Al Trianon Viviani di Napoli si chiude la seconda edizione di TrianonDanza, la rassegna dedicata ai nuovi linguaggi del corpo e della danza contemporanea, con due appuntamenti che confermano la vocazione del teatro della Canzone napoletana a essere non solo luogo di tradizione, ma anche spazio vivo di ricerca, sperimentazione e attraversamento dei linguaggi scenici. Venerdì 29 e sabato 30 maggio, alle ore 20, il palcoscenico del teatro ospita gli ultimi due titoli della rassegna: Tabù, firmato da Marianna Moccia, e Collective Trip. Una questione di gender, lavoro ideato da Claudio Malangone per Borderlinedanza.

La conclusione di TrianonDanza assume così il valore di un doppio sguardo sul presente: da una parte Napoli, con la sua forza simbolica, la sua teatralità naturale, la sua capacità di trasformare il dolore e la contraddizione in rito collettivo; dall’altra il tema dell’identità, del corpo come luogo di scoperta, relazione e interrogazione. Due spettacoli diversi per struttura e linguaggio, ma uniti dalla volontà di portare lo spettatore dentro un’esperienza emotiva e fisica, in cui la danza non è semplice forma estetica, ma strumento di conoscenza, partecipazione e confronto.
Venerdì 29 maggio va in scena Tabù, produzione Funa, con il sostegno di ArtGarage, Casa del Contemporaneo e Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse. La regia e la coreografia sono di Marianna Moccia, mentre la drammaturgia e i testi sono affidati ad Alessio Aronne. In scena i performers Federica Altamura, Ginevra Cecere, Flavio Ferruzzi, Julia Primicile Carafa e Viola Russo, con la partecipazione dei danzatori di HumanBodies program, diretto da Emma Cianchi. Le musiche sono di Julia Primicile Carafa, il disegno luci di Simone Picardi.
Tabù nasce come progetto artistico fondato sulla commistione di linguaggi: danza, teatro fisico, sospensione aerea, prosa e musica live si intrecciano in una dimensione sospesa tra visione onirica e realtà contemporanea. Lo spettacolo rende omaggio a Napoli e al bisogno profondo dei suoi abitanti di riconoscersi in una voce comune, in un senso condiviso capace di attraversare frammentazioni, solitudini e tensioni sociali. Il corpo diventa così materia poetica e politica, strumento di esorcismo e insieme grido di rivolta, in una città che continua a vivere dentro il paradosso della propria bellezza e delle proprie ferite.
La scena di Tabù si costruisce come un rituale partenopeo contemporaneo, dove l’assurdo della rappresentazione mette in evidenza le contraddizioni di una società individualista, sempre più incapace di sostenere il peso della comunità. La danza, in questo contesto, diventa gesto di liberazione, tentativo di dare forma a ciò che spesso resta senza voce. Il titolo stesso suggerisce una soglia da attraversare: ciò che viene rimosso, taciuto o nascosto può riaffiorare attraverso il movimento, la musica e la presenza fisica dei performer, trasformandosi in racconto collettivo.
Sabato 30 maggio la rassegna si conclude con Collective Trip. Una questione di gender, produzione Borderlinedanza 2019, Mic, Regione Campania, Ra.i.d. festival e Musicateneo – Unisa. Il concept, la regia e la coreografia sono di Claudio Malangone. In scena Luigi Aruta, Adriana Cristiano, Pietro Autiero, Alessandro Esposito, Maite Rogers Gastaka, Sabrina De Luca e il pubblico che desidera intervenire. Il video è di Checco Petrone, i costumi di Alessandro De Santis, il disegno luci di Giuseppe Ferrigno, la responsabilità di produzione è di Hanka Irma van Dongen, mentre il tour management è curato da Maria Teresa Scarpa.
Con Collective Trip, il teatro smette di essere soltanto il luogo della visione e diventa spazio di immersione. Il pubblico è invitato a condividere con i danzatori il respiro e l’azione, superando la distanza tradizionale tra platea e scena. In questo viaggio collettivo, il tema del gender e della scoperta di sé si manifesta attraverso un’esperienza che mette in gioco tenerezza e crudeltà dei legami umani, fragilità e forza delle relazioni, ambiguità e desiderio di riconoscimento.
Il riferimento a Voi che sapete che cos’è l’amore richiama un immaginario musicale e sentimentale che attraversa la storia della scena, ma nello spettacolo il discorso sull’amore e sull’identità viene spostato in una dimensione più problematica e contemporanea. Non si tratta soltanto di rappresentare il genere come tema sociale, ma di farlo vivere come esperienza corporea, percettiva, emotiva. Chi guarda è chiamato a interrogarsi, a uscire dalla posizione comoda dello spettatore esterno e a confrontarsi con le proprie certezze, i propri automatismi, le proprie zone d’ombra.
La chiusura di TrianonDanza conferma dunque il ruolo del Trianon Viviani come presidio culturale capace di tenere insieme memoria e innovazione. Il teatro, storicamente legato alla Canzone napoletana, amplia il proprio orizzonte accogliendo progetti che dialogano con la contemporaneità e con i nuovi linguaggi del corpo. In questo senso, la danza diventa una forma di racconto del presente, capace di parlare di città, identità, comunità, conflitto e trasformazione.
Accanto alla programmazione performativa, prosegue fino al 30 giugno la mostra iconografica Scarpetta dopo Scarpetta. Un secolo di ritorni e avventure sulle scene, dedicata al grande lascito teatrale di Eduardo Scarpetta. Fotografie, locandine, programmi di sala e materiali visivi raccontano la fortuna scenica dell’autore attraverso le interpretazioni dei grandi attori e registi italiani che ne hanno raccolto l’eredità. L’ingresso alla mostra è libero.
Il Trianon Viviani ospita inoltre La Stanza delle Meraviglie e la nuova Stanza della Memoria, due percorsi digitali dedicati al patrimonio della Canzone napoletana. Le installazioni fanno parte dell’Ecosistema digitale per la Cultura, programma promosso e finanziato dalla Regione Campania e attuato da Scabec, con l’obiettivo di valorizzare i beni culturali materiali e immateriali attraverso le tecnologie digitali. La visita, della durata di circa trenta minuti, consente al pubblico di vivere un’esperienza emozionale immersiva nel patrimonio musicale napoletano.
I biglietti per gli spettacoli di TrianonDanza sono disponibili al prezzo unico di 5 euro presso il botteghino del teatro, le prevendite convenzionate e online su AzzurroService.net. Il botteghino è aperto dal martedì al sabato, dalle 10 alle 13:30 e dalle 16 alle 19; la domenica e i giorni festivi dalle 10 alle 13. Per informazioni è possibile contattare il numero 081 0128663 o scrivere a boxoffice@teatrotrianon.org. Per le visite a La Stanza delle Meraviglie e La Stanza della Memoria, i biglietti sono acquistabili al botteghino o su AzzurroService, al costo di 3,50 euro, oppure 5 euro con visita guidata; l’ingresso è gratuito per i minori di 18 anni.
Con Tabù e Collective Trip, il finale di TrianonDanza consegna al pubblico due esperienze sceniche intense e complementari, in cui il corpo diventa lingua, memoria, domanda e possibilità di relazione. Napoli, il gender, la comunità, il rito e la ricerca identitaria si incontrano sul palcoscenico del Trianon Viviani, confermando la danza contemporanea come uno degli strumenti più potenti per raccontare il nostro tempo.
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(foto di Pino Miraglia fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)

