Napoli celebra gli 80 anni della Repubblica Italiana attraverso la memoria e lo sguardo delle donne. Dal 16 al 25 ottobre 2026, nelle Antisale dei Baroni di Castel Nuovo, meglio conosciuto come Maschio Angioino, arriva la mostra “80 Repubblica: Memorie di donne, fotografie e racconti di ottant’anni di democrazia”, un progetto espositivo e multimediale promosso dall’Associazione Aerma Polani APS. Fotografie analogiche, testimonianze audiovisive e opere pittoriche compongono un racconto che attraversa la storia civile italiana a partire dalle esperienze di donne campane ultraottantenni, testimoni dei primi decenni della Repubblica e dei cambiamenti che hanno segnato la società.
L’esposizione, firmata dal fotografo e regista Gabriele Colafranceschi e curata da Rosanna Menduni De Rossi, si inserisce nella mostra collettiva “TRACCE – Volti, Visioni, Memorie”, della quale costituisce uno dei nuclei centrali. La scelta del Maschio Angioino, luogo simbolico della storia e della cultura napoletana, conferisce ulteriore significato a un percorso che mette in relazione ricordi personali e memoria pubblica, invitando cittadini e visitatori a riflettere sul valore della partecipazione democratica e sul contributo femminile alla costruzione dell’Italia contemporanea.
Al centro di “80 Repubblica” non ci sono soltanto gli avvenimenti più noti della storia nazionale, ma i racconti di chi quei passaggi li ha vissuti nelle case, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nelle comunità. Le protagoniste sono donne campane che hanno superato gli ottant’anni e che, attraverso parole, volti e gesti, restituiscono frammenti di un’esperienza collettiva. Alcune hanno partecipato alla vita politica e associativa, altre hanno dedicato gran parte della propria esistenza alla famiglia, all’educazione, al lavoro o alla vita religiosa. La pluralità delle loro storie mostra come la democrazia sia stata vissuta e trasformata anche nelle scelte quotidiane.
L’ottantesimo anniversario della Repubblica offre una cornice storica particolarmente significativa. Nel 1946 l’Italia avviò una nuova fase istituzionale e le donne parteciparono al voto del referendum del 2 giugno e alle elezioni per l’Assemblea Costituente, dopo aver già preso parte alle consultazioni amministrative di quell’anno. Rileggere gli otto decenni successivi attraverso le testimonianze femminili significa dare spazio a prospettive spesso meno presenti nei racconti ufficiali, senza separare la grande storia dai cambiamenti familiari, professionali e culturali che l’hanno accompagnata.
La ricerca visiva di Gabriele Colafranceschi sceglie deliberatamente la fotografia analogica ai sali d’argento. I ritratti sono realizzati e sviluppati a mano in camera oscura, attraverso un procedimento che richiede tempo, attenzione e un rapporto materiale con l’immagine. In una stagione dominata dalla velocità della produzione digitale, questa tecnica invita a osservare con maggiore calma l’intimità degli ambienti domestici, la forza degli sguardi e la presenza delle mani, dei gesti e degli oggetti che accompagnano le testimonianze. La fotografia non si limita così a documentare un volto: diventa una traccia tangibile di un incontro.
Il lavoro di Colafranceschi, artista attivo tra fotografia, cinema e video, si muove infatti nel territorio di confine tra ritratto personale e racconto storico. Le sue immagini cercano un dialogo tra il presente delle persone fotografate e gli echi del passato che ciascuna porta con sé. La scelta dei sali d’argento rafforza questo legame: l’immagine prende forma attraverso un processo fisico e artigianale e diventa essa stessa un oggetto destinato a custodire la memoria. La dimensione estetica e quella documentaria si intrecciano senza perdere di vista l’unicità di ogni protagonista.
Accanto alle fotografie, un ruolo essenziale è affidato alle videointerviste raccolte nel documentario proposto al termine del percorso espositivo. Le voci delle donne ultraottantenni permettono ai visitatori di entrare in contatto con ricordi, interpretazioni ed esperienze raccontate in prima persona. La parola aggiunge profondità alle immagini e restituisce dettagli che spesso non trovano spazio nelle ricostruzioni cronologiche: il contesto familiare, i mutamenti delle aspettative sociali, i rapporti tra generazioni e il significato attribuito alla libertà e alla cittadinanza.
L’unione di fotografia e racconto audiovisivo rende la visita un’esperienza di ascolto oltre che di osservazione. Un ricordo individuale, apparentemente circoscritto a una biografia, può evocare questioni condivise da intere generazioni: l’accesso all’istruzione, il lavoro femminile, l’evoluzione dei ruoli nella famiglia, la presenza delle donne nelle associazioni e nelle istituzioni. Il progetto si propone di trasformare questa memoria privata in un patrimonio collettivo, mettendo in evidenza che la storia della Repubblica è stata scritta anche da persone lontane dai riflettori.
