Napoli torna a esplorare una delle stagioni più rivoluzionarie dell’arte del Novecento con “1° Futurismo e 2° Futurismo e Napoli”, la mostra ospitata a Casa Morra – Archivi d’Arte Contemporanea dal 23 ottobre al 31 dicembre 2026. Curata da Giuseppe Morra e Loredana Troise, l’esposizione propone un viaggio tra opere pittoriche, manifesti, fotografie, pubblicazioni storiche, documenti d’archivio e rare testimonianze cinematografiche, riportando al centro dell’attenzione il ruolo di Napoli e del Mezzogiorno nello sviluppo delle avanguardie artistiche. L’inaugurazione è in programma venerdì 23 ottobre, dalle ore 17:00 alle 19:00, nella sede della Fondazione Morra, in Salita San Raffaele 20/c.
L’iniziativa assume un significato particolare nell’anno in cui ricorrono i 150 anni dalla nascita di Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo e protagonista di una trasformazione radicale dei linguaggi artistici e letterari. La mostra diventa così un’occasione per ripercorrere le esperienze del primo e del secondo Futurismo, ma soprattutto per comprendere come quelle sperimentazioni abbiano trovato nel territorio napoletano un ambiente vivace, attraversato da incontri, contaminazioni culturali e ricerche innovative.
Nato ufficialmente nel 1909 con il manifesto di Filippo Tommaso Marinetti, il Futurismo rivoluzionò il modo di concepire l’arte, ponendo al centro il movimento, la velocità, la modernità e la rottura con le convenzioni del passato. La sua influenza si estese ben oltre la pittura, coinvolgendo letteratura, teatro, fotografia, cinema, musica e sperimentazione tipografica. Negli anni Venti, con il cosiddetto secondo Futurismo, le ricerche del movimento si ampliarono ulteriormente, dando vita a nuove esperienze creative e a una concezione dell’arte sempre più aperta alla contaminazione tra linguaggi differenti.
In questo scenario, Napoli non rappresentò una semplice realtà periferica rispetto ai grandi centri dell’avanguardia italiana, ma un luogo capace di contribuire attivamente al dibattito artistico e culturale. La mostra di Casa Morra intende valorizzare proprio questa dimensione, ricostruendo attraverso opere e testimonianze documentarie una rete di protagonisti, relazioni e sperimentazioni che hanno lasciato un segno nella storia dell’arte contemporanea.
Il cuore dell’esposizione è costituito da circa 35 opere, provenienti dalla collezione e dal patrimonio custodito negli Archivi d’Arte Contemporanea della Fondazione Morra. Il percorso riunisce lavori di artisti tra cui Acquaviva, Biasi, Bellolli, Anton Giulio Bragaglia, Raffaele Castello, Ciardo, Primo Conti, Corona, Nicolaj Diulgheroff, Marcel Duchamp, Lajos Kassák, Michail Larionov, Bruno Munari, Peirce, Tulli e Lucio Venna.
Si tratta di un insieme significativo, capace di restituire la varietà delle esperienze artistiche legate alle avanguardie del Novecento. Attraverso differenti sensibilità e modalità espressive, il pubblico potrà avvicinarsi a un universo culturale nel quale la pittura dialoga con la parola, il segno grafico si trasforma in sperimentazione visiva e l’opera d’arte supera progressivamente i confini delle discipline tradizionali.
La raccolta esposta è anche il risultato di un lungo percorso di ricerca e collezionismo avviato da Giuseppe Morra nel 1971. Fu proprio in quell’anno che, insieme a Stelio Maria Martini e Luciano Caruso, Morra diede vita alla rivista Silence’s Wake, dedicata alle sperimentazioni delle avanguardie estetiche e filosofiche. Un’esperienza editoriale che testimonia un interesse precoce per i linguaggi più innovativi del Novecento e per figure come Gian Pietro Licini, considerato un precursore della neoavanguardia e un importante innovatore della poesia italiana.
Quella stagione di confronto intellettuale costituisce una delle radici del patrimonio oggi conservato dalla Fondazione. La mostra, infatti, non si limita alla presentazione delle opere, ma porta alla luce il valore degli archivi come luoghi di conoscenza e di ricerca, nei quali documenti, pubblicazioni e testimonianze permettono di ricostruire percorsi artistici spesso complessi e non sempre adeguatamente valorizzati.
Accanto ai dipinti, i visitatori potranno scoprire manifesti futuristi, riviste d’epoca, libri, fotografie e riproduzioni, materiali che raccontano l’intensità delle sperimentazioni artistiche e culturali del movimento. Particolare attenzione viene riservata a protagonisti come Francesco Cangiullo, Lucio Venna, Anton Giulio Bragaglia, Raffaele Castello, Stelio Maria Martini e Luciano Caruso, figure che, attraverso percorsi differenti, contribuirono alla trasformazione dei linguaggi espressivi del Novecento.
Tra queste personalità, Francesco Cangiullo occupa una posizione di particolare interesse per il legame tra Futurismo e Napoli. Nato nel capoluogo campano nel 1884, fu scrittore, poeta, artista e sperimentatore, tra gli interpreti più originali della ricerca futurista. La sua attività, sviluppata tra poesia visiva, teatro e parole in libertà, rappresenta una testimonianza importante della vitalità culturale napoletana. Celebre è anche la sua opera Piedigrotta, nella quale la festa popolare partenopea viene reinterpretata attraverso una sorprendente combinazione di segni, suoni, suggestioni tipografiche e invenzioni verbali.
Due pitture di Cangiullo appartenenti alla raccolta della Fondazione Morra si trovano attualmente in comodato d’uso presso il Museo Novecento a Castel Sant’Elmo, un particolare che sottolinea il dialogo tra differenti istituzioni culturali impegnate nella conservazione e nella valorizzazione del patrimonio artistico del territorio.
