Una mattinata di memoria, commozione e impegno civile, con i bambini protagonisti di un messaggio di speranza contro la camorra. A Cardito, giovedì 22 ottobre 2026, il Giardino della Legalità del Plesso Centrale del 1° Circolo Didattico ha ospitato una cerimonia dedicata a Pasquale “Lino” Romano, il giovane operaio di trent’anni ucciso il 15 ottobre 2012 a Marianella, nella periferia nord di Napoli, perché scambiato dai sicari della camorra per un’altra persona. Una tragedia che, a quattordici anni di distanza, continua a segnare profondamente la sua famiglia e l’intera comunità, ma che rappresenta anche un richiamo alla responsabilità collettiva, alla giustizia e all’importanza di educare le nuove generazioni al rispetto della vita e delle regole.
L’iniziativa, fortemente voluta dalla dirigente scolastica Rosa Stabile, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, insegnanti, personale scolastico, alunni e familiari di Lino in un momento di partecipazione che ha trasformato il ricordo in un’occasione concreta di educazione civica. Alla commemorazione hanno preso parte il vicesindaco della Città Metropolitana di Napoli, Giuseppe Cirillo, il sindaco di Cardito, Nunzio Raucci, i genitori del giovane, Rita e Giuseppe, e sua sorella. Un incontro nel quale il dolore privato di una famiglia è diventato patrimonio di una comunità determinata a non dimenticare una delle tante vittime innocenti della criminalità organizzata.
Particolarmente significativo l’intervento di Giuseppe Cirillo, che ha portato ai presenti anche il saluto del sindaco metropolitano Gaetano Manfredi, scegliendo di rivolgersi soprattutto agli alunni delle scuole elementari. Il suo messaggio ha posto al centro il ruolo dell’istruzione nella costruzione di una società più giusta, sottolineando come il contrasto alla cultura camorristica debba partire proprio dai luoghi nei quali si formano le coscienze dei cittadini di domani.
«Ricordare Lino significa raccontare ai nostri bambini che la legalità è una scelta quotidiana, e che comincia tra i banchi di scuola», ha dichiarato Cirillo, ricordando la vita semplice e onesta del giovane operaio, spezzata dalla violenza di chi pretendeva di decidere il destino degli altri. «Lino era un operaio di trent’anni, un ragazzo perbene, e un errore crudele di chi si crede padrone della vita degli altri gli ha tolto tutto. I suoi sogni, il suo futuro. Alla sua famiglia dico che non è sola: la comunità le è vicina, e questa mattina lo ha dimostrato con le voci dei più piccoli».
Parole che restituiscono il senso di una commemorazione pensata non soltanto per ricordare una giovane vita spezzata, ma anche per ribadire che la memoria delle vittime innocenti della camorra costituisce uno strumento fondamentale nella diffusione della cultura della legalità. Un percorso che richiede continuità, coinvolgimento e soprattutto la capacità di trasformare le testimonianze del passato in insegnamenti per il presente.
La storia di Pasquale “Lino” Romano resta una delle pagine più dolorose della criminalità organizzata nell’area napoletana. La sera del 15 ottobre 2012 il giovane, originario di Cardito e completamente estraneo agli ambienti camorristici, si trovava nel quartiere Marianella dopo aver fatto visita alla fidanzata. Aveva davanti a sé progetti, affetti e una vita da costruire attraverso il lavoro. Ma mentre raggiungeva la propria automobile fu investito da quattordici colpi di pistola esplosi dai killer impegnati in una faida tra gruppi criminali.
I sicari lo avevano scambiato per il vero destinatario dell’agguato. Un tragico scambio di persona che trasformò un ragazzo innocente nel bersaglio di una violenza spietata, privandolo del futuro e lasciando i suoi cari davanti a una perdita impossibile da colmare. L’omicidio suscitò indignazione e sgomento, diventando uno dei simboli delle conseguenze devastanti della camorra anche sulla vita di persone del tutto estranee alle organizzazioni criminali.
Sul piano giudiziario, nel novembre 2013 arrivò la condanna all’ergastolo per Salvatore Baldassarre, riconosciuto come esecutore materiale dell’omicidio e che aveva ammesso le proprie responsabilità davanti ai giudici. Una sentenza importante nel percorso di accertamento della verità, ma incapace, naturalmente, di restituire alla famiglia ciò che la violenza le aveva portato via.
Proprio sul rapporto tra giustizia e memoria si è soffermato nuovamente il vicesindaco Cirillo, ricordando che la responsabilità di costruire una società libera dalla sopraffazione non può esaurirsi nell’attività dei tribunali e delle forze dell’ordine. «La giustizia compie il proprio lavoro nei tribunali, mentre la memoria è un compito che appartiene a tutti noi», ha sottolineato, invitando i più piccoli a rispettare il prossimo, osservare le regole della convivenza civile e non rimanere indifferenti davanti alle ingiustizie.
