Il 18 settembre 2026 il Palazzo Civico delle Arti di Agropoli ospita uno degli appuntamenti centrali di “Dislocazioni e Derive”, l’hub culturale dedicato alle arti visive e ai linguaggi contemporanei inserito nel programma del Settembre Culturale di Agropoli. Protagonista dell’incontro, in programma alle ore 18.30, sarà Mario Laporta, fotografo e docente di Fotografia e Fotogiornalismo all’Accademia di Belle Arti di Napoli, con una riflessione dal titolo “La fotografia d’arte e il fotogiornalismo come rappresentazione del quadro sociale e politico”.
L’appuntamento, curato da Costabile Guariglia, si inserisce nel più ampio percorso di “Dislocazioni e Derive”, progetto nato per mettere in relazione ricerca artistica contemporanea, trasformazioni sociali e costruzione dell’immaginario culturale. L’hub, promosso dall’Associazione Aequamente e dal Collettivo O.R.A. – Osservatorio di Ricerca per le Arti Contemporanee, punta infatti a creare un dialogo tra artisti, studiosi, curatori, operatori culturali e pubblico attraverso incontri, riflessioni teoriche, presentazioni e momenti performativi.

Con Mario Laporta, il centro della discussione diventa l’immagine fotografica e la sua capacità di leggere la realtà. Non soltanto fotografia come testimonianza di ciò che accade, ma fotografia come interpretazione, scelta, costruzione di senso. Il punto di partenza dell’incontro è proprio il rapporto tra ricerca artistica, documentazione sociale e rappresentazione dei processi politici, tre territori che nella storia della fotografia hanno spesso finito per sovrapporsi e dialogare tra loro.
La questione appare particolarmente significativa in un presente nel quale le immagini occupano uno spazio sempre più centrale nella costruzione dell’opinione pubblica. Una fotografia può documentare un avvenimento, ma può anche determinare il modo in cui quell’avvenimento verrà ricordato. Può diventare cronaca, testimonianza, denuncia, memoria oppure opera. Ed è proprio lungo questa linea di confine tra funzione documentaria e ricerca artistica che si sviluppa il confronto proposto da Laporta.
Il percorso annunciato dall’incontro attraversa la storia della fotografia d’autore e del fotogiornalismo per interrogare il contributo dell’immagine fotografica alla costruzione della memoria collettiva e dell’immaginario sociale. Una particolare attenzione viene riservata alle pratiche che, dagli anni Sessanta a oggi, hanno raccontato le trasformazioni del paesaggio umano, le dinamiche del potere, i conflitti e le questioni identitarie che attraversano la società contemporanea.
In questa prospettiva la fotografia smette di essere considerata semplicemente come una registrazione neutrale del reale. Ogni immagine implica infatti un punto di vista: scegliere cosa fotografare, dove posizionarsi, quale momento fermare e cosa lasciare fuori dall’inquadratura significa già elaborare una lettura del mondo. Il fotogiornalismo porta questa responsabilità a uno dei suoi livelli più delicati, perché l’immagine destinata all’informazione contribuisce direttamente alla rappresentazione pubblica degli eventi.
L’esperienza professionale di Mario Laporta rende il tema particolarmente concreto. L’Accademia di Belle Arti di Napoli lo presenta come fotogiornalista con oltre trentacinque anni di attività, autore di reportage realizzati in diversi scenari internazionali, dall’Albania alla Palestina, dall’Iraq all’Afghanistan e al Kosovo. Nel corso della sua carriera ha lavorato per agenzie internazionali come Reuters e Agence France-Presse ed è stato fondatore dell’agenzia Controluce, oltre a essere socio fondatore di KONTROLAB Service. (Abana)
Il confronto di Agropoli assume così una dimensione che va oltre la storia della fotografia. Al centro c’è anche la relazione tra immagini, sistema dell’arte e mezzi di comunicazione, e quindi il modo in cui il linguaggio fotografico partecipa alla definizione delle narrazioni pubbliche. Il documento di presentazione di “Dislocazioni e Derive” sottolinea proprio la volontà di discutere il ruolo delle immagini nella costruzione di una coscienza critica del contemporaneo.
È qui che emerge uno dei temi più attuali dell’appuntamento: l’intelligenza artificiale. La diffusione di immagini generate o modificate attraverso sistemi di IA sta infatti imponendo nuove domande sulla credibilità della fotografia, sull’autenticità, sulla provenienza delle immagini e sul concetto stesso di testimonianza visiva. Il programma dell’incontro indica espressamente l’IA come uno dei grandi argomenti oggi al centro del dibattito fotografico e, in modo ancora più sensibile, di quello fotogiornalistico.
La domanda diventa allora inevitabile: che cosa significa “documentare” quando un’immagine perfettamente verosimile può essere prodotta senza che l’evento rappresentato sia mai realmente accaduto? Per il fotogiornalismo, che fonda una parte essenziale della propria funzione sul rapporto di fiducia tra autore, testata e pubblico, il problema non è soltanto tecnologico. È culturale, professionale ed etico. L’immagine non perde necessariamente la propria forza, ma richiede strumenti nuovi per essere letta, verificata e contestualizzata.
La riflessione proposta da Mario Laporta appare quindi capace di tenere insieme passato e presente della fotografia. Da un lato la grande tradizione del reportage, della fotografia sociale e della documentazione dei conflitti; dall’altro una contemporaneità nella quale la produzione e la circolazione delle immagini sono diventate istantanee, globali e sempre più facilmente manipolabili.
Il tema riguarda naturalmente anche il rapporto fra fotografia d’arte e fotografia giornalistica. Sono due ambiti diversi per finalità e contesti, ma continuamente comunicanti. Una fotografia nata come documento può acquisire nel tempo valore artistico e storico; una ricerca fotografica nata in ambito artistico può a sua volta offrire strumenti potentissimi per leggere fenomeni sociali e politici. Il valore dell’immagine, dunque, non risiede soltanto nella sua capacità di mostrare qualcosa, ma nella possibilità di generare interrogativi sul modo in cui quel qualcosa viene percepito.
All’interno di “Dislocazioni e Derive”, l’incontro del 18 settembre trova per questo una collocazione particolarmente coerente. L’intero progetto assume infatti l’arte contemporanea come strumento di indagine delle trasformazioni sociali e attribuisce ai linguaggi visivi la capacità di interpretare il presente e di contribuire alla produzione di nuove forme di conoscenza.
L’appuntamento con Mario Laporta si terrà il 18 settembre 2026 alle ore 18.30 al Palazzo Civico delle Arti di Agropoli. La presenza del fotografo nel calendario di “Dislocazioni e Derive” è confermata anche nel programma pubblico dell’iniziativa, che presenta l’incontro come momento dedicato alla fotografia d’arte e al fotogiornalismo nella rappresentazione del quadro sociale e politico. (Corriere dell’Irpinia)
In un’epoca dominata da una quantità senza precedenti di immagini, parlare di fotografia significa quindi parlare anche di informazione, memoria, potere e responsabilità. L’incontro di Agropoli parte dal linguaggio fotografico per arrivare a una questione ancora più ampia: comprendere attraverso quali immagini costruiamo oggi la nostra percezione del mondo e quanto possiamo ancora fidarci di ciò che vediamo.
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Accademia di Belle Arti di Napoli
(foto del titolo: Gianni Grattacaso, Hominum, 2022. Courtesy Artista)
