L’accesso ai corsi di Medicina e Chirurgia cambia radicalmente a partire dall’anno accademico 2025-2026. Dopo decenni di test a numero chiuso, il sistema introduce il cosiddetto semestre filtro, una riforma che nasce con l’obiettivo dichiarato di ampliare l’accesso iniziale e rendere la selezione più meritocratica, ma che sta già sollevando forti polemiche, soprattutto dopo le prime assegnazioni che hanno coinvolto sedi estere come l’Albania.
Il nuovo modello consente a tutti gli studenti di immatricolarsi liberamente al primo semestre di Medicina, Odontoiatria o Veterinaria, senza test preliminare. La selezione avviene solo al termine del semestre, sulla base dei risultati ottenuti in tre insegnamenti chiave – Biologia, Chimica e Fisica – per un totale di 18 CFU. Le prove sono nazionali, uguali per tutti, e confluiscono in una graduatoria unica che determina chi può proseguire al secondo semestre di Medicina e chi, invece, deve orientarsi verso un corso affine, conservando comunque i crediti maturati.
In teoria, il sistema dovrebbe ridurre l’alea del test a crocette e valorizzare il rendimento universitario reale. In pratica, però, il primo banco di prova ha mostrato diverse criticità. Il numero di studenti ammessi al semestre filtro è molto elevato, mentre i posti effettivamente disponibili per il proseguimento a Medicina restano limitati. Questo ha prodotto una graduatoria lunga e altamente competitiva, nella quale anche pochi decimi di punto fanno la differenza.
Il nodo più controverso è emerso con le assegnazioni delle sedi. Come riferito da Sky TG24, circa 220 studenti italiani risultati idonei si sono visti assegnare una sede di prosecuzione degli studi in Albania, nell’ambito di accordi internazionali legati all’espansione dei posti di Medicina. Una scelta che ha colto di sorpresa molte famiglie, soprattutto per i costi: le rette superano i 9.000 euro l’anno, cifre molto distanti dalla contribuzione media delle università pubbliche italiane.
Il punto critico non è solo economico, ma anche informativo. Molti studenti sostengono di non aver compreso fino in fondo, al momento dell’inserimento delle preferenze, che tra le sedi possibili rientrassero anche corsi all’estero a pagamento. Da qui l’ipotesi di ricorsi legali, fondati sulla presunta carenza di trasparenza e sulla sproporzione tra l’obiettivo pubblico della riforma e l’impatto concreto sulle famiglie.
La vicenda del semestre filtro, così, mette in luce una tensione strutturale: da un lato l’esigenza, più volte ribadita dal Ministero, di aumentare il numero di medici formati in Italia; dall’altro la difficoltà di potenziare davvero le strutture universitarie, il personale docente e le sedi cliniche necessarie. Il rischio, secondo molti osservatori, è che il semestre filtro diventi una selezione differita ma non meno rigida, con l’aggravante di spostare parte del peso economico sugli studenti.
In questo scenario, il dibattito è destinato a proseguire. Le prossime graduatorie e l’eventuale intervento del legislatore chiariranno se il semestre filtro rappresenterà una riforma strutturale capace di correggersi in corsa o se resterà un esperimento controverso, segnato dal caso Albania come primo, significativo campanello d’allarme.
#SemestreFiltro #Medicina2026 #AccessoMedicina #Università #RiformaMedicina
