Il conduttore televisivo Anthony Peth sceglie Napoli e l’Ospedale Cardarelli per dare il via a un importante viaggio di solidarietà, testimonianza e speranza dedicato ai pazienti oncologici. Giovedì 22 ottobre 2026, alle ore 12, nell’Aula Mediterraneo dell’AORN Cardarelli, si terrà il convegno-evento di presentazione del suo libro Le parole che servono, pubblicato da Armando Editore con la prefazione della giornalista e scrittrice Silvana Giacobini. L’iniziativa rappresenta la prima tappa di un tour nazionale nei reparti oncologici italiani, nato per promuovere l’umanizzazione delle cure, sensibilizzare sull’importanza del sostegno psicologico e ricordare quanto l’ascolto, la vicinanza e la condivisione possano contribuire al benessere emotivo di chi affronta una malattia complessa come il cancro.
Non sarà soltanto una presentazione letteraria, ma un appuntamento dal forte significato umano e sociale, nel quale la cultura incontrerà la medicina e il volontariato. Il progetto nasce infatti dalla volontà di Anthony Peth di trasformare una dolorosa esperienza personale in un messaggio di incoraggiamento rivolto a chi oggi sta attraversando un percorso oncologico. Attraverso la propria testimonianza, il conduttore intende offrire ai pazienti e alle loro famiglie un momento di confronto autentico, capace di andare oltre le parole pronunciate durante un convegno e di raggiungere direttamente le persone nei luoghi della cura.

Al centro dell’iniziativa ci sarà proprio l’incontro di Anthony Peth con i pazienti ricoverati nei reparti oncologici del Cardarelli. Un momento particolarmente significativo, pensato per favorire il dialogo e la condivisione di emozioni, paure e speranze. Per l’autore, tornare all’interno di un ospedale significa anche confrontarsi con una parte fondamentale della propria storia, segnata da una difficile battaglia contro l’osteosarcoma, un tumore maligno delle ossa che lo colpì durante l’adolescenza, quando aveva appena quindici anni. Un’esperienza che ha profondamente influenzato il suo modo di guardare alla vita e che oggi costituisce il cuore del suo impegno sociale.
«Oggi sento il dovere di restituire il dono che ho ricevuto: una seconda vita», racconta Anthony Peth, spiegando le motivazioni che lo hanno spinto a portare il proprio libro nei reparti di oncologia. Parole che restituiscono il senso di un progetto nel quale la testimonianza individuale diventa occasione di vicinanza collettiva. Il conduttore sottolinea quanto sia profondo l’impatto emotivo dell’incontro con persone che stanno affrontando una malattia simile a quella che ha segnato il suo passato. Dietro la fatica delle terapie e le difficoltà quotidiane, racconta di riconoscere una forza straordinaria, fatta di resistenza, coraggio e desiderio di continuare a vivere.
«Quando sono lì con loro, non sono il conduttore TV, ma un amico che ce l’ha fatta», aggiunge Peth, evidenziando come il successo più importante della sua carriera non sia legato alla notorietà televisiva, ma alla possibilità di stringere una mano, regalare un sorriso e condividere un messaggio di speranza. È proprio questa dimensione personale a caratterizzare il tour nazionale, che intende valorizzare il rapporto umano come componente fondamentale dell’assistenza, senza dimenticare la centralità delle cure mediche e scientifiche.
Il libro Le parole che servono rappresenta il punto di partenza di questo percorso. Pubblicato nel 2026 da Armando Editore, il volume autobiografico si sviluppa attraverso cinquanta parole chiave che accompagnano il lettore in un viaggio tra ricordi, sofferenza, consapevolezza e rinascita. Ogni parola diventa uno strumento per interpretare l’esistenza, affrontare le fragilità e riscoprire il valore delle relazioni. La prefazione di Silvana Giacobini arricchisce un’opera nella quale Anthony Peth racconta la propria esperienza con la malattia, le difficoltà delle terapie e la successiva ricostruzione personale.
Il conduttore aveva già condiviso pubblicamente alcuni dei momenti più difficili della propria adolescenza attraverso un intenso monologo televisivo nel programma Le Iene, durante il quale aveva raccontato la paura della diagnosi, i cambiamenti del corpo e le conseguenze fisiche ed emotive della malattia. Oggi quella testimonianza trova una nuova dimensione attraverso la scrittura e gli incontri negli ospedali, con l’obiettivo di offrire conforto e incoraggiamento a chi vive situazioni analoghe.
