Napoli torna a stringersi attorno alla memoria di Giovanbattista Cutolo, per tutti Giogiò, il giovane musicista ucciso il 31 agosto 2023 in Piazza Municipio. A tre anni da quella tragica notte, la città ha scelto ancora una volta di ricordarlo proprio nel luogo in cui la sua vita si interruppe a soli 24 anni, trasformando una delle piazze simbolo del capoluogo campano in uno spazio di memoria, partecipazione e riflessione sul futuro delle nuove generazioni.
La commemorazione di Giovanbattista Cutolo, svoltasi nella mattinata di lunedì 31 agosto 2026, ha riunito centinaia di persone e numerosi rappresentanti delle istituzioni. Accanto alla famiglia del giovane musicista, e in particolare alla madre Daniela Di Maggio, erano presenti il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il presidente della Regione Campania Roberto Fico, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e il prefetto Michele di Bari.
La cerimonia è iniziata alle 11 con un momento di raccoglimento e la deposizione di un omaggio floreale nel luogo dell’omicidio. A rendere ancora più intensa l’atmosfera sono state le note eseguite da giovani musicisti, richiamando quella passione che aveva rappresentato il centro della vita di Giogiò. Giovanbattista Cutolo studiava musica, suonava il corno e faceva parte dell’Orchestra Scarlatti Young. Aveva davanti a sé sogni, progetti e il desiderio di costruire attraverso la musica il proprio futuro.
Il 31 agosto 2023 tutto cambiò. Una lite nata per motivi banali, nelle vicinanze di un locale di Piazza Municipio, degenerò fino agli spari. Giogiò era intervenuto per difendere un amico e venne colpito mortalmente. Un gesto che sarebbe stato successivamente riconosciuto anche con il conferimento alla memoria della Medaglia d’Oro al Valor Civile, attribuita per il coraggio e l’altruismo dimostrati dal giovane musicista.
Tre anni dopo, il ricordo di quella notte continua quindi a interrogare Napoli non soltanto sul dolore per una vita spezzata, ma sulle radici della violenza giovanile e sulla necessità di evitare che altre famiglie siano costrette ad affrontare tragedie analoghe.
Il sindaco Gaetano Manfredi, intervenendo durante la commemorazione, ha sottolineato proprio questa responsabilità collettiva: «Il ricordo di Giovanbattista è quello di un giovane musicista e talento della nostra città la cui scomparsa ci ha messi di fronte al problema duro e complesso della violenza giovanile, un’epidemia contro la quale ognuno di noi, nelle istituzioni come nella vita di tutti i giorni, deve combattere».
Per il primo cittadino, ricordare Giogiò significa soprattutto impedire che il suo sacrificio rimanga privo di conseguenze sul piano civile ed educativo. «Non c’è modo migliore per fare in modo che il suo sacrificio non sia vano se non continuando a percorrere la strada del rispetto delle regole, della scuola, della formazione e del recupero dei tanti ragazzi che imboccano una via sbagliata».
Parole che spostano inevitabilmente l’attenzione dalle sole misure repressive alle cause sociali e culturali che possono alimentare comportamenti violenti tra i più giovani. Dispersione scolastica, fragilità familiari, povertà educativa e assenza di punti di riferimento rappresentano questioni che richiedono un intervento costante e coordinato.
«Oggi, accanto alla tristezza per la perdita di un giovane così valente, deve esserci la forza di una testimonianza unita tra istituzioni e cittadini per continuare a costruire una Napoli migliore, capace di garantire sicurezza e un futuro ai propri giovani», ha aggiunto Manfredi.
Il tema della violenza giovanile rimane infatti uno dei punti più delicati della riflessione nata intorno alla vicenda di Giovanbattista Cutolo. Una questione che, come sottolineato dal sindaco, interessa numerose grandi città e che non può essere affrontata soltanto quando un episodio di cronaca riporta drammaticamente il problema al centro dell’attenzione pubblica.
Secondo Manfredi, l’azione delle istituzioni deve concentrarsi sulle cause profonde, dal contrasto alla dispersione scolastica al rafforzamento del ruolo educativo delle famiglie. Un percorso necessariamente lungo, che richiede continuità, risorse e collaborazione tra scuola, servizi sociali, istituzioni, famiglie e realtà associative presenti sul territorio.