Uno degli aspetti più significativi della mostra riguarda inoltre l’apertura dell’Archivio bibliografico dedicato ad Arrigo Lora Totino, figura centrale della poesia sonora, concreta e visiva italiana e internazionale. La sua ricerca ha contribuito a modificare profondamente il concetto stesso di poesia, superando i confini della pagina scritta e trasformando la parola in materia sonora, gesto, ritmo e sperimentazione visiva.
Il percorso dedicato a Arrigo Lora Totino permette di comprendere come molte intuizioni delle avanguardie storiche abbiano continuato a svilupparsi nel corso del Novecento, alimentando esperienze artistiche nelle quali voce, corpo, immagine e suono diventano elementi di un unico processo creativo. L’apertura dell’archivio bibliografico rappresenta quindi un’opportunità importante per studiosi, studenti, ricercatori e appassionati interessati ad approfondire l’evoluzione della poesia sperimentale.
Un ulteriore spazio è dedicato all’Archivio Matteo D’Ambrosio, recentemente acquisito dalla Fondazione Morra attraverso una donazione degli eredi. La sezione, curata da Raffaella Morra, propone una prima organizzazione e presentazione dei materiali in vista di un futuro allestimento. Un passaggio che conferma la volontà dell’istituzione di ampliare progressivamente il proprio patrimonio documentario, rendendo disponibili nuove fonti per lo studio delle avanguardie e della cultura contemporanea.
La presenza di questi archivi attribuisce all’esposizione una dimensione che va oltre quella di una mostra tradizionale. I materiali bibliografici e documentari diventano strumenti attraverso i quali ricostruire relazioni, influenze e trasformazioni culturali. Ogni pubblicazione, ogni fotografia e ogni documento contribuiscono a delineare una storia nella quale l’arte non appare come un fenomeno isolato, ma come il risultato di un confronto continuo tra individui, movimenti e differenti forme di espressione.
Il racconto del Futurismo a Napoli si arricchisce anche attraverso il linguaggio cinematografico. Per l’occasione, infatti, l’Archivio Mario Franco di Casa Morra ha selezionato una serie di rari filmati storici, tra i quali Marinetti sul golfo di Napoli. Una testimonianza che aggiunge al percorso espositivo la dimensione delle immagini in movimento, offrendo un ulteriore punto di osservazione sulla presenza futurista nel capoluogo campano.
Il rapporto tra Futurismo e cinema rappresenta, del resto, uno degli aspetti più interessanti dell’avanguardia. La ricerca di nuovi linguaggi, il desiderio di superare le convenzioni narrative e l’attenzione verso il dinamismo delle immagini si inserirono pienamente nella visione di un movimento intenzionato a trasformare ogni ambito della produzione artistica. La selezione di filmati custoditi nell’Archivio Mario Franco consente di inserire questa sperimentazione in un contesto documentario più ampio, nel quale la memoria audiovisiva diventa parte integrante della ricerca storica.
L’esposizione si colloca nel percorso culturale che da decenni caratterizza l’attività della Fondazione Morra, impegnata nella conservazione, nello studio e nella diffusione delle esperienze più significative dell’arte contemporanea. Gli Archivi d’Artista della Fondazione comprendono fondi dedicati, tra gli altri, a Henri Chopin, Luca Maria Patella, Hermann Nitsch, Shozo Shimamoto, Julian Beck, Living Theatre e Nanni Balestrini.
Proprio a Nanni Balestrini Casa Morra ha dedicato il percorso di ricerca Millenanni, inserito in un più ampio lavoro di confronto tra esperienze artistiche autonome, ma capaci di dialogare attraverso linguaggi, sensibilità e modalità espressive differenti. È una visione che attraversa l’intera attività della Fondazione e che trova nella mostra dedicata al Futurismo un’ulteriore occasione di approfondimento.
La scelta di raccontare il primo e il secondo Futurismo attraverso il patrimonio degli archivi assume anche un valore culturale per Napoli. Significa riportare l’attenzione su una parte importante della storia artistica cittadina, evidenziando il contributo che il Mezzogiorno ha offerto alla nascita e allo sviluppo delle avanguardie. Significa, inoltre, mettere in relazione la memoria storica con il presente, offrendo alle nuove generazioni strumenti per comprendere come molte sperimentazioni contemporanee abbiano radici profonde nelle intuizioni degli artisti del secolo scorso.
L’iniziativa è realizzata con il contributo della Regione Campania – UOS 01 Promozione e valorizzazione delle attività artistiche e culturali, nell’ambito del Bando a sostegno di progetti di promozione culturale, previsto dalla Legge regionale 7/2003 per l’anno 2026.
Con “1° Futurismo e 2° Futurismo e Napoli”, Casa Morra conferma così il proprio ruolo di luogo di conservazione e produzione culturale, nel quale le opere non vengono semplicemente esposte, ma diventano occasioni per interrogare la storia e comprenderne le trasformazioni. Dal 23 ottobre al 31 dicembre 2026, la mostra offrirà al pubblico un percorso tra pittura, poesia, documenti e cinema, restituendo centralità alle esperienze futuriste maturate a Napoli e nel Mezzogiorno e riaffermando il valore degli archivi nella costruzione della memoria artistica collettiva.
L’appuntamento inaugurale è fissato per venerdì 23 ottobre 2026, dalle ore 17:00 alle 19:00, presso Casa Morra – Archivi d’Arte Contemporanea, in Salita San Raffaele 20/c, Napoli. L’esposizione resterà in programma fino al 31 dicembre 2026. Per ulteriori informazioni è possibile consultare i canali ufficiali della Fondazione Morra o scrivere a casamorra@fondazionemorra.org e info@fondazionemorra.org.
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