Alla dimensione fotografica e audiovisiva si affianca l’incontro con la pittura a fresco. Una selezione di opere di Aerma Polani introduce il pubblico a un linguaggio antico, legato alla materia e alla permanenza dei segni. Le composizioni pittoriche dialogano con le fotografie analogiche attraverso un elemento comune: la volontà di lasciare una traccia riconoscibile del passaggio del tempo. Il confronto tra tecniche differenti diventa così parte del significato dell’esposizione e suggerisce che la memoria non è soltanto ciò che viene raccontato, ma anche ciò che prende forma in una superficie, in un’immagine e in un gesto artistico.
La curatela di Rosanna Menduni De Rossi accompagna questi materiali in un progetto multidisciplinare. Curatrice di mostre ed eventi, scrittrice e ideatrice di iniziative culturali, Menduni De Rossi sviluppa interessi che attraversano arte contemporanea, cinema, letteratura e teatro. È anche l’ideatrice di “BEATS”, una serie di letture di testi personali affidate ad artisti con percorsi differenti. In “80 Repubblica” questa attenzione ai linguaggi e alle storie individuali trova una naturale continuità, valorizzando l’intreccio tra racconto personale e riflessione collettiva.
Il progetto dialoga con le altre sezioni della collettiva “TRACCE – Volti, Visioni, Memorie”, che comprende anche le opere di Ivano Nobile e del professor Enzo Palumbo. Con “Napoli nei volti”, Nobile si concentra sul ritratto urbano inteso come forma di memoria civile, mentre “Bestiario cosmico” di Palumbo propone un immaginario simbolico e visionario. L’accostamento crea un percorso nel quale lo sguardo si sposta dalla dimensione intima delle biografie alla città e poi a una riflessione artistica più ampia, mantenendo come filo conduttore il tema della traccia.
La mostra rappresenta anche un’occasione di confronto tra generazioni. Le testimonianze delle donne che hanno attraversato gran parte degli ottant’anni della Repubblica possono parlare in modo particolare ai giovani, spesso lontani per età dalle esperienze dirette della ricostruzione e delle trasformazioni sociali del secondo Novecento. Dare ascolto a questi racconti significa favorire una conoscenza della storia fondata non solo sulle date e sui documenti istituzionali, ma anche sulle conseguenze che le scelte collettive hanno avuto nella vita delle persone.
Parità di genere, cittadinanza attiva e partecipazione democratica sono alcuni dei temi che il progetto intende porre all’attenzione del pubblico. Il contributo delle donne all’Italia repubblicana non riguarda un unico ambito o una sola forma di impegno: emerge nella sfera pubblica come in quella familiare, nelle professioni come nel lavoro di cura, nell’associazionismo e nell’educazione. La mostra offre quindi una prospettiva culturale sulla storia della democrazia, lasciando che siano le protagoniste, con le proprie storie, a dare concretezza a concetti spesso affrontati in termini astratti.
“80 Repubblica” è promosso dall’Associazione Aerma Polani APS, realtà di promozione sociale iscritta al RUNTS e impegnata in progettazione culturale, produzione audiovisiva, inclusione, educazione civica e valorizzazione del territorio. Il progetto è promosso e finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del Piano per la Promozione Culturale 2026, con il sostegno della Direzione Generale per le Politiche Culturali e il Turismo. L’iniziativa beneficia inoltre del patrocinio morale del Comune di Napoli, con il supporto del presidente della Commissione Cultura, il consigliere Luigi Carbone.
La collaborazione tra associazionismo culturale e istituzioni consente di portare nel cuore di Napoli un progetto che unisce arte, documentazione e impegno civile. La sede di Castel Nuovo, con le sue Antisale dei Baroni, offre un contesto nel quale il racconto degli ottant’anni di vita repubblicana può dialogare con uno dei luoghi più riconoscibili del patrimonio monumentale cittadino. Ne emerge una proposta rivolta tanto agli appassionati di fotografia e arte contemporanea quanto a chi desidera ripercorrere la storia recente attraverso un punto di vista umano e intergenerazionale.
L’inaugurazione è fissata per venerdì 16 ottobre 2026 alle ore 18.00, con ingresso libero al vernissage. La mostra resterà in programma fino al 25 ottobre 2026 nelle Antisale dei Baroni del Maschio Angioino, a Napoli; la locandina ufficiale indica l’orario dalle 9.00 alle 18.00. Il materiale stampa non specifica eventuali condizioni di accesso per tutte le altre giornate, per le quali è opportuno consultare gli aggiornamenti degli organizzatori e della sede espositiva.
Con “80 Repubblica: Memorie di donne, fotografie e racconti di ottant’anni di democrazia”, Napoli propone così un incontro tra patrimonio storico e linguaggi artistici, affidando a donne che hanno attraversato decenni di cambiamento il compito di raccontare ciò che resta, ciò che si trasforma e ciò che merita di essere trasmesso. Al Maschio Angioino, dal 16 al 25 ottobre, la celebrazione dell’anniversario repubblicano diventa soprattutto un invito ad ascoltare: perché anche nei ricordi custoditi nelle case, nei volti e nelle parole si riconosce la storia condivisa di un Paese.
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