Autore: Facciamo bene i conti di Ferdinando Capuozzo

di Ferdinando Capuozzo Ventisei miliardi di euro di illusioni, compromessi al ribasso e slogan elettorali spacciati per riforme strutturali. La legge di bilancio licenziata dal Consiglio dei Ministri, il 28 ottobre 2026, si rivela per quello che è: un esercizio di sopravvivenza politica che non affronta le vere emergenze del Paese. A fare le spese di questo teatrino sono, ancora una volta, le fasce socialmente ed economicamente più vulnerabili, mentre al ceto medio vengono elargite mere manciate di coriandoli fiscali. L’emblema di questa manovra è il tanto decantato intervento sull’Irpef. La retorica di governo parlava di un taglio rivoluzionario per…

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di Ferdinando Capuozzo L’invecchiamento demografico non è un’emergenza improvvisa, ma una certezza strutturale. Eppure, il nostro sistema di protezione sociale continua ad affrontarlo con un approccio drammaticamente obsoleto. Per decenni, il welfare si è strutturato attorno a un modello di tipo riparativo: una macchina complessa e costosa, progettata per intervenire quasi esclusivamente a valle, ossia quando il danno alla salute o la perdita dell’autosufficienza si sono già verificati. Ospedalizzazioni d’urgenza, trattamenti farmacologici prolungati e ricoveri in strutture residenziali rappresentano la risposta standard a un declino intercettato sempre troppo tardi. I segnali del cedimento strutturale sono sotto gli occhi di tutti.…

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di Ferdinando Capuozzo Ci sono numeri che raccontano il Paese più di molti discorsi parlamentari. Numeri che parlano di ciò che si vede e soprattutto di ciò che continua a rimanere nell’ombra. L’ultimo rapporto dell’Istat sull’economia non osservata, pubblicato dall’ISTAT il 16 ottobre scorso, ci consegna una fotografia che merita attenzione: nel 2024 il valore complessivo dell’economia sommersa e illegale raggiunge i 218,2 miliardi di euro. Una cifra enorme, pari al 9,9% del Pil nazionale. A prima vista si potrebbe parlare di miglioramento. L’incidenza sul prodotto interno lordo scende infatti dal 10,2% al 9,9%, grazie a una crescita dell’economia ufficiale…

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di Ferdinando Capuozzo C’è un errore ricorrente che attraversa la finanza pubblica italiana e che finisce per influenzare molte decisioni politiche: scambiare un costo per una perdita e un investimento per una spesa improduttiva. Accade ogni volta che un Comune finanzia un laboratorio culturale, un centro per anziani, un progetto educativo o un’iniziativa di inclusione sociale. Nel bilancio quell’intervento compare semplicemente come un’uscita. Un numero preceduto dal segno meno. Per la contabilità tradizionale il giudizio è immediato: si è speso denaro. Ma la realtà economica è più complessa della sua rappresentazione contabile. La ragioneria pubblica misura con precisione ciò che…

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di Ferdinando Capuozzo C’è un principio che vale tanto per la finanza pubblica quanto per le istituzioni democratiche: la qualità di un sistema dipende dalle regole che ne disciplinano il funzionamento. Un bilancio opaco genera sfiducia negli investitori; una legge elettorale percepita come squilibrata incrina il patto di fiducia tra cittadini e Stato. Per questo merita attenzione l’iniziativa della Rete per un voto libero e uguale, che ha annunciato 30 ricorsi alla Corte Costituzionale per contestare il cosiddetto Melonellum. Al di là dello scontro politico, la vicenda costringe a fare i conti con una domanda fondamentale: quanto pesa oggi il…

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di Ferdinando Capuozzo Ci sono numeri che, letti di sfuggita sulle agenzie di stampa, offrono l’alibi perfetto per la narrazione del «va tutto bene». E ci sono numeri che, se analizzati con la dovuta accuratezza contabile e senza paraocchi ideologici, rivelano la reale consistenza delle cose. L’ultima Nota informativa dell’Istat sui conti economici del secondo trimestre del 2026 appartiene rigorosamente alla seconda categoria. La cifra civetta è quel +0,2% di crescita del Prodotto interno lordo rispetto al trimestre precedente (+1,0% su base annua, con una crescita acquisita per il 2026 che si attesta allo 0,8%). Un decimalino con il segno…

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di Ferdinando Capuozzo I numeri, quando messi in fila senza retorica, raccontano la realtà meglio di qualsiasi discorso politico. Il Decreto del Ministero dell’Economia del 31 agosto 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 settembre, offre una fotografia nitida delle profonde fratture che attraversano la finanza locale italiana. A Milano la capacità fiscale pro capite sfiora i 758 euro per abitante, mentre a Napoli supera di poco i 370 euro, circa la metà. Se si osservano i valori estremi, il divario diventa abissale: dagli oltre 8.300 euro pro capite di Portofino agli appena 81 euro di San Procopio, in Calabria.…

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di Ferdinando Capuozzo Un gigante di cemento, acciaio e turbine che per un secolo ha dettato il ritmo del respiro di chi gli vive attorno. In questi giorni è stato presentato il nuovo Masterplan 2035 dell’Aeroporto di Napoli Capodichino: oltre 250 milioni di euro di investimenti, un nuovo terminal intercontinentale, un’area cargo all’avanguardia, un airport hotel e nuove vie di accesso. Nelle parole del presidente della Regione Campania Roberto Fico, del sindaco Gaetano Manfredi, dei vertici ENAC e dell’AD di Gesac Roberto Barbieri, risuona il mantra dello sviluppo sostenibile, della modernizzazione, di una Napoli proiettata a capitale europea. Tutto inappuntabile.…

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di Ferdinando Capuozzo Ci sono momenti in cui la storia economica di un Paese cambia direzione senza fare rumore. Non servono annunci solenni: basta un documento, un’offerta, una sigla OPAS (Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio) per capire che qualcosa, nel cuore della finanza pubblica italiana, si è trasformato. L’operazione con cui Poste Italiane punta al controllo di TIM è uno di questi passaggi. Il gesto più semplice e quotidiano (il cittadino che deposita cento euro allo sportello, fidandosi di un sistema percepito come vicino allo Stato) entra simbolicamente in relazione con i cavi sotterranei, i data center, le reti…

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di Ferdinando Capuozzo È bastato un +0,4% di revisione sulla stima del PIL 2026 per far tirare un sospiro di sollievo ai palazzi della politica e dell’economia finanziaria. L’Ufficio Parlamentare di Bilancio alza l’asticella della crescita allo 0,9% e subito scatta la narrazione della “resilienza” e della “capacità di tenuta” dell’economia italiana di fronte alle tempeste geopolitiche. Ma a chi serve davvero festeggiare questi decimali quando l’esperienza quotidiana delle persone racconta una storia diametralmente opposta? Siamo vittime, ormai da decenni, del dogma del Prodotto Interno Lordo: un indicatore contabile ideato per misurare la produzione industriale, tragicamente trasformato nella bussola unica…

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