Il Campania Teatro Festival 2026 entra nella ventinovesima giornata con un programma che attraversa prosa, danza contemporanea, cinema immersivo, musica, rigenerazione urbana e dialogo internazionale sul Mediterraneo.
L’“Universo di pace” del Campania Teatro Festival 2026 continua ad allargare i propri confini e venerdì 10 luglio propone otto appuntamenti capaci di restituire la ricchezza della diciannovesima edizione. Il Festival, diretto da Ruggero Cappuccio, è organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziato dalla Regione Campania. La ventinovesima giornata mette in relazione linguaggi e luoghi differenti, dal Teatro Nuovo alla Sala Assoli, dal Teatro Mercadante al Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale, fino ai Bipiani di Ponticelli e alla Foresta di Tora e Piccilli, in provincia di Caserta.

La prosa nazionale occupa un posto centrale con due debutti assoluti. Alle 19, al Teatro Nuovo, va in scena Il terzo incomodo, commedia in un atto scritta da Ivan Cotroneo, diretta da Giuseppe Miale di Mauro e interpretata da Francesco Di Leva, Adriano Pantaleo e Giuseppe Gaudino, tre attori legati alla storia della compagnia Nest – Napoli Est Teatro. Lo spettacolo parte da una situazione di equivoco quasi da vaudeville per entrare progressivamente nelle ferite dei personaggi, due fratelli rivali che, dopo la morte del padre, si ritrovano in una piccola casa al mare insieme a un ospite inatteso.
Legami familiari, segreti mai confessati, amori sottratti, pregiudizi e desiderio di felicità alimentano una vicenda nella quale la leggerezza della commedia si intreccia con un’indagine più profonda sui rapporti affettivi. Il passaggio dalla rabbia al perdono e dalla diffidenza all’ascolto conduce i protagonisti a confrontarsi con una verità spesso rimossa: perfino le persone più vicine possono rimanere, in parte, sconosciute. Le scene sono di Luigi Ferrigno, i costumi di Giovanna Napolitano, le luci di Luigi Biondi e Desideria Angeloni, mentre Italo Buonsenso firma il sound design.
Alle 21, alla Sala Assoli, debutta invece Coralin alla fine muore, thriller psicologico scritto e diretto da Rossella Pugliese, in scena con Adriano Falivene. La voce fuori campo è quella di Flavio Insinna. In un loft spoglio, durante una notte di tempesta, una donna e un uomo si affrontano in un confronto ambiguo, nel quale le posizioni di vittima e carnefice sembrano continuamente rovesciarsi.
Coralin è una brillante avvocata penalista, abituata a difendere persone colpevoli e a muoversi in un ambiente dominato dalla manipolazione e dal potere. Timoleone Rinaldi, invece, è prigioniero di un dolore che non riesce più a contenere e di una colpa che lo consuma. Tra realtà e proiezione mentale, lo spazio scenico diventa una trappola emotiva e il racconto esplora la violenza invisibile delle relazioni umane, accompagnando i protagonisti verso un punto in cui sopravvivere a sé stessi appare quasi impossibile. Le musiche originali sono di Ivo Parlati, i costumi di Giuseppe Avallone e la scenografia di Paolo Iammarrone e Vincenzo Fiorillo.
La prosa prosegue alle 21 nella Foresta di Tora e Piccilli con la replica de L’uomo nuovo, inserita nella rassegna Forestate. Il testo di Antonio Maiorino Marrazzo, adattato dallo stesso autore con Luisa Guarro, che ne firma anche concept e regia, è interpretato da Andrea De Goyzueta e Gennaro Maresca.