La scelta dell’AORN Cardarelli di Napoli come sede inaugurale del tour assume un significato particolare anche per il tema affrontato durante il convegno: l’umanizzazione delle cure oncologiche. Quando una persona riceve una diagnosi di tumore, infatti, il percorso di assistenza non riguarda esclusivamente gli aspetti clinici della malattia. Entrano in gioco emozioni, relazioni familiari, condizioni psicologiche, difficoltà sociali e bisogni individuali che richiedono attenzione, sensibilità e un approccio multidisciplinare.
In questo contesto, la psiconcologia svolge un ruolo importante nell’accompagnare i pazienti e i loro familiari durante le diverse fasi della malattia. Il supporto psicologico può contribuire alla gestione dell’ansia, della paura, dell’incertezza e dei cambiamenti nella vita quotidiana. Accanto alle terapie oncologiche, l’ascolto e l’accompagnamento emotivo rappresentano strumenti preziosi per costruire un’assistenza che riconosca la persona nella sua interezza, rispettandone dignità, esigenze e sensibilità.
Proprio su questi temi si concentrerà il confronto previsto nell’Aula Mediterraneo, dove interverranno rappresentanti delle istituzioni sanitarie, specialisti e volontari impegnati quotidianamente accanto ai pazienti oncologici. Ad aprire l’incontro con i saluti istituzionali sarà Antonio D’Amore, direttore generale dell’AORN Cardarelli. Seguirà l’intervento di Ferdinando Riccardi, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia dell’ospedale, che porterà il contributo della medicina specialistica e dell’esperienza clinica maturata nell’assistenza ai pazienti.
Un ruolo significativo sarà svolto anche dall’associazione Donne nel Cuore, rappresentata dalla presidente Raffaella Ruocco e dalla vicepresidente Martina Chiurazzi, che parteciperanno al confronto per valorizzare l’importanza della solidarietà e del volontariato nell’accompagnamento delle persone che affrontano un percorso oncologico. Il contributo della psiconcologia sarà invece affidato a Elisa Giustina Mauro, psiconcologa dell’UOC Oncologia dell’AORN Cardarelli, chiamata ad approfondire il valore del sostegno psicologico e della comunicazione nella relazione tra pazienti, familiari e operatori sanitari.
L’incontro offrirà quindi l’opportunità di riflettere sulla necessità di rafforzare il dialogo tra medicina, psicologia, istituzioni e associazionismo, riconoscendo nell’alleanza tra queste realtà un elemento essenziale per migliorare la qualità dell’assistenza. Il volontariato, in particolare, può contribuire a contrastare il senso di isolamento che talvolta accompagna la malattia, creando occasioni di ascolto, partecipazione e sostegno.
La presenza di Anthony Peth al Cardarelli vuole inoltre richiamare l’attenzione sull’importanza della comunicazione nella cura. Una parola pronunciata con sensibilità, la disponibilità ad ascoltare senza giudicare o la possibilità di condividere un’esperienza possono aiutare una persona a sentirsi meno sola. Non si tratta di attribuire alle parole il potere di sostituire le terapie, ma di riconoscere il loro valore nel costruire relazioni di fiducia e nel sostenere emotivamente chi attraversa momenti di particolare vulnerabilità.
Il tour nazionale legato a Le parole che servono proseguirà dopo Napoli in altre città italiane, portando la testimonianza dell’autore all’interno delle strutture ospedaliere. Tra le destinazioni indicate per il progetto figurano Roma, Milano, Torino, Bologna, Alessandria e Cagliari, nell’ambito di un percorso che intende ampliare il confronto pubblico sul rapporto tra malattia, speranza e umanizzazione dell’assistenza sanitaria.
La tappa napoletana rappresenta dunque molto più di un appuntamento culturale. È un’occasione per ribadire che il paziente oncologico non può essere identificato soltanto con una diagnosi o con un protocollo terapeutico, ma deve essere riconosciuto come una persona con una propria storia, le proprie paure e il diritto di essere ascoltata.
L’iniziativa dell’Ospedale Cardarelli di Napoli, con il coinvolgimento dell’associazione Donne nel Cuore, mette così al centro una concezione della sanità nella quale l’eccellenza professionale deve dialogare costantemente con la sensibilità umana. Una prospettiva che assume particolare rilevanza nei reparti oncologici, dove il rapporto di fiducia tra pazienti e operatori può incidere profondamente sull’esperienza della cura.
Con la presentazione di Le parole che servono, Anthony Peth porta a Napoli una storia personale di dolore e rinascita che si trasforma in un invito alla solidarietà. Il messaggio della giornata è quello di non lasciare sole le persone che affrontano il cancro, riconoscendo il valore della ricerca scientifica, delle terapie, del sostegno psicologico e della vicinanza umana. Perché anche nei percorsi più difficili, accanto alla competenza dei medici e all’impegno degli operatori sanitari, possono esserci parole capaci di offrire conforto, aprire spazi di dialogo e restituire fiducia.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
