Trent’anni di storie, emozioni, personaggi e trasformazioni sociali raccontate attraverso uno dei programmi più longevi e rappresentativi della televisione italiana. Un posto al sole festeggia il suo trentesimo anniversario e Napoli rende omaggio alla celebre fiction di Rai Tre con una giornata di studi organizzata dall’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa. L’appuntamento è per giovedì 22 ottobre 2026, alle ore 9.30, nella Sala degli Angeli dell’Ateneo napoletano, dove studiosi, protagonisti della serie, rappresentanti del mondo televisivo ed esperti di comunicazione si confronteranno sul rapporto tra narrazione audiovisiva, identità culturale e trasformazioni della società.
Era il 21 ottobre 1996 quando la prima puntata di Un posto al sole andava in onda su Rai Tre, dando inizio a un’avventura televisiva destinata a diventare parte dell’immaginario collettivo di milioni di spettatori. Da allora, la produzione Rai ha accompagnato intere generazioni, raccontando la quotidianità attraverso relazioni familiari, sentimenti, conflitti, cambiamenti culturali e problematiche sociali. Un percorso che ha contribuito a rendere Napoli non soltanto lo scenario della narrazione, ma anche una presenza fondamentale nell’identità stessa della fiction.
Per celebrare questo importante traguardo, l’Università Suor Orsola Benincasa ha promosso il convegno dal titolo “30 anni di storie, territori e comunità. Narrazioni, identità e trasformazioni sociali tra televisione e città”, un’occasione per riflettere sul ruolo che Un posto al sole ha assunto nella cultura televisiva italiana e sulla sua capacità di raccontare l’evoluzione della società attraverso il linguaggio della fiction quotidiana.
L’iniziativa nasce nell’ambito delle attività didattiche del Master di II livello in Management del Turismo culturale, istituito dall’Ateneo nel 2025 per formare professionisti specializzati nella valorizzazione del patrimonio culturale, anche attraverso il cinema e la televisione. Il coordinamento scientifico è affidato al sociologo Davide Borrelli, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali, che ha contribuito all’ideazione e alla promozione della giornata. Un progetto che si inserisce in un contesto accademico particolarmente attento all’audiovisivo, grazie anche alla presenza della Scuola di Cinema e Televisione diretta dal produttore Premio Oscar Nicola Giuliano.
Ad aprire i lavori saranno il Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa, Lucio d’Alessandro, e la direttrice del Dipartimento di Scienze umanistiche, Paola Villani. Il confronto sarà coordinato dallo stesso Davide Borrelli insieme alla giornalista Anna Donato, già vicedirettrice della TGR Rai. Al centro della discussione ci saranno temi che vanno ben oltre il successo televisivo della serie: il valore educativo dei personaggi, la rappresentazione delle dinamiche familiari, la funzione sociale della narrazione, il rapporto tra televisione e territorio e le nuove opportunità offerte dal cineturismo.

Tra gli ospiti più attesi figurano due volti particolarmente conosciuti dal pubblico di Un posto al sole: Patrizio Rispo e Giorgia Gianetiempo. La loro partecipazione porterà al confronto accademico l’esperienza diretta di chi ha contribuito a dare vita ai personaggi della fiction. Particolarmente significativa è anche la presenza di Giorgia Gianetiempo, nata proprio nel 1996, l’anno in cui la serie debuttava sul piccolo schermo. Una coincidenza che richiama simbolicamente il legame tra la storia del programma e le generazioni cresciute insieme ai suoi protagonisti.
Uno degli aspetti più interessanti della giornata riguarderà proprio la capacità di Un posto al sole di svolgere una funzione che supera quella del semplice intrattenimento. Attraverso le vicende dei personaggi, la televisione può diventare uno spazio di riconoscimento, confronto e riflessione sui comportamenti individuali e collettivi. Le storie quotidiane, con i loro problemi e le loro contraddizioni, offrono infatti occasioni per affrontare questioni legate alla convivenza, ai rapporti interpersonali e ai cambiamenti della società. È questa la dimensione pedagogica che il convegno intende approfondire, interrogandosi su come una fiction possa accompagnare nel tempo la vita del proprio pubblico.
Un altro tema centrale sarà il rapporto tra Un posto al sole e Napoli. La città partenopea ha acquisito nel corso degli anni una crescente visibilità grazie alle produzioni cinematografiche e televisive, diventando protagonista di racconti capaci di raggiungere pubblici diversi. In questo scenario, la fiction Rai rappresenta un caso di studio significativo per comprendere come la narrazione audiovisiva possa contribuire alla costruzione dell’immagine di un territorio, alla valorizzazione della sua identità e alla diffusione del patrimonio culturale.
La riflessione si intreccerà inevitabilmente con il fenomeno del cineturismo a Napoli, sempre più rilevante nel dibattito sulle strategie di promozione territoriale. Le ambientazioni televisive e cinematografiche possono accrescere l’interesse dei visitatori, stimolare la curiosità verso luoghi diventati familiari attraverso lo schermo e generare nuove opportunità per il settore turistico. In questa prospettiva, Un posto al sole offre un punto di osservazione privilegiato sul rapporto tra immaginario televisivo, riconoscibilità dei luoghi e sviluppo culturale della città.
