Il Ravello Festival 2026 affida il suo ultimo appuntamento a tre protagonisti di primo piano della scena musicale internazionale. Sabato 5 settembre, alle ore 19.30, il Belvedere di Villa Rufolo ospiterà Simon Rattle, Isabelle Faust e la Freiburger Barockorchester per il concerto conclusivo della 74ª edizione della manifestazione, con un programma interamente dedicato a Robert Schumann. In programma il Concerto per violino e orchestra in Re minore WoO 1 e la Sinfonia n. 2 in Do maggiore op. 61, due lavori che permetteranno di esplorare aspetti differenti della scrittura del compositore romantico.
La serata sarà preceduta, alle ore 18, dall’ultima introduzione all’ascolto dell’edizione 2026. A guidarla sarà il musicologo e critico musicale Carlo Fiore, che accompagnerà il pubblico dentro la storia e la struttura delle due pagine di Schumann, soffermandosi anche sulle vicende che ne hanno influenzato nel tempo la ricezione. L’incontro chiude il percorso di approfondimento che durante l’estate ha affiancato diversi appuntamenti del Festival, offrendo agli spettatori strumenti per comprendere più a fondo programmi, compositori e contesti musicali.
Il gran finale del Ravello Festival propone così un’immagine di Robert Schumann distante dalle letture esclusivamente biografiche che per lungo tempo hanno condizionato il giudizio sulla sua opera. La malattia, gli ultimi anni trascorsi nel sanatorio di Endenich e il dramma personale del compositore hanno spesso finito per sovrapporsi alla musica. Il programma scelto per Villa Rufolo riporta invece l’attenzione direttamente sulle partiture, sul rapporto tra individualità e orchestra, sulla costruzione contrappuntistica e sulla capacità di Schumann di trasformare la memoria musicale in materia viva.
È una prospettiva particolarmente significativa per il Concerto per violino e orchestra in Re minore WoO 1, nato nel 1853 e destinato al giovane Joseph Joachim. La storia di questa composizione è tra le più singolari del repertorio romantico. Joachim non la eseguì mai pubblicamente e il suo giudizio contribuì a tenere il concerto fuori dall’edizione completa delle opere schumanniane. Lo stesso violinista stabilì inoltre che la partitura non dovesse essere pubblicata prima che fossero trascorsi cento anni dalla morte di Schumann. La sua prima esecuzione arrivò infine a Berlino nel 1937, in un contesto storico nel quale anche la propaganda nazista tentò di appropriarsi del lavoro, presentandolo come alternativa “ariana” al celebre concerto di Felix Mendelssohn.
Al di là di questa complessa vicenda, il concerto conserva una forza musicale peculiare soprattutto nel rapporto fra solista e orchestra. Il violino non viene trattato semplicemente come una voce dominante: emerge dal tessuto orchestrale, vi si confronta e torna continuamente a immergersi al suo interno. È proprio questa tensione tra individualità e insieme a rendere particolarmente interessante la presenza di Isabelle Faust, interprete da sempre attenta al rapporto fra repertorio, ricerca musicale e differenti pratiche esecutive.
Vincitrice del Premio Paganini nel 1993 e del Premio Abbiati nel 2012, Isabelle Faust ha sviluppato nel corso della sua carriera un repertorio estremamente ampio, dal Barocco alla musica contemporanea. Tra le sue collaborazioni figurano quelle con direttori come Claudio Abbado, Daniel Harding e Giovanni Antonini, in un percorso artistico caratterizzato dall’attenzione al testo musicale e alla ricerca interpretativa.
La seconda parte del concerto porterà sul Belvedere la Sinfonia n. 2 in Do maggiore op. 61, concepita nel 1845 e completata nel 1846. Ad aprirla è la celebre fanfara degli ottoni, un elemento che attraversa la composizione come una sorta di segnale ricorrente. Nella partitura confluiscono procedimenti contrappuntistici e imitativi legati anche allo studio appassionato di Johann Sebastian Bach, insieme a quella densità espressiva che rappresenta uno dei tratti più riconoscibili del Romanticismo schumanniano.
Lo Scherzo impone all’orchestra una mobilità e una difficoltà tecnica considerevoli, mentre l’Adagio espressivo apre uno spazio più lirico e raccolto. Nel finale, Schumann inserisce una citazione da An die ferne Geliebte di Ludwig van Beethoven, lo stesso materiale già utilizzato nella Fantasia op. 17 e legato nella vicenda personale del compositore a Clara Schumann. La Sinfonia diventa in questo modo anche una meditazione sul ricordo e sull’eredità musicale, in un’epoca nella quale Beethoven rappresentava ormai un modello inevitabile con cui le nuove generazioni di compositori erano chiamate a confrontarsi.
La presenza della Freiburger Barockorchester aggiunge al programma un ulteriore elemento di interesse. L’ensemble ha fatto della ricerca sulle fonti e sulle prassi esecutive storiche uno dei punti centrali della propria identità. Strumenti e modalità interpretative più vicini al periodo di Schumann consentono di ridimensionare alcune consuetudini affermatesi con la tradizione tardoromantica, dalle grandi masse orchestrali al vibrato continuo fino a una concezione monumentale dei tempi, restituendo maggiore evidenza all’articolazione, alla chiarezza delle linee e al gioco delle sovrapposizioni orchestrali.
A guidare la formazione sarà Simon Rattle, figura centrale della direzione d’orchestra internazionale. Direttore principale della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks e direttore emerito della London Symphony Orchestra, dal 2002 al 2018 è stato alla guida dei Berliner Philharmoniker. È inoltre Principal Artist dell’Orchestra of the Age of Enlightenment e dal 2024 direttore ospite principale della Filarmonica Ceca, titolare della Rafael Kubelík Chair. Nel 2025 gli è stato assegnato l’Ernst von Siemens Music Prize, uno dei più importanti riconoscimenti internazionali in ambito musicale.
Il weekend finale del Festival avrà anche un protagonista d’eccezione sul versante dell’arte contemporanea. A Villa Rufolo prosegue infatti la mostra dedicata a William Kentridge, prorogata fino al 27 settembre, e lo stesso artista sarà presente a Ravello durante il fine settimana conclusivo della manifestazione.
La 74ª edizione del Ravello Festival è organizzata dalla Fondazione Ravello, guidata dal presidente Alessio Vlad, con Maurizio Pietrantonio alla direzione generale e Lucio Gregoretti alla direzione artistica. La manifestazione si realizza con il sostegno della Regione Campania e del Ministero della Cultura, oltre al contributo di sponsor e partner privati.
Per l’appuntamento del 5 settembre il costo del biglietto indicato dall’organizzazione è di 60 euro. Per gli Under 26 sono previsti ingressi a 20 euro acquistabili esclusivamente in loco, fino a esaurimento dei posti disponibili e secondo le condizioni stabilite dal Festival. Tutte le informazioni aggiornate e il programma completo sono disponibili sul sito ufficiale della manifestazione.
Con Simon Rattle, Isabelle Faust e la Freiburger Barockorchester, Ravello saluta dunque l’edizione 2026 attraverso una serata che mette insieme prestigio internazionale, ricerca interpretativa e uno dei grandi autori dell’Ottocento europeo. Il Belvedere di Villa Rufolo diventa ancora una volta il luogo in cui paesaggio e musica si incontrano, chiudendo il Festival con un omaggio a Robert Schumann pensato non come semplice celebrazione, ma come occasione per riscoprire la modernità e la complessità della sua scrittura.
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(foto di Oliver Helbig, Borggreve e Gulliver Theis fornite dall’Ufficio stampa del Ravello Festival)


