di Ferdinando Capuozzo
Immaginate di aver lavorato duramente per risanare i conti di casa, aumentato le entrate e ridotto una parte consistente dei debiti, senza però poter utilizzare liberamente le risorse recuperate. È il paradosso che oggi vive il Comune di Napoli, impegnato in un percorso di riequilibrio finanziario che, pur producendo risultati concreti, continua a essere sottoposto a rigidi vincoli.
Dopo anni difficili, Palazzo San Giacomo registra numeri significativi. Il disavanzo è passato da circa 2,2 miliardi di euro a fine 2021 a circa 1,4 miliardi nel 2025, con un miglioramento superiore agli 800 milioni. Nello stesso periodo l’indebitamento complessivo è diminuito da circa 2,8 a 2 miliardi di euro. Due indicatori diversi, ma entrambi sintomatici di un rafforzamento degli equilibri finanziari e patrimoniali dell’ente.
A sostenere questo percorso ha contribuito anche l’attività della società di riscossione Napoli Obiettivo Valore (NOV), che in tre anni ha lavorato quasi due milioni di pratiche e recuperato oltre 350 milioni di euro. Sul fronte tributario sono stati recuperati oltre 43 milioni di evasione TARI e quasi 24 milioni di IMU. A ciò si aggiunge la crescita delle entrate legate al turismo, con un gettito dell’imposta di soggiorno ormai superiore ai 50 milioni annui.
I risultati, tuttavia, non si traducono automaticamente in nuove risorse disponibili per servizi e investimenti. Lo status di ente in predissesto e gli obblighi previsti dal piano di riequilibrio impongono infatti che una quota rilevante delle maggiori entrate sia destinata al consolidamento degli equilibri di bilancio e agli accantonamenti prudenziali richiesti dalla normativa contabile.
In questo quadro assume particolare importanza il Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (FCDE), uno strumento che tutela il bilancio dal rischio di mancata riscossione dei crediti. Non si tratta di un semplice “conto congelato”, ma di un meccanismo di garanzia che limita la quota di risorse immediatamente disponibile per nuova spesa.
Forte dei risultati conseguiti, l’amministrazione guarda ora all’uscita anticipata dal predissesto. Se il traguardo inizialmente previsto era il 2032, l’assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta indica il 2030 come obiettivo realistico, mentre il sindaco Gaetano Manfredi punta al 2029.
La questione, però, va oltre i numeri di Napoli. Quando un ente locale dimostra di procedere più velocemente del previsto lungo il percorso di risanamento, è giusto che i vincoli rimangano immutati oppure dovrebbero essere progressivamente allentati? È una domanda che riguarda il delicato equilibrio tra rigore contabile, autonomia degli enti e capacità di restituire rapidamente ai cittadini i benefici di una gestione virtuosa.
