di Ferdinando Capuozzo
ABC si trasforma da azienda speciale a SPA interamente pubblica in in house providing. È una scelta che l’amministrazione Manfredi compie non per cambiare etichetta, ma per collocare la gestione dell’acqua dentro il quadro normativo che oggi governa il servizio idrico integrato. Il d.lgs. 201/2022 non lascia margini interpretativi: chi vuole mantenere la gestione pubblica deve dimostrare, con atti verificabili e motivazioni solide, che l’in house è la forma più efficace, sostenibile e coerente con l’interesse generale. Napoli decide di farlo nel modo più blindato possibile, assumendosi fino in fondo la responsabilità di governare un bene comune con strumenti industriali.
La trasformazione di ABC non è un atto ideologico, né un gesto simbolico. È la presa d’atto che il servizio idrico richiede una capacità gestionale che un’azienda speciale non può più garantire: reti da rigenerare, investimenti pluriennali, standard ARERA da rispettare e una continuità operativa che non può dipendere dai cicli politici. La forma societaria azionaria consente al Comune di esercitare un controllo analogo effettivo, di mantenere la proprietà pubblica integrale e di escludere finalità lucrative, dotandosi allo stesso tempo di una struttura capace di programmare, investire, assumere competenze e misurare i risultati.
È qui che entra in gioco l’articolo 17 del d.lgs. 201/2022. La norma non è un mero passaggio formale: impone una “motivazione rafforzata”, una valutazione ex ante delle alternative, un piano economico-finanziario asseverato, la dimostrazione dell’attività prevalente, la coerenza dell’oggetto sociale, la pubblicazione ANAC e la verifica periodica prevista dal Testo Unico sulle società partecipate (TUSP). L’in house non è una scorciatoia per evitare il mercato: è una forma di gestione che richiede più rigore, più trasparenza e più responsabilità. E Napoli accetta questa sfida inserendola al centro della propria politica pubblica.
La recente sentenza del TAR Campania n. 4241/2026 sul caso Caserta lo ricorda con chiarezza: l’affidamento in house è legittimo solo se tutti i presupposti europei e nazionali sono rispettati senza eccezioni.
Laddove i giudici amministrativi hanno rilevato a Caserta carenze procedurali e sostanziali tali da far decadere l’affidamento, non va letto un avvertimento contro la gestione pubblica, ma un severo richiamo alla sua corretta applicazione. Proprio per questo il precedente rafforza la scelta napoletana, chiamata a dimostrare ogni giorno di essere un soggetto pubblico efficiente, capace di operare secondo regole industriali senza smarrire la propria missione sociale.
Napoli afferma così che il servizio idrico integrato non è un adempimento da delegare né un costo da contenere, ma il fulcro della propria strategia ambientale e sociale. L’in house diventa un patto di responsabilità tra istituzioni e cittadini, fondato su risultati misurabili, verifiche periodiche e qualità percepita. In un contesto nazionale dove molte amministrazioni si limitano a subire i nuovi obblighi normativi, Napoli sceglie di governarli, assumendo il ruolo di una città che non si limita a dichiarare l’acqua un bene comune, ma decide di proteggerla con strumenti moderni, trasparenti e pienamente pubblici.
