Il Campania Teatro Festival 2026 entra nella sua diciottesima giornata con un programma che attraversa poesia, memoria, storia e sport, confermando la vocazione multidisciplinare della rassegna diretta da Ruggero Cappuccio, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziata dalla Regione Campania. Lunedì 29 giugno il cartellone della diciannovesima edizione mette insieme linguaggi diversi e figure simboliche, dalle pagine di Rainer Maria Rilke alla voce immaginaria di Francesco II di Borbone, dall’omaggio ad Annibale Ruccello fino alla leggenda di Muhammad Alì, in una giornata che fa dialogare teatro, letteratura, identità collettiva e racconto civile.
Il debutto più atteso è quello di Me, We, Alì, in programma alle ore 21:00 nel Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale di Napoli, appuntamento che inaugura Sportopera, la rassegna a cura di Claudio Di Palma e organizzata da Vesuvioteatro. Lo sport non viene osservato soltanto come competizione o gesto atletico, ma come racconto umano, come misura del corpo e insieme della coscienza. Il filo conduttore scelto quest’anno è quello dei numeri: numeri che definiscono record, tempi, risultati, ma che possono diventare anche simboli, identità, tracce di destino.
Scritto e interpretato dallo stesso Claudio Di Palma, con Enrico Valanzuolo alla tromba, Gianluigi Montagnaro agli effetti e voce e i visual di Luigi Marmo, Me, We, Alì è un melologo dedicato a Muhammad Alì, non solo campione di boxe, ma figura politica, poetica e spirituale del Novecento. Il titolo richiama quella poesia brevissima, “Me, We”, attribuita al pugile americano e diventata una sorta di formula morale: l’io e il noi, il destino individuale e quello della comunità, la libertà personale e la responsabilità collettiva. Lo spettacolo attraversa idealmente tre round della vita di Alì: il desiderio che lo porta alle stelle, il rifiuto della guerra che lo priva del titolo e lo espone alla sconfitta pubblica, il ritorno che lo consegna definitivamente al mito. In questa prospettiva, il ring diventa una scena teatrale e la parabola del campione un discorso ancora attuale sulla dignità, sul coraggio e sul diritto di non tradire se stessi.
La giornata del Campania Teatro Festival 2026 si apre idealmente alle ore 19:00, nella terrazza prospiciente il Giardino Romantico di Palazzo Reale, con Caro agli dèi. Vita breve di Annibale Ruccello, incontro dedicato a uno degli autori più importanti e inquieti del teatro italiano del secondo Novecento. A condurre il percorso è Massimiliano Palmese, scrittore e regista napoletano, che prosegue il suo lavoro di cinema documentario intorno a personalità eccentriche, profonde e irregolari della cultura italiana. Dopo Il caso Braibanti, vincitore del Nastro d’Argento 2021, Bellezza, addio sul poeta Dario Bellezza, e la docufiction Sandro Penna. Se la vita sapesse il mio amore, Palmese si prepara a girare dopo l’estate Caro agli dèi, documentario dedicato ad Annibale Ruccello, tra Castellammare di Stabia e Napoli.
Ruccello, nato a Castellammare di Stabia nel 1956 e scomparso nel 1986 in un incidente stradale, continua a occupare un posto centrale nella drammaturgia contemporanea. La sua opera, pur concentrata in pochi testi, conserva una forza sorprendente. Le cinque rose di Jennifer, Week-end, Notturno di donna con ospiti, Ferdinando, Mamma. Piccole tragedie minimali non sono frammenti di un percorso interrotto, ma tasselli di una visione compiuta, capace di scavare nella provincia, nel desiderio, nella solitudine, nella lingua, nelle maschere sociali e nelle ferite più nascoste dell’identità. Massimiliano Palmese intende restituire proprio questa grandezza: non l’immagine nostalgica di un autore scomparso troppo presto, ma quella di un poeta del teatro che, in pochi anni, ha saputo raggiungere una profondità rara.
Accanto a Palmese ci sarà Arturo Muselli, attore che ha lavorato con Paolo Sorrentino, Gianni Amelio ed Edoardo De Angelis, e che si è imposto al grande pubblico anche con il personaggio di Sangue Blu in Gomorra. L’omaggio ad Annibale Ruccello diventa così un ponte tra generazioni: da un lato gli amici e colleghi che hanno condiviso la stagione teatrale dell’autore, come Toni Servillo, Isa Danieli, Giuliana De Sio, Silvio Orlando, Mario Martone ed Enzo Moscato; dall’altro la nuova leva di attori napoletani, chiamata a misurarsi con una drammaturgia dell’inquietudine che conserva intatta la propria modernità.
Alla Sala Assoli, sempre alle ore 21:00, debutta in prima assoluta Lettere a un giovane poeta, da Rainer Maria Rilke, con interpretazione, adattamento e regia di Paolo Mazzarelli. Lo spettacolo, prodotto dalla Compagnia Umberto Orsini, porta in scena una delle opere più luminose e durature del Novecento letterario. Le lettere scritte da Rilke al giovane Franz Xaver Kappus, aspirante poeta in cerca di giudizio e orientamento, non sono soltanto un documento sulla creazione artistica, ma una meditazione sul vivere, sulla solitudine, sulla necessità interiore, sulla pazienza e sul rapporto tra l’uomo e la propria vocazione.
Mazzarelli affronta questo materiale come un rito collettivo, semplice e necessario, accompagnato dalle animazioni poetiche di Nora, dal disegno luci di Matteo Ziglio e dalle musiche di Stephan Micus. “Un’opera d’arte è buona se nasce da necessità”: intorno a questa idea, tra le più celebri delle lettere di Rilke, lo spettacolo costruisce un discorso che parla al presente. In un tempo spesso dominato dalla fretta, dall’esposizione continua e dal bisogno di conferme immediate, Lettere a un giovane poeta invita invece a tornare all’ascolto profondo di sé, alla lentezza della maturazione, alla responsabilità