Napoli torna a essere un punto di riferimento per il cinema internazionale, la cultura e la riflessione politica con la seconda edizione di Manifesti per un cinema libero, la rassegna dedicata al Terzo Cinema che, dal 19 ottobre al 13 novembre 2026, propone un viaggio attraverso sessant’anni di storia cinematografica, tra film restaurati, incontri con registi, masterclass e approfondimenti culturali. Dopo l’inaugurazione con Il dio nero e il diavolo biondo di Glauber Rocha, il programma entra nel vivo con l’arrivo del regista e produttore tunisino Mohamed Challouf, protagonista degli appuntamenti del 23 ottobre, per poi proseguire con opere provenienti dal Libano e dall’India e concludersi a novembre con la presenza della cineasta argentina Laura Citarella e del regista e produttore Ezequiel Pierri.
Curata da Armando Andria e Gina Annunziata, la manifestazione è promossa e finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito della programmazione culturale 2026 e organizzata dall’Associazione culturale H12. Il progetto si sviluppa grazie a collaborazioni internazionali di particolare rilievo, tra cui la Fondazione Cineteca di Bologna, The Film Foundation, World Cinema Project e Association Jocelyne Saab, con l’obiettivo di restituire al pubblico capolavori del cinema africano, asiatico e sudamericano, spesso poco conosciuti dalle nuove generazioni.
Il cuore di Manifesti per un cinema libero a Napoli è la riscoperta del Terzo Cinema, un movimento culturale e cinematografico che ha trasformato le immagini in strumenti di emancipazione, denuncia e resistenza alle forme di dominio politico, economico e culturale. La rassegna non si limita alla proiezione di opere storiche, ma invita a interrogarsi sul significato contemporaneo del cinema indipendente, sul rapporto tra memoria e identità e sulla possibilità di costruire narrazioni alternative rispetto a quelle dominanti.
Uno degli appuntamenti più attesi è quello di venerdì 23 ottobre, quando Mohamed Challouf, regista e produttore tunisino impegnato nella valorizzazione del patrimonio audiovisivo africano e arabo, incontrerà il pubblico napoletano. Alle ore 10, presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, terrà la masterclass “Panafricanismo cinematografico: genealogie e restituzione di un patrimonio”, realizzata in collaborazione con la Scuola di cinema dell’Accademia.
Fondatore nel 2018 di Ciné-Sud Patrimoine, associazione dedicata al restauro e alla promozione del cinema africano e arabo, Challouf proporrà una riflessione sul significato politico della conservazione delle immagini e sulla necessità di restituire alle comunità la propria memoria cinematografica. Un tema che assume particolare importanza nel contesto della storia coloniale e postcoloniale, dove il controllo delle rappresentazioni ha spesso contribuito a determinare il modo in cui interi popoli sono stati raccontati e percepiti.
La masterclass sarà preceduta dalla proiezione del documentario Tahar Cheriaa à l’ombre du baobab (2015), diretto dallo stesso Mohamed Challouf e dedicato alla figura di Tahar Cheriaa, considerato uno dei padri del panafricanismo cinematografico. Fondatore nel 1966 delle Giornate Cinematografiche di Cartagine, Cheriaa ha contribuito in maniera determinante alla costruzione di uno spazio culturale autonomo per il cinema africano. Attraverso il racconto della sua vita e delle sue relazioni con pionieri come Ousmane Sembène e Moustapha Alassane, il documentario ricostruisce una stagione fondamentale per l’affermazione di uno sguardo cinematografico capace di raccontare l’Africa dall’interno, superando interpretazioni e stereotipi di origine coloniale.
La giornata del 23 ottobre proseguirà alle ore 21 al Multicinema Modernissimo di Napoli, dove Mohamed Challouf introdurrà la proiezione di L’uomo di cenere (1986), opera prima del regista tunisino Nouri Bouzid. Il film rappresenta uno dei momenti più significativi del nuovo cinema tunisino, grazie alla capacità di affrontare temi sociali e culturali rimasti a lungo esclusi dal dibattito pubblico.
Ambientato nella città di Sfax, nella Tunisia degli anni Ottanta, L’uomo di cenere racconta una realtà segnata da contraddizioni, silenzi e profonde ferite individuali e collettive. Attraverso una narrazione intensa e coraggiosa, Bouzid affronta questioni delicate come la repressione dell’omosessualità, gli abusi sui minori e il peso delle convenzioni sociali, portando sullo schermo problematiche considerate tabù in gran parte del mondo arabo.
