La fotografia della sanità italiana scattata dal AGENAS nel suo rapporto PNE 2025 rivela un sistema ancora profondamente spaccato tra Nord e Sud. Su 1.117 strutture pubbliche e private per acuti analizzate, solo 15 ospedali — meno del 2% — emergono come “eccellenze” su scala nazionale, avendo ottenuto valutazioni alte o molto alte in almeno 6 delle 8 aree cliniche monitorate.
Tra questi 15, solo una struttura si trova al Sud: la Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, che risulta quindi l’unico ospedale meridionale riconosciuto “top” da AGENAS.
Tuttavia, la realtà in Campania — e in molte altre regioni del Mezzogiorno — racconta una storia diversa. Il rapporto evidenzia che 51 ospedali in Campania non superano gli standard di qualità minimi, il dato peggiore in Italia per numero assoluto.
Tra le criticità segnalate: carente qualità in aree fondamentali come la cardiologia, la chirurgia oncologica complessa, la gestione materno-infantile e l’appropriatezza clinica, ma anche problemi strutturali come tempi di attesa lunghi, degenze protratte, scarsa efficienza organizzativa e carenza di personale.
Un’altra nota dolente è quella dei costi delle degenze: secondo i dati più recenti, alcune strutture al Sud — in particolare nella provincia di Napoli — risultano tra le più costose d’Italia per giornata di ricovero, segnalando una spesa ben superiore rispetto alla media del Nord.
In sintesi, pur con alcune eccellenze importanti (come il “Federico II”), la sanità ospedaliera in Campania continua a mostrare ritardi sistemici rispetto al resto del Paese, riflettendo quel divario Nord–Sud che da decenni caratterizza il nostro sistema sanitario.
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