La sentenza della Corte Costituzionale sugli affitti brevi segna un punto di svolta nel rapporto tra turismo, diritto all’abitare e autonomia degli enti locali. Con la decisione depositata a dicembre 2025, la Consulta ha respinto il ricorso del Governo contro la normativa della Regione Toscana, riconoscendo la legittimità dei limiti che Regioni e Comuni possono introdurre sulle locazioni turistiche di breve durata nelle aree a forte pressione abitativa e turistica.
Secondo i giudici costituzionali, la regolazione degli affitti brevi rientra nelle competenze regionali in materia di turismo e governo del territorio e non viola né il diritto di proprietà né la libertà d’impresa, purché le misure siano motivate da un interesse pubblico chiaro. Tra questi, la tutela della residenzialità, l’equilibrio sociale dei centri storici e il contenimento degli effetti dell’overtourism. La Corte chiarisce così che gli affitti brevi non sono un’attività “neutra”: il loro impatto sul mercato immobiliare e sulla vita urbana può giustificare interventi selettivi e territoriali.
La decisione rafforza il ruolo dei Comuni, soprattutto nelle grandi città e nei centri storici ad alta densità turistica, che ora dispongono di una base giuridica più solida per introdurre regolamenti, limiti di zona o criteri specifici. Allo stesso tempo, la sentenza riaccende il dibattito politico sulla necessità di una cornice normativa unitaria.
Da Napoli, il sindaco Gaetano Manfredi, presidente dell’ANCI, ha commentato la pronuncia sottolineando l’urgenza di un intervento coordinato a livello nazionale. «Dopo la decisione della Consulta servono più poteri ai Comuni, ma è necessaria una norma quadro nazionale», ha dichiarato Gaetano Manfredi, come riportato da Repubblica, evidenziando il rischio di una frammentazione regolatoria tra territori se ogni amministrazione locale procederà in ordine sparso.
Il nodo resta quello di conciliare due esigenze apparentemente opposte: da un lato il peso economico del turismo e delle piattaforme digitali di locazione breve, dall’altro la crescente difficoltà per residenti e famiglie di accedere a un’abitazione nelle città più attrattive. Firenze, Venezia, Roma e Napoli condividono dinamiche simili, con quartieri sempre più orientati all’uso turistico e sempre meno abitati stabilmente.
Nel panorama europeo, molte capitali hanno già adottato restrizioni agli affitti brevi attraverso leggi nazionali chiare e sistemi di controllo centralizzati. La sentenza della Corte Costituzionale colloca ora anche l’Italia su questa traiettoria, ma lascia aperta una scelta politica decisiva: affidarsi esclusivamente alle iniziative locali oppure costruire una strategia nazionale che definisca regole omogenee e lasci ai Comuni margini di adattamento.
La pronuncia della Consulta non chiude il confronto, ma lo rilancia. Il tema degli affitti brevi entra così definitivamente nell’agenda delle politiche urbane, non più come questione marginale di mercato, ma come snodo centrale per il futuro delle città italiane.
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(foto da Ufficio stampa Comune di Napoli)