La vicenda personale del regista contribuisce a spiegare la forza politica della sua opera. Nouri Bouzid fu infatti incarcerato dal governo tunisino dal 1973 al 1979 per la sua militanza nel gruppo di sinistra radicale GEAST, vivendo un’esperienza di detenzione e tortura destinata a segnare profondamente la sua sensibilità artistica. Presentato al Festival di Cannes e successivamente premiato con il Tanit d’Or alle Giornate Cinematografiche di Cartagine, L’uomo di cenere si è affermato come una delle opere fondamentali del cinema tunisino contemporaneo. A Napoli sarà proposto nella versione restaurata nel 2025 dalla Cineteca di Bologna, in collaborazione con Cinétéléfilms e la Cinémathèque royale de Belgique.
Il viaggio cinematografico proseguirà lunedì 26 ottobre, alle ore 19, sempre al Multicinema Modernissimo, con The Razor’s Edge (1985) della regista libanese Jocelyne Saab, figura centrale del cinema documentario e militante del Medio Oriente. Dopo essersi affermata tra il 1976 e il 1982 con la cosiddetta Trilogia di Beirut, una serie di documentari dedicati alla guerra civile libanese, Saab affrontò il cinema di finzione raccontando una storia d’amore impossibile ambientata nella Beirut Ovest devastata dal conflitto.
Scritto insieme allo sceneggiatore Gérard Brach, già collaboratore di importanti autori europei come Marco Ferreri, Michelangelo Antonioni e Roman Polanski, The Razor’s Edge restituisce il dramma di una città attraversata dalla violenza, senza rinunciare alla dimensione intima dei sentimenti e delle relazioni umane. Presentato nel 1985 alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, il film sarà proiettato nel restauro in 4K realizzato nel 2025 dall’Association Jocelyne Saab, insieme alla Cinémathèque suisse e alla Cinémathèque québécoise, che ha permesso di recuperare la versione originale concepita dall’autrice.
A introdurre la proiezione sarà Iain Chambers, professore emerito di Studi culturali e postcoloniali dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, la cui partecipazione contribuirà ad approfondire il rapporto tra cinema, conflitti, memoria storica e rappresentazione delle identità culturali.
Il dialogo tra immagini e riflessione accademica continuerà mercoledì 28 ottobre, alle ore 12:30, presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, con il seminario “Cinema, politica e questioni di genere: uno sguardo transnazionale”. L’incontro vedrà la partecipazione di Sara Borrillo, Alessia Carnevale, Iain Chambers ed Ersilia Francesca, chiamati a confrontarsi sull’eredità delle pratiche cinematografiche militanti e sul loro rapporto con le nuove forme di attivismo artistico e di genere.
Realizzato in collaborazione con MEGAMAPS – Mapping Emerging Gender Artivism in the Mediterranean Arab Public Space, progetto dell’Orientale, il seminario offrirà l’occasione per riflettere su come il cinema possa ancora oggi rappresentare uno strumento di elaborazione critica delle disuguaglianze, delle marginalità e delle soggettività escluse dalle narrazioni prevalenti. Un confronto che collega idealmente le esperienze storiche del Terzo Cinema alle battaglie culturali contemporanee.
Venerdì 30 ottobre, alle ore 21, la rassegna tornerà al Multicinema Modernissimo con Report to Mother (1986), ultimo film del regista indiano John Abraham, considerato una figura di culto del Nuovo Cinema Indiano e uno degli esponenti più radicali del cinema indipendente asiatico.
Prodotto dall’Odessa Collective attraverso una raccolta fondi popolare condotta villaggio per villaggio, Report to Mother costituisce un esempio significativo di cinema realizzato attraverso la partecipazione diretta delle comunità. Il film, ambientato nel Kerala degli anni Ottanta, ricostruisce la parabola del movimento naxalita, legato alla ribellione indiana di ispirazione maoista, utilizzando un linguaggio cinematografico che intreccia finzione, memoria e materiali d’archivio.
Il bianco e nero, l’utilizzo della macchina da presa a mano e il rapporto diretto con la realtà sociale richiamano l’eredità del Terzo Cinema e la lezione del maestro Ritwik Ghatak. Considerato uno dei vertici del Parallel Cinema indiano, Report to Mother sarà presentato nel restauro in 4K della Film Heritage Foundation, già proposto a Cannes Classics nel maggio 2026. A introdurre il film sarà Alessandra Cianelli, artista e ricercatrice legata al Centro Studi Postcoloniali e di Genere dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale.
