La chiusura temporanea dell’aeroporto di Napoli-Capodichino, prevista dal 19 gennaio al 1° marzo 2026 per il rifacimento completo della pista di volo, rappresenta un momento storico di riflessione per il futuro della mobilità aerea in Campania. In questa finestra di tempo si riaccende l’attenzione su una struttura da anni al centro di dibattiti mai del tutto risolti: l’aeroporto di Grazzanise, in provincia di Caserta. Con una pista di oltre 3000 metri già operativa e una collocazione strategica – più vicino a Napoli rispetto a Salerno – Grazzanise si presenta oggi come una risposta concreta, non solo all’emergenza logistica, ma a una visione strategica del trasporto aereo nel Mezzogiorno.
Il precedente storico esiste ed è significativo: nel novembre del 1992, durante la sostituzione del manto di asfalto della pista partenopea, Grazzanise accolse l’intero traffico aereo dello scalo napoletano dal 2 al 15 novembre. Un successo tecnico, spesso dimenticato, che dimostrò l’efficacia operativa di uno scalo oggi più attrezzato e più facilmente accessibile. Con il recente via libera del Ministero della Difesa all’uso duale civile-militare, concesso nell’aprile 2025, il contesto è radicalmente cambiato: non si tratta più solo di tamponare un’assenza temporanea, ma di attivare una nuova centralità aeroportuale per l’intera regione.
Tra i promotori più attivi del rilancio c’è Giovanni Bo, Presidente della Sezione Turismo di Confindustria Caserta, da anni impegnato a dare voce alle potenzialità del territorio. Secondo Bo, si tratta di “un’opportunità storica, non solo per offrire una valida alternativa in caso di chiusure o congestioni del sistema aeroportuale, ma per attivare in modo permanente uno scalo che può servire non solo la Terra di Lavoro, ma anche il Basso Lazio, il Molise, il Sannio e l’area a nord di Napoli”. Il territorio, prosegue, è servito da una rete ferroviaria e autostradale che rendono Grazzanise altamente competitivo e funzionale, anche rispetto alla crescente domanda turistica e commerciale.
Il potenziale dello scalo casertano, infatti, va ben oltre i voli di linea. Si parla di voli charter e low cost, ma anche di una funzione logistica di rilievo. Grazzanise potrebbe diventare una piattaforma di lancio per l’export agroalimentare della Campania interna, valorizzando eccellenze come la mozzarella di bufala campana DOP, i vini locali, l’ortofrutta e i prodotti trasformati. Un nodo strategico per il commercio internazionale, che rafforza la competitività delle imprese del territorio.
In questo contesto, il ruolo della Regione Campania è fondamentale. La regia istituzionale ha già permesso di attivare Salerno-Costa d’Amalfi come scalo ausiliario per i lavori su Capodichino. Tuttavia, è evidente come una visione più ampia debba puntare alla valorizzazione permanente di Grazzanise come terzo aeroporto civile della Campania. Non un semplice supporto, ma un protagonista attivo nella rete infrastrutturale del Sud, capace di alleggerire la pressione su Napoli, migliorare l’accessibilità ai territori interni e garantire uno sviluppo più armonico.
Oggi, più che mai, la lezione del 1992 torna utile. Allora lo scalo di Grazzanise si dimostrò all’altezza della sfida. Oggi, dopo oltre trent’anni, con una nuova cornice politica, tecnica e normativa, ha tutte le carte in regola per spiccare finalmente il volo. E diventare il simbolo di un Mezzogiorno che non attende più, ma agisce.
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