi centri urbani, dove rigenerare significa spesso intervenire su territori densamente abitati e caratterizzati da infrastrutture, vincoli, patrimonio edilizio esistente e una forte compresenza di funzioni. Ridurre il numero dei viaggi dei mezzi pesanti, recuperare più materiali sul posto, evitare determinate fasce di traffico o organizzare diversamente le aree operative può produrre benefici apparentemente piccoli se osservati singolarmente, ma molto rilevanti quando vengono sommati lungo la durata di un intervento.
La vera innovazione, dunque, potrebbe non essere soltanto nel singolo algoritmo o nel singolo indicatore, ma nel cambio di paradigma: il cantiere viene progettato, simulato, osservato e corretto utilizzando dati.
Ed è anche attraverso questi dati che amministrazioni pubbliche, imprese, progettisti e cittadini possono trovare un linguaggio comune. Un’impresa può quantificare i miglioramenti ottenuti; la pubblica amministrazione può disporre di elementi più strutturati per valutare le prestazioni; i progettisti possono mettere a confronto alternative; il territorio può beneficiare di una minore interferenza dei lavori sulla vita quotidiana.
Come emerge dalla visione RADICI, il cantiere non è soltanto una parentesi inevitabile fra il progetto e l’opera completata. È parte integrante della trasformazione urbana. Migliorarlo significa incidere direttamente sulla qualità con cui quella trasformazione avviene.
Il documento dedicato alla rigenerazione urbana riassume questa prospettiva evidenziando che RADICI non intende riprogettare l’architettura della città, ma ottimizzare il modo nel quale il cantiere contribuisce a realizzarla, trasformando l’organizzazione delle opere in un processo digitale testabile e ottimizzabile.
Per Giulio Iossa e Maria Luisa Conza, dunque, innovare l’edilizia significa avvicinare il più possibile ciò che avviene realmente sul campo a ciò che può essere preventivamente analizzato e successivamente dimostrato. Da un lato l’esperienza di chi conosce tempi, imprevisti e dinamiche operative dei cantieri; dall’altro la scienza della sostenibilità, l’LCA e la capacità di trasformare attività e consumi in dati ambientali.
È da questa convergenza che nasce la sfida del Metodo RADICI®: fare del cantiere non semplicemente un luogo in cui costruire, ma un sistema in grado di conoscere e misurare il proprio impatto. Perché la rigenerazione urbana del futuro non sarà valutata soltanto osservando ciò che una città avrà costruito, ma anche comprendendo quanto efficientemente e sostenibilmente sarà riuscita a costruirlo.
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