Il Campania Teatro Festival 2026 si conclude domenica 12 luglio con una giornata ricca di appuntamenti tra Napoli, Ponticelli e il Cilento: in programma Euridice Axen, Nadia Baldi, Elena Bucci, Stefan Zweig, Ariel Dorfman e la Cantata del caffè di Bach reinventata in chiave napoletana.
Si chiude il sipario sul Campania Teatro Festival 2026, che domenica 12 luglio saluta il pubblico con una giornata conclusiva capace di riassumere la varietà di linguaggi, visioni e percorsi artistici che hanno caratterizzato la diciannovesima edizione. Dopo settimane di spettacoli, incontri, laboratori e progetti speciali tra Napoli e diversi territori della Campania, la manifestazione diretta da Ruggero Cappuccio propone un ultimo itinerario tra prosa nazionale, musica, cinema immersivo e teatro di comunità.
Organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziato dalla Regione Campania, il Festival ha costruito intorno al tema “Universo di pace” un programma fondato sul dialogo tra culture, generazioni e forme espressive. La giornata del 12 luglio restituisce pienamente questa pluralità, passando dalla creatività come pratica collettiva alle ferite lasciate dalle dittature, dall’amore assoluto e invisibile raccontato da Stefan Zweig alla musica di Johann Sebastian Bach riletta attraverso l’ironia e l’immaginario popolare napoletano.
Al Teatro Mercadante, alle 20.30, debutta in prima assoluta La creatività è l’intelligenza che si diverte, spettacolo che conclude il laboratorio curato da Euridice Axen e Nadia Baldi con venticinque attrici e attori. Dopo dieci giorni di lavoro condiviso al Ridotto del Mercadante, il percorso approda sul palcoscenico trasformando esercizi, improvvisazioni e momenti di composizione in una drammaturgia tratta da autori diversi.

Ispirato alla celebre frase attribuita ad Albert Einstein, il progetto considera la creatività non soltanto come capacità di produrre bellezza, ma come strumento per esprimere emozioni, dare forma ai pensieri, superare barriere culturali e osservare la realtà da prospettive nuove. Euridice Axen è protagonista in scena, mentre la regia, il progetto delle scene e le luci sono affidati a Nadia Baldi. La consulenza scenografica è di Paolo Iammarrone e Vincenzo Fiorillo, quella musicale di Ivo Parlati, con i costumi firmati da Carlo Poggioli. Lo spettacolo è prodotto da Teatronovanta – Gruppo Le Muse.
La prosa nazionale prosegue alle 19 alla Sala Assoli con La morte e la fanciulla di Ariel Dorfman, nella traduzione di Alessandra Serra. Il testo, scritto oltre trent’anni fa, conserva una forza profondamente contemporanea, soprattutto in un’epoca segnata dal ritorno di governi autoritari, dalla fragilità delle democrazie e dalla progressiva perdita della memoria collettiva sui crimini contro l’umanità.
La vicenda è ambientata in una casa isolata sul mare, in un Paese appena uscito da una lunga dittatura. Un incidente apparentemente banale modifica l’equilibrio di tre esistenze e riporta alla luce un passato di torture e violenze. Sulle note della celebre composizione di Franz Schubert che dà il titolo all’opera, i personaggi sono costretti a confrontarsi con questioni irrisolte: il confine tra giustizia e vendetta, la ricerca della verità, il peso della memoria e la possibilità di superare un trauma.
Il progetto è firmato da Elena Bucci e Marco Sgrosso. La regia è della stessa Elena Bucci, con la collaborazione di Marco Sgrosso, entrambi in scena accanto a Gaetano Colella. Le luci sono di Loredana Oddone e Max Mugnai, mentre la drammaturgia sonora e le registrazioni portano la firma di Raffaele Bassetti e Franco Naddei. La produzione è del Centro Teatrale Bresciano e Le Belle Bandiere.

Alle 22, al Teatro Nuovo, va in scena Lettera di una sconosciuta, adattamento del celebre racconto di Stefan Zweig, con testo e regia di Davide Sacco. Al centro dello spettacolo c’è un amore assoluto e distruttivo, vissuto nell’ombra da una donna che ha legato tutta la propria esistenza a un uomo incapace persino di riconoscerla.
La storia prende avvio quando un famoso scrittore riceve, nel giorno del suo quarantunesimo compleanno, una lunga lettera anonima. A scriverla è una donna che lo ha amato per tutta la vita, attraversando incontri, abbandoni e silenzi senza mai essere davvero vista. Soltanto dopo la morte del figlio e nell’imminenza della propria fine trova il coraggio di raccontare quell’amore rimasto invisibile.
Davide Sacco ambienta la vicenda nel bagno di un ospedale, luogo asettico e sospeso, attraversato da luci fredde, silenzi e odore di disinfettante. La protagonista, interpretata da Giordana Faggiano, è al tempo stesso narratrice e spettatrice della propria vita: racconta ciò che è accaduto e, nello stesso momento, osserva se stessa mentre rivive il dolore, la devozione e la solitudine. Le scene sono di Luigi Sacco, le luci di Luigi Della Monica, i costumi di Luciana Donadio e le musiche di Arturo Annecchino. La produzione è del Teatro di Roma – Teatro Nazionale e LVF/Teatro Manini di Narni.
La musica entra nel programma conclusivo alle 21, nel Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale, con ’A cantata d’ ’o ccafè di Johann Sebastian Bach, progetto di Opera Buffa Napoletana. La regia di Luca Iavarone compie un’operazione originale: parte dalla Kaffeekantate, composta da Johann Sebastian Bach tra il 1732 e il 1734, e la trasforma in un’opera buffa napoletana contemporanea.
La trama ruota intorno a Don Scendrià, padre moralista e brontolone che rimprovera la figlia Lisca per la sua passione per il caffè. Dietro quello che sembra un semplice vizio domestico emergono, però, temi più profondi: il desiderio di indipendenza, il diritto di una donna a scegliere e il conflitto tra autorità paterna e libertà personale.
Il nuovo allestimento amplifica il meccanismo comico e inserisce tre intermezzi ispirati all’immaginario napoletano: un balcone eduardiano con la cucumella, un bar che richiama Totò e Peppino De Filippo, e una cella popolata da un secondino grottesco che rimanda a Don Raffaè di Fabrizio De André. Il progetto nasce da un’idea di Tom Tea, autore del libretto con Luca Iavarone, liberamente tratto da Picander. La revisione linguistica è di Nicola De Blasi.
Sul palco Serena Pisa interpreta il Narratore, Luca De Lorenzo è Don Scendrià ed Ellah March veste i panni di Lisca. Tom Tea cura l’adattamento e la direzione musicale e suona le tastiere insieme al Quartetto di Napoli, composto da Giorgiana Strazzullo, Lorenza Maio, Carmine Caniani e Veronica Fabbri Valenzuela. Scene e costumi sono di Rosaria Castiglione, le luci di Mattia Santangelo.
La giornata conclusiva comprende anche tre repliche inserite nella sezione Progetti speciali. Alle 21, ai Bipiani di Ponticelli, torna #Foodistribution – Canti(d’)ieri/HopenHouse, progetto di Manovalanza curato da Davide Scognamiglio e Daniele Ciprì, con la regia di Adriana Follieri. Lo spettacolo coinvolge direttamente le abitanti e gli abitanti dei Bipiani insieme alla comunità artistica di #Foodistribution, trasformando lo spazio urbano in un luogo di incontro, racconto e partecipazione.
Il progetto, giunto alla nona edizione, nasce da un percorso condiviso con il territorio e costruisce una relazione tra teatro, comunità e rigenerazione urbana. La presenza degli abitanti sulla scena restituisce una narrazione che non viene calata dall’alto, ma prende forma attraverso le esperienze, le identità e le voci di chi vive quotidianamente Ponticelli.
Al Teatro Tedér, con proiezioni alle 18, 19, 20 e 21, è in programma R3V@LUT1@N, primo film immersivo di lunga durata scritto e diretto da Corrado Ardone. Nel cast figurano Marzio Honorato, Massimo Peluso, Annalisa Pennino, Rita Rusciano, Federica Aiello e Peppe Zarbo. Il progetto combina linguaggio cinematografico e coinvolgimento diretto dello spettatore, chiamato a vivere il racconto dall’interno attraverso una modalità di fruizione immersiva.
A Palazzo Coppola, a Valle di Sessa Cilento, alle 21, viene infine proiettato Il seme della concordia, film scritto, diretto e musicato da Renato Salvetti. Il lavoro, prodotto da ArticolArt APS, coinvolge un ampio gruppo di interpreti e nasce come esperienza cinematografica legata al territorio, alla partecipazione e alla costruzione di relazioni comunitarie.
A completare l’ultima giornata del Campania Teatro Festival sarà il Dopo Festival, curato da Drop Eventi. Dalle 19 è previsto il dj set di Irene Ferrara, mentre alle 22 salirà sul palco Erminio Sinni, cantautore e pianista con oltre trent’anni di carriera, vincitore della prima edizione di The Voice Senior. Nel corso della sua attività ha interpretato brani come L’amore vero ed E tu davanti a me, collaborando con artisti come Riccardo Cocciante e partecipando al Festival di Sanremo nel 1993.
Il Campania Teatro Festival 2026 chiude così il proprio “Universo di pace” senza affidarsi a un unico linguaggio, ma intrecciando teatro, musica, cinema, formazione e partecipazione sociale. Una conclusione che conferma la volontà della manifestazione di portare lo spettacolo fuori dai confini tradizionali della scena, coinvolgendo grandi teatri, spazi urbani, comunità periferiche e territori della regione.
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(foto di Flavia Tartaglia e Gianni Zampaglione fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