Il rappresentante della Città Metropolitana ha quindi ribadito l’impegno dell’ente, che comprende novantadue comuni, ad affiancare scuole, insegnanti e famiglie nella promozione dell’educazione alla legalità. Un impegno che assume particolare valore in territori nei quali la criminalità organizzata ha lasciato ferite profonde, ma nei quali esistono anche comunità, istituzioni e realtà educative impegnate quotidianamente nella costruzione di alternative fondate sul rispetto, sulla solidarietà e sulla partecipazione.
Tra i momenti più intensi della cerimonia, la testimonianza di Giuseppe, padre di Lino, che insieme alla moglie Rita ha scelto di non lasciare che il dolore si trasformasse in silenzio. La famiglia Romano continua infatti a custodire e condividere il ricordo del giovane, portando soprattutto nelle scuole un messaggio di legalità e di speranza.
«Da quel giorno la nostra vita è cambiata – ha raccontato il padre – e ogni giorno non possiamo non pensare a Lino e non tornare a quei momenti. A volte ci sembra di vivere per finta, di andare avanti per inerzia». Una confessione dolorosa, che esprime il peso di un’assenza destinata ad accompagnare per sempre la quotidianità dei suoi cari.
Eppure, accanto alla sofferenza, rimane la volontà di reagire e di offrire alle nuove generazioni una testimonianza capace di generare consapevolezza. «Tuttavia abbiamo trovato la forza per reagire e per testimoniare la necessità di vivere in condizioni di legalità. Occasioni come queste ci riempiono l’anima e ci consentono di trasformare il nostro dolore in un messaggio di speranza, soprattutto per le giovani generazioni», ha aggiunto Giuseppe Romano.
È proprio questa capacità di trasformare una tragedia personale in un impegno condiviso a conferire un significato particolare alla commemorazione. La presenza dei genitori e della sorella di Lino ha ricordato ai bambini che dietro ogni nome di una vittima innocente della camorra esistono una storia, una famiglia, sogni interrotti e legami che nessuna sentenza potrà ricostruire completamente.
I veri protagonisti della mattinata sono stati, però, gli alunni del 1° Circolo Didattico di Cardito. Attraverso un flash mob carico di significato, le bambine e i bambini hanno deposto sul pavimento piccoli sassi dipinti con colori vivaci e messaggi dedicati alla legalità, componendo simbolicamente un giardino di pietre. Un gesto semplice, accompagnato dalle note della canzone Le tasche piene di sassi di Jovanotti, che ha dato forma a un’immagine di memoria collettiva, partecipazione e speranza.
Ogni pietra è diventata un simbolo, ogni messaggio un invito a scegliere da che parte stare. Attraverso questa rappresentazione, i bambini hanno dimostrato come anche i più piccoli possano contribuire, con la forza delle parole e dei gesti, a costruire una cultura contraria alla violenza, all’omertà e all’indifferenza.
Accanto al flash mob, gli alunni hanno realizzato cartelloni con pensieri e riflessioni sul valore della giustizia e del rispetto reciproco. Su uno di questi campeggiava una frase particolarmente significativa: «Siamo troppo piccoli per capire, ma abbastanza grandi per scegliere da che parte stare». Poche parole che hanno racchiuso il messaggio più importante dell’intera giornata, ricordando come l’educazione alla legalità non debba attendere l’età adulta, ma possa cominciare fin dall’infanzia.
La scuola si conferma così uno dei principali presìdi nella formazione di cittadini consapevoli, capaci di riconoscere l’ingiustizia, rifiutare ogni forma di prepotenza e comprendere che la legalità non è un concetto astratto, ma un insieme di comportamenti da praticare quotidianamente. Il Giardino della Legalità dedicato a Lino Romano diventa, in questa prospettiva, non soltanto un luogo fisico nel quale custodire un ricordo, ma uno spazio educativo capace di mantenere viva una testimonianza e di trasmetterla alle nuove generazioni.
La commemorazione del 22 ottobre ha ribadito anche l’importanza del legame tra istituzioni, scuola e famiglie nella lotta contro la camorra. Ricordare una vittima innocente significa impedire che il trascorrere del tempo cancelli la gravità di quanto accaduto, ma anche interrogarsi su ciò che ciascuno può fare affinché simili tragedie non si ripetano.
Per Rita, Giuseppe e per tutti coloro che hanno conosciuto e amato Lino, nessuna cerimonia potrà cancellare il vuoto lasciato dalla sua morte. Ma vedere tanti bambini riuniti attorno al suo nome, impegnati a parlare di rispetto, libertà e giustizia, rappresenta una testimonianza concreta di come il ricordo possa continuare a produrre consapevolezza.
A Cardito, quattordici anni dopo quel terribile 15 ottobre 2012, il nome di Pasquale “Lino” Romano continua a vivere nelle parole della sua famiglia, nell’impegno delle istituzioni e soprattutto nelle voci degli alunni. Un messaggio che va oltre i confini della città e ricorda a tutti che la lotta alla camorra si combatte anche attraverso la memoria, l’educazione e il coraggio delle scelte quotidiane.
E in quel giardino di pietre colorate, costruito dalle mani dei bambini, il ricordo di Lino è diventato ancora una volta un seme di speranza per un futuro nel quale nessun innocente debba più pagare con la propria vita la violenza della criminalità organizzata.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)




