Al Trianon Viviani continua l’omaggio a Eduardo Scarpetta, figura centrale del teatro napoletano e italiano, con il riallestimento della mostra iconografica Scarpetta dopo Scarpetta. Un secolo di ritorni e avventure sulle scene. L’esposizione, visitabile da venerdì 27 marzo alle 20 con ingresso libero fino al 16 maggio, rappresenta molto più di una semplice commemorazione: è il racconto vivo di una tradizione scenica che, a cento anni dalla scomparsa del grande commediografo e capocomico, continua a esercitare fascino, influenza e capacità di rinnovamento.
Il legame tra il teatro di Forcella e la famiglia Scarpetta non è soltanto simbolico, ma fondativo. Fu infatti proprio la compagnia di Scarpetta a inaugurare il Trianon nel 1911, in un momento di grande trasformazione urbana e culturale per Napoli. In quella serata dell’8 novembre, con Vincenzo Scarpetta protagonista di Miseria e nobiltà sotto la guida del padre Eduardo, si sanciva un passaggio di testimone che avrebbe attraversato l’intero Novecento teatrale. È da questa memoria originaria che prende forma l’attuale riallestimento della mostra, curata da Francesco Cotticelli, Pino Miraglia e Gianni Pinto, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e la collaborazione di Igina di Napoli e Antonio Roberto Lucidi.
Attraverso fotografie, locandine, programmi di sala e materiali visivi di grande suggestione, il percorso espositivo ricostruisce il destino scenico dell’opera scarpettiana dopo il ritiro e la morte del suo autore. Il merito della mostra è proprio quello di raccontare come il repertorio di Eduardo Scarpetta non sia rimasto confinato alla sua epoca, ma abbia continuato a parlare a generazioni diverse di interpreti, registi e spettatori. Da Salvatore De Muto a Vincenzo Scarpetta, da Raffaele Viviani a Eduardo De Filippo, da Totò a Nino Taranto, da Luigi De Filippo a Mario Scarpetta, fino ai fratelli Giuffrè, il viaggio prosegue lungo una linea di continuità che non è mai stata pura nostalgia, ma costante reinvenzione.
Il cuore di questa operazione culturale sta proprio nella capacità di mostrare quanto il teatro di Scarpetta sia rimasto “materia viva”. I suoi testi, e in particolare Miseria e nobiltà, sono sopravvissuti ai cambiamenti del gusto, all’evoluzione della regia, all’affievolirsi delle tradizioni dialettali e alle trasformazioni della scena contemporanea. Anzi, proprio dentro le crisi e le metamorfosi del teatro italiano, il patrimonio scarpettiano ha continuato a riemergere come una grammatica comica perfetta, capace di farsi specchio di una società complessa dietro l’apparente leggerezza dei suoi meccanismi. È questa la riflessione che attraversa le parole di Francesco Cotticelli, docente di Discipline dello Spettacolo all’ateneo federiciano, secondo il quale il secolo trascorso dalla morte di Scarpetta coincide con una lunga stagione di trasformazioni, senza che però venisse meno la forza dei suoi classici nella memoria pubblica e nell’identità culturale di Napoli.
Nelle sale del Trianon Viviani prende così forma una genealogia artistica che non riguarda soltanto una grande famiglia d’arte, ma l’intero teatro italiano. I ritorni a Scarpetta sono stati infatti molteplici e diversi tra loro: fedeltà rigorosa al repertorio, rilettura filologica, reinvenzione contemporanea, provocazione scenica. Non a caso la mostra richiama anche l’interesse di autori e registi più vicini alla sensibilità contemporanea come Carlo Cecchi, Mario Santella, Armando Pugliese, Mario Martone, Arturo Cirillo e Francesco Saponaro. Segno che l’universo scarpettiano continua a offrire materia di studio, ispirazione e confronto, ben oltre i confini della tradizione popolare.
Nella presentazione del catalogo, Gianni Pinto, presidente della Fondazione Trianon Viviani, sottolinea come celebrare il centenario della scomparsa di Eduardo Scarpetta significhi per la Fondazione assumersi una responsabilità storica e culturale che appartiene alla vocazione stessa del teatro. Non si tratta soltanto di custodire un’eredità, ma di riconoscerla come parte costitutiva dell’identità del Trianon. Le immagini raccolte nella mostra documentano infatti un dialogo artistico mai interrotto, una continuità concreta fatta di allestimenti, corpi attoriali, interpretazioni, memorie e nuove visioni.
Il valore dell’esposizione è anche cinematografico e simbolico, perché il mondo di Scarpetta ha saputo attraversare non solo il palcoscenico ma anche il grande schermo, alimentando figure, maschere e linguaggi che sono entrati stabilmente nell’immaginario italiano. Pensare a Totò significa pensare anche alla capacità di rinnovare, personalizzare e rilanciare quella matrice comica. E significa riconoscere quanto l’opera di Scarpetta abbia agito come un laboratorio permanente per attori-autori, interpreti popolari e maestri della scena.
La mostra, visitabile tutti i giorni fino al 16 maggio, si inserisce dunque in un percorso di valorizzazione della memoria teatrale napoletana che ha nel Trianon Viviani il luogo più naturale e simbolicamente più forte. Dal lunedì al sabato sarà aperta dalle 10 alle 13:30 e dalle 16 alle 19, mentre la domenica e nei giorni festivi resterà visitabile dalle 10 alle 13:30. L’ingresso libero rafforza il senso pubblico dell’iniziativa e la rende accessibile a studiosi, appassionati, studenti, turisti e cittadini.
Più che una semplice mostra, Scarpetta dopo Scarpetta appare allora come una dichiarazione d’identità. Racconta Napoli attraverso uno dei suoi padri scenici più autorevoli e restituisce il senso di una tradizione che non si limita a sopravvivere, ma continua a produrre significati. Nel teatro che nel 1911 accolse la compagnia Scarpetta, quell’eredità torna oggi a parlare con immagini, documenti e memorie che collegano il passato al presente. E confermano che Eduardo Scarpetta non appartiene solo alla storia del teatro, ma alla sua continua possibilità di rinascere.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
