Il Campania Teatro Festival 2026 entra nella sua ultima settimana con una giornata che conferma la vocazione multidisciplinare della rassegna: lunedì 6 luglio sei appuntamenti tra teatro, musica, incontri e nuove visioni della scena contemporanea.
L’ultima settimana del Campania Teatro Festival 2026 si apre nel segno della pluralità dei linguaggi, con una venticinquesima giornata che attraversa cinque diverse sezioni e mette insieme memoria teatrale, sperimentazione, musica, riflessione pedagogica e grandi nomi della scena nazionale e internazionale. La diciannovesima edizione del Festival, diretta da Ruggero Cappuccio, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziata dalla Regione Campania, propone lunedì 6 luglio un programma denso, distribuito tra Palazzo Reale di Napoli, Teatro Mercadante, Teatro Nuovo, Sala Assoli e Teatro Tedér.
La giornata conferma la natura ampia del Festival, capace di tenere insieme debutti assoluti, repliche attese e incontri di approfondimento. Sono quattro le nuove proposte in cartellone: Carmina Desimoniana per la sezione Musica, Zappatore – Studio per una liturgia del figlio per la Prosa nazionale, Ramanzine. O è un peccato che sia andata così per Osservatorio e L’io e l’IA per gli Incontri del Festival. A queste si aggiungono le repliche di I fratelli De Filippo, al Teatro Mercadante, e Ayoub, alla Sala Assoli, due spettacoli che raccontano, da prospettive molto diverse, il rapporto tra biografia, identità e scena.
Uno dei momenti più significativi della serata sarà Carmina Desimoniana, in programma alle 21 nel Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale. Il concerto per voci e strumenti rende omaggio all’immaginario sonoro e linguistico di Roberto De Simone, scomparso un anno fa, attraversando oltre settant’anni di attività artistica di uno dei grandi protagonisti della cultura musicale e teatrale italiana. Per la prima volta viene proposta una visione d’insieme del suo percorso, dai canti legati a La Nuova Compagnia di Canto Popolare ai capolavori del teatro musicale come La Cantata dei Pastori, Gatta Cenerentola, di cui nel 2026 ricorrono i cinquant’anni dalla prima assoluta, Mistero Napolitano e Le 99 disgrazie di Pulcinella, fino alle musiche per film e sceneggiati televisivi.
A dirigere e concertare l’ensemble sarà Alessandro De Simone, alla guida di un ampio gruppo di musicisti e interpreti. Le voci saranno quelle di Annamaria Colasanto, Raffaello Converso, Maria Letizia Gorga e Giovanni Mauriello, mentre la voce recitante sarà affidata a Franco Giovanni Iavarone. Il concerto, prodotto dall’Associazione Roberto De Simone, non sarà soltanto un tributo, ma un vero attraversamento culturale: accanto alle musiche, infatti, troveranno spazio anche scritti dello stesso De Simone sulla musica, sul teatro e sulla vita contemporanea, in un dialogo tra memoria, tradizione e presente.
Alla stessa ora, alle 20.30, il Teatro Nuovo ospiterà il debutto assoluto di Zappatore – Studio per una liturgia del figlio, originale rilettura del celebre dramma teatrale di Libero Bovio, tra i testi più noti della sceneggiata napoletana. La regia e la drammaturgia sono di Fabio Di Gesto, che sposta il centro emotivo del racconto dal sacrificio del padre al peso del debito affettivo imposto al figlio. In questa rilettura, il nodo drammatico non è più soltanto la riconoscenza negata, ma il ricatto emotivo che può nascere dentro i legami familiari, quando ogni gesto d’amore si trasforma in colpa e ogni rinuncia diventa un’ombra che impedisce la libertà.
In scena ci saranno Carmine Bianco, Miriam Della Corte, Luca Lombardi, Maria Claudia Pesapane e Nello Provenzano. Le scene sono di Mariateresa D’Alessio, i costumi di Rosario Martone, la drammaturgia musicale di Tommy Grieco e il disegno luci di Desideria Angeloni. Lo spettacolo, prodotto dall’Associazione Culturale Ri.Te.Na. con il sostegno di C.Re.A.Re. Campania – Centro di Residenze Artistiche della Regione Campania, porta nel presente un mito popolare della tradizione napoletana, interrogandolo alla luce dei conflitti generazionali, dell’autodeterminazione e della difficoltà delle famiglie di lasciare andare i figli.
La sezione Osservatorio propone invece, alle 21 al Teatro Tedér, Ramanzine. O è un peccato che sia andata così, scritto da Diego Frisina e diretto da Silvia Ignoto. La pièce costruisce un affresco frammentato di un’umanità al collasso: lavoratori sotto pressione perché accusati di non amare abbastanza il proprio lavoro, professionisti della procreazione assistita che scoraggiano la genitorialità, mercati immobiliari fuori controllo, guerre all’orizzonte. Non una trama lineare, ma una serie di variazioni sul presente, quasi una ramanzina collettiva che lascia allo spettatore il dubbio, e forse la speranza, che ci sia ancora tempo per cambiare rotta prima di guardare al passato con rimpianto. In scena, accanto all’autore e alla regista, ci sarà Tullia Pagano. La produzione è di Beiricordi Teatro e Anomalia Media ETS, con il sostegno di Stitching Pamina Foundation.
Nel pomeriggio, alle 18.30, la Sala Premio Napoli di Palazzo Reale accoglierà il penultimo appuntamento degli Incontri del Festival, curati da Brunella Fusco. Il tema sarà L’io e l’IA. L’importanza dell’educazione socio-emotiva e affettiva nell’Era degli Algoritmi. Contaminazioni interdisciplinari, incontro a cura di Nadia Carlomagno, in collaborazione con il Master Teatro, Pedagogia e Didattica dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa. Interverranno la stessa Nadia Carlomagno, professoressa ordinaria di Pedagogia sperimentale all’Università Suor Orsola Benincasa e attrice, Marcello Cotugno, regista, drammaturgo e professore straordinario alla Link Campus University, Giuseppe Fonseca, filosofo e psicologo, Maurizio Sibilio, professore ordinario di Didattica generale e Pedagogia speciale all’Università degli Studi di Salerno e presidente FERE, e Federico Tardani, content creator specializzato in intelligenza artificiale.
L’incontro affronterà una delle questioni più urgenti del nostro tempo: la necessità di educare l’umano in un’epoca in cui gli algoritmi rischiano di trasformare i legami, modificare le relazioni affettive e ridurre la capacità empatica. In questo scenario, il teatro e le arti sceniche vengono proposti come possibile antidoto alla staticità digitale, perché fondati su corpi, sguardi, ascolto e relazioni reali. Il Festival, ancora una volta, usa la scena non solo come spazio di rappresentazione, ma come luogo di pensiero critico sul presente.
Tra le repliche più attese della giornata c’è I fratelli De Filippo, alle 19 al Teatro Mercadante, spettacolo di e con Sergio Rubini, tratto dal libro Vita di Eduardo di Maurizio Giammusso e scritto da Carla Cavalluzzi, Angelo Pasquini e dallo stesso Rubini. In scena, con Sergio Rubini, ci saranno Susy Del Giudice, Marianna Fontana, Francesco Del Gaudio, Antonio Orefice, Angela Rosa D’Auria, Simone Borrelli ed Emanuela Saccardi. Le musiche sono di Nicola Piovani, i costumi di Maurizio Millenotti, le scene di Roberto Crea e le luci di Marco Macrini. La coproduzione è firmata da Best Live, Teatro Stabile di Catania e Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival.
Alla Sala Assoli, alle 20, torna invece Ayoub, performative conference scritta e diretta da Marina Otero, in scena con Ibrahim Ibnou Goush. Lo spettacolo, presentato nella sezione Internazionale, è in lingua spagnola e darija, il dialetto del Marocco, con sovratitoli in italiano. La durata è di un’ora e dieci minuti. Attraverso linguaggi performativi, video e presenza scenica, Ayoub si inserisce in quella linea del Festival che guarda oltre i confini nazionali e porta a Napoli esperienze artistiche capaci di intrecciare autobiografia, identità culturale e ricerca contemporanea.
L’ultima settimana coinvolge anche il Dopo Festival, curato da Drop Eventi, con San Gennaro bar nel Giardino Romantico di Palazzo Reale. Dalle 19 spazio al listening bar, mentre dalle 22.15 il dj set di world music e contaminazioni globali porterà in scena un viaggio sonoro tra tradizioni popolari, ritmi afro, sonorità mediterranee ed elettronica contemporanea. Un’estensione notturna e informale del programma, pensata per trasformare Palazzo Reale in un luogo di incontro, ascolto e attraversamento culturale.
Restano visitabili anche le mostre fotografiche allestite in Vico Mauriello, a Palazzo Reale di Napoli: Con i tuoi occhi, con fotografie di Salvatore Liguori; Siria, con fotografie di Romeo Civilli; e Jazz: la pellicola del suono, con fotografie di Salvatore Pastore. Un ulteriore segno della dimensione multidisciplinare del Festival, che non limita il proprio racconto alla scena teatrale, ma lo estende all’immagine, alla musica e alla memoria visiva.
Con questa venticinquesima giornata, il Campania Teatro Festival 2026 entra dunque nel tratto finale confermando la propria identità: un festival che non separa tradizione e contemporaneità, memoria e sperimentazione, spettacolo e pensiero. Da Roberto De Simone ai De Filippo, dalla sceneggiata riletta in chiave contemporanea all’intelligenza artificiale, il programma del 6 luglio compone un mosaico che racconta Napoli e la Campania come luoghi di cultura viva, capaci di parlare al presente senza rinunciare alla profondità delle proprie radici.
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(foto di Eugenio Blasi, Dario Fiorentino e altri fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)