Il ricordo di Giogiò assume così un significato che supera la commemorazione individuale. La musica, la formazione e la cultura diventano strumenti attraverso i quali offrire alternative a chi cresce in contesti difficili, mentre il rispetto reciproco emerge come uno dei principi fondamentali intorno ai quali ricostruire il senso di appartenenza a una comunità.
Anche la presenza congiunta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, del presidente della Regione Roberto Fico, del prefetto Michele di Bari e del sindaco Gaetano Manfredi ha voluto rappresentare un segnale di unità istituzionale di fronte a una vicenda che negli ultimi tre anni è diventata uno dei simboli della battaglia contro la violenza giovanile a Napoli.
Al centro della giornata è rimasta però soprattutto la voce della famiglia. Daniela Di Maggio, madre di Giogiò, dalla morte del figlio ha trasformato il proprio dolore in una battaglia pubblica per la legalità, la sicurezza e una maggiore attenzione nei confronti dei minori che manifestano comportamenti violenti o vivono situazioni di grave disagio sociale.
Durante la commemorazione è tornata anche la questione dell’intitolazione di uno spazio cittadino a Giovanbattista Cutolo. Daniela Di Maggio ha proposto che il nome del figlio venga legato a un luogo pubblico di Napoli, indicando anche l’ipotesi di Piazzale Tecchio. Una richiesta sulla quale il sindaco ha manifestato disponibilità a una valutazione nell’ambito delle prossime iniziative dedicate alla memoria delle vittime innocenti.
«È doveroso ricordare Giovanbattista, così come è nostro dovere ricordare e onorare in maniera uguale tutte le tante vittime innocenti della nostra città», ha affermato Manfredi.
La storia di Giogiò, del resto, è diventata in questi tre anni qualcosa che va oltre la vicenda giudiziaria. È la storia di un ragazzo che aveva scelto la musica, lo studio e l’arte come orizzonte della propria esistenza e che, nel tentativo di proteggere un’altra persona, si trovò improvvisamente davanti alla violenza delle armi.
La condanna per il suo omicidio ha segnato il percorso giudiziario della vicenda, ma non può chiudere il dibattito sociale aperto da quella morte. La domanda continua a riguardare ciò che può essere fatto prima che la violenza esploda: come intercettare il disagio, come impedire che un adolescente consideri un’arma uno strumento normale per risolvere un conflitto, come restituire autorevolezza alla scuola e alle famiglie e come creare occasioni concrete di riscatto per chi vive ai margini.
Il ricordo di Giovanbattista Cutolo porta inevitabilmente a interrogarsi anche sul significato della parola sicurezza. Sicurezza significa presenza delle forze dell’ordine e rispetto delle regole, ma significa anche scuola, formazione, cultura, opportunità lavorative e spazi nei quali i giovani possano costruire relazioni sane e riconoscersi parte di una comunità.
È proprio qui che il messaggio emerso dalla commemorazione di Piazza Municipio acquista il suo valore più profondo. Non soltanto ricordare una vittima, ma trasformare quella memoria in responsabilità. Non permettere che Giogiò diventi semplicemente un nome legato a una tragica pagina di cronaca, ma fare della sua storia un richiamo permanente al valore della vita e al rispetto dell’altro.
Tre anni dopo il 31 agosto 2023, Piazza Municipio continua dunque a custodire una ferita della città. Ma attorno a quella ferita Napoli prova a costruire una risposta diversa, fatta di musica, educazione, memoria e presenza delle istituzioni. Il dolore della famiglia resta impossibile da cancellare, così come resta impossibile restituire a Giovanbattista Cutolo il futuro che gli è stato sottratto.
Ciò che una comunità può fare, però, è impedire che quel futuro spezzato venga dimenticato. E può farlo assumendo il rispetto reciproco non come una formula pronunciata durante una cerimonia, ma come una responsabilità quotidiana. Perché il riscatto di Napoli e delle sue nuove generazioni passa anche da qui: dalla capacità di educare al dialogo, rifiutare la sopraffazione e costruire opportunità che rendano la violenza una strada sempre meno percorribile.
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Fondazione Pol.i.s.
(foto e video forniti dall’Ufficio stampa del Comune di Napoli)