Dopo gli appuntamenti di ottobre, Manifesti per un cinema libero riprenderà lunedì 9 novembre con un’altra protagonista del cinema d’autore internazionale: Laura Citarella. La regista argentina sarà a Napoli per presentare, alle ore 19 al Multicinema Modernissimo, la prima parte di Trenque Lauquen, opera del 2022 apprezzata alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e considerata un esempio originale delle possibilità espressive del cinema indipendente contemporaneo.
Il film nasce dall’esperienza di El Pampero Cine, collettivo produttivo argentino fondato nel 2002 a Buenos Aires, che ha costruito un modello cinematografico alternativo alle logiche industriali tradizionali. Al centro del suo metodo di lavoro si trovano la collaborazione tra artisti, l’indipendenza dalle forme convenzionali di finanziamento e la sperimentazione narrativa, elementi che stabiliscono una relazione ideale tra le pratiche del Terzo Cinema storico e le nuove forme di produzione cinematografica.
La presenza di Laura Citarella sarà accompagnata da un importante percorso formativo. Dal 10 al 13 novembre, la regista condurrà insieme a Ezequiel Pierri, produttore, regista e interprete di Trenque Lauquen, il workshop gratuito “L’avventura del filmare”, rivolto a dodici filmmaker under 35 selezionati attraverso un bando.
Il laboratorio, curato da Ladoc, offrirà ai partecipanti la possibilità di confrontarsi direttamente con il metodo creativo di El Pampero Cine. Partendo da una situazione reale, i giovani autori saranno guidati nella costruzione di un possibile progetto cinematografico, attraverso un processo che privilegia l’esperienza pratica, la ricerca collettiva e il dialogo tra realtà e immaginazione.
L’iniziativa si inserisce nel percorso di formazione portato avanti da Ladoc, che negli ultimi anni ha coinvolto registi di fama internazionale come Béla Tarr, Mohsen Makhmalbaf, Michelangelo Frammartino e Ali Asgari, contribuendo ad ampliare le opportunità di confronto per le nuove generazioni di cineasti.
La seconda edizione di Manifesti per un cinema libero a Napoli si concluderà venerdì 13 novembre con una giornata particolarmente ricca. Alle ore 10:30, presso l’Accademia di Belle Arti, Laura Citarella ed Ezequiel Pierri saranno protagonisti di una masterclass moderata da Andrea Inzerillo, direttore artistico del Sicilia Queer filmfest. L’incontro permetterà di approfondire il loro percorso creativo e di conoscere i principi di un modello produttivo fondato sulla libertà artistica e sulla collaborazione.
Alle ore 21, al Multicinema Modernissimo, sarà infine proiettata la seconda parte di Trenque Lauquen, seguita da un incontro tra Laura Citarella e il pubblico. Un momento conclusivo che offrirà agli spettatori l’opportunità di dialogare direttamente con una delle voci più originali del cinema argentino contemporaneo.
Tutte le opere in programma saranno presentate in versione originale con sottotitoli in italiano, per preservare l’autenticità delle interpretazioni e dei linguaggi cinematografici. Il biglietto per le proiezioni al Multicinema Modernissimo ha un costo di 5 euro, una scelta che favorisce l’accessibilità a una proposta culturale di alto profilo internazionale.
Attraversando continenti, epoche e sensibilità artistiche differenti, Manifesti per un cinema libero conferma il ruolo di Napoli come luogo di incontro tra culture, linguaggi e prospettive critiche. Dalla Tunisia al Libano, dall’India all’Argentina, la rassegna costruisce un itinerario che mette in relazione il passato e il presente del cinema militante, dimostrando come le immagini possano ancora rappresentare un mezzo per interrogare la realtà, custodire la memoria e immaginare nuove possibilità di libertà.
La manifestazione restituisce così alla città non soltanto un calendario di proiezioni e incontri, ma un’occasione di partecipazione culturale e di riflessione collettiva sul valore dell’arte cinematografica. Un percorso che ricorda quanto il cinema possa essere, oltre che racconto e intrattenimento, uno strumento di conoscenza, testimonianza e trasformazione sociale.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