A sottolineare il valore di questa relazione è Davide Borrelli, che evidenzia come le produzioni televisive capaci di contribuire a una narrazione positiva del territorio siano da tempo oggetto di approfondimento nelle aule universitarie. Il docente richiama inoltre il ruolo crescente dell’industria cinetelevisiva nell’economia napoletana e le opportunità professionali che il settore ha aperto anche ai laureati dell’Ateneo.
“Non da oggi le produzioni televisive come Un posto al sole, che contribuiscono ad una narrazione anche positiva del nostro territorio, sono oggetto di studio nelle nostre aule universitarie”, sottolinea Borrelli, ricordando con soddisfazione come numerosi ex studenti abbiano raggiunto posizioni di rilievo nel comparto audiovisivo. Una testimonianza del legame tra formazione universitaria, industria culturale e nuove professioni creative.
Il programma del convegno riunirà personalità provenienti dal mondo accademico, giornalistico, televisivo e produttivo. Tra i relatori figurano il giornalista Gian Marco Altieri, la produttrice esecutiva di Un posto al sole Renata Anzano, l’attrice e docente Nadia Carlomagno, fondatrice e direttrice del Master in Teatro, pedagogia e didattica del Suor Orsola, e Mariagrazia Fanchi, docente di Cinema, fotografia e televisione all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Parteciperanno inoltre Titta Fiore, presidente della Film Commission della Regione Campania e docente del Laboratorio di giornalismo del Suor Orsola, Mihaela Gavrila, direttrice scientifica del MediaLab dell’Università La Sapienza di Roma, e Antonio Parlati, direttore del Centro di Produzione Rai di Napoli. A portare il proprio contributo sarà anche Francesco Pinto, scrittore, già direttore di Rai Tre e tra le figure che hanno contribuito alla nascita di Un posto al sole. La sua presenza rappresenta un collegamento diretto con le origini di un progetto televisivo che, nel corso di tre decenni, ha conquistato una posizione riconoscibile nella programmazione del servizio pubblico.
Un’attenzione particolare sarà dedicata alla responsabilità educativa della televisione, tema sul quale interverrà Fabrizio Manuel Sirignano, professore ordinario di Pedagogia generale all’Università Suor Orsola Benincasa e critico cinematografico Rai.
“L’espressione ‘Mamma Rai’ richiama una concezione del servizio pubblico che riconosce nella cura educativa una componente essenziale della propria missione culturale e sociale”, osserva Sirignano, individuando proprio in Un posto al sole un esempio di televisione capace di accompagnare la quotidianità degli spettatori e costruire un patrimonio condiviso di storie, emozioni e valori.
Il trentennale della fiction diventa così anche un’opportunità per interrogarsi sul significato del servizio pubblico radiotelevisivo e sulla sua capacità di contribuire alla crescita culturale della collettività. La lunga permanenza di Un posto al sole nel palinsesto Rai consente di osservare come il racconto televisivo possa sviluppare, nel tempo, una relazione stabile con il pubblico, trasformando i personaggi in presenze familiari e le loro vicende in occasioni di identificazione e confronto.
La giornata di studi mette inoltre in evidenza l’importanza della collaborazione tra università, istituzioni culturali e industria audiovisiva. La produzione televisiva non rappresenta soltanto un’attività artistica e creativa, ma anche un settore capace di mobilitare competenze, professionalità e investimenti. Il dialogo tra formazione, cinema, televisione e turismo culturale può dunque diventare uno strumento per comprendere e valorizzare le potenzialità del territorio napoletano.
Il Master in Management del Turismo culturale si inserisce precisamente in questa prospettiva, proponendo un percorso formativo rivolto a chi intende lavorare nella promozione e nella valorizzazione delle risorse culturali. Secondo quanto annunciato dall’Ateneo, nel 2027 sarà pubblicato il bando di selezione per la seconda edizione, a conferma dell’attenzione riservata a un ambito professionale che unisce patrimonio, comunicazione e innovazione.
Il convegno del 22 ottobre sarà trasmesso anche in streaming sui canali social dell’Università Suor Orsola Benincasa, consentendo di seguire il confronto anche a distanza. Il programma completo degli interventi è disponibile sul sito ufficiale dell’Ateneo.
A trent’anni dalla prima puntata, Un posto al sole si conferma dunque non soltanto una delle esperienze più significative della serialità televisiva italiana, ma anche un fenomeno culturale meritevole di studio. La celebrazione organizzata a Napoli riconosce alla fiction un ruolo che attraversa televisione, società, formazione e territorio, restituendo il valore di un racconto collettivo capace di accompagnare il cambiamento delle generazioni. Perché, dopo trent’anni, le storie di Un posto al sole non appartengono soltanto allo schermo: sono entrate, in modi diversi, nella memoria culturale di chi le ha seguite e nell’immaginario di una città che continua a raccontarsi anche attraverso la televisione.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