Al Teatro Mercadante, sempre alle 21, la danza internazionale celebra i quindici anni di attività, ricerca e visione artistica della Equilibrio Dinamico Dance Company con Equilibrio dinamico: Capitolo XV (LA)HORDE / Jill Crovisier. La direttrice artistica Roberta Ferrara riunisce in un’unica serata due lavori che rappresentano differenti traiettorie della coreografia europea contemporanea.
Il primo, People Used to Die, è firmato dal collettivo francese (LA)HORDE e ruota attorno al movimento Mainstream Hardcore, reinterpretando i gesti dell’Hardjump, dell’Hakken legato alla cultura gabber e del Jumpstyle. La regia e la coreografia sono di Marine Brutti, Jonathan Debrouwer, Arthur Harel e Céline Signoret, con musica originale di Guillaume Rémus. Il secondo lavoro, Mahalaga Landscapes, porta la firma della coreografa lussemburghese Jill Crovisier ed è ispirato alla riserva naturale e al patrimonio industriale della sua città natale. La performance costruisce un rituale contemporaneo che riconnette il corpo alla natura e agli istinti tribali, trasformando la danza in un ponte fra persone, paesaggi e memorie.
Nel Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale, alle 21, arriva il penultimo appuntamento con Il sogno reale. I Borbone di Napoli, progetto ideato da Ruggero Cappuccio e dedicato alle meraviglie e alle contraddizioni dell’epoca borbonica. La sesta edizione della rassegna prosegue con Cimmarosa, melologo scritto e interpretato da Claudio Di Palma, costruito sulle musiche di Domenico Cimarosa, rielaborate da Massimiliano Sacchi ed eseguite dal vivo dallo stesso Sacchi ai clarinetti e da Ernesto Nobili alla chitarra.
La vicenda è ambientata nel 1799, quando le forze fedeli al cardinale Ruffo avviano la repressione contro i protagonisti della Repubblica Napoletana e Ferdinando IV di Borbone prepara il proprio ritorno. Tra i perseguitati c’è anche Cimarosa, colpevole di aver celebrato la Repubblica con un inno rivoluzionario. Il musicista cerca rifugio nel sottopalco del Teatro del Fondo e da quel nascondiglio prende forma una memoria febbrile, attraversata dal terrore, dal presagio della morte e dalla consapevolezza che nessuna fuga potrà sottrarlo alla restaurazione borbonica. L’opera buffa si trasforma così in una beffa tragica, mentre il teatro diventa l’ultimo riparo possibile dell’artista.
Ai Bipiani di Ponticelli, alle 21, torna #Foodistribution con CANTI(d’)IERI / HOPEnHOUSE, nona edizione del progetto di Manovalanza, curato da Davide Scognamiglio e Daniele Ciprì, con la regia di Adriana Follieri e il coordinamento scientifico del professor Rosario Sommella. La prima assoluta, replicata l’11 e il 12 luglio, rappresenta una nuova tappa del percorso artistico e sociale avviato da cinque anni all’interno dei Bipiani.
Al centro del progetto c’è il desiderio degli abitanti di lasciare i container e trasferirsi finalmente nelle nuove abitazioni in muratura. La scena coincide con il luogo reale della trasformazione: alle spalle del pubblico si trova il cantiere delle case in costruzione, mentre lo spettacolo prende vita fra gli edifici del quartiere. Il teatro entra così nel processo di rigenerazione urbana, raccoglie memorie e aspettative e coinvolge direttamente gli abitanti, chiamati a diventare attori di un rito collettivo.
Il titolo richiama la scritta “Food Distribution” comparsa nella Napoli del secondo dopoguerra per indicare i punti di distribuzione degli aiuti alimentari. A Ponticelli quel cibo assume oggi un significato simbolico: è la relazione con le persone, con i luoghi e con le dinamiche del reale, indispensabile per nutrire reciprocamente comunità e produzione artistica. Lo spazio scenico è di Emanuele Perelli, i costumi di Carmela Barone, le coreografie di Cynthia Fiumanò e il sound design di Salvatore Addeo.

Nella Sala Premio Napoli di Palazzo Reale si conclude inoltre il ciclo de Gli Incontri del Festival, curato da Brunella Fusco, con Now Med Beyond SWANA. Il Mediterraneo condiviso: alleanze transregionali, paesaggi pubblici e geografie culturali. L’appuntamento, curato da Monica Ruocco e realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, porta a Napoli artisti e responsabili di istituzioni culturali provenienti da Palestina, Regno Unito, Francia, Spagna e Italia.
Il confronto è dedicato al ruolo del teatro come spazio di resistenza, memoria, cittadinanza e costruzione di nuove comunità nel Mediterraneo. Particolarmente significativa è la partecipazione di Mohammed Al Qudwa, poeta, autore e performer palestinese originario di Gaza, la cui testimonianza mette al centro il valore dell’arte come pratica di resistenza e affermazione dell’identità culturale nei contesti segnati dalla guerra. Con lui intervengono Alia Alzougbi, direttrice artistica e CEO dello Shubbak Festival di Londra, Benoît Bradel, direttore del Passages Transfestival di Metz, e Kike Gómez, coordinatore artistico del Teatre Nacional de Catalunya di Barcellona.
Al Teatro Tedér proseguono infine, dalle 18 alle 21, le proiezioni di R3V@LUT1@N, primo film immersivo di lunga durata scritto e diretto da Corrado Ardone, con quattro spettacoli quotidiani. Nel cast figurano Marzio Honorato, Massimo Peluso, Annalisa Pennino, Rita Rusciano, Federica Aiello e Peppe Zarbo. Il programma della giornata si prolunga poi nel Giardino Romantico di Palazzo Reale, dove dalle 22.15 gli Audio 2 sono protagonisti del Dopo Festival, dopo l’apertura del listening bar alle 19.
Con questo mosaico di spettacoli, incontri e progetti sociali, il Campania Teatro Festival 2026 conferma la propria natura di spazio aperto, capace di accogliere il teatro di parola, la sperimentazione coreografica, la memoria storica e le trasformazioni delle periferie. Un Festival che, avvicinandosi alle giornate conclusive, continua a interrogare il presente e a costruire attraverso l’arte nuove possibilità di dialogo.
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(foto di Carmine Luino, Stefano Sasso e altri fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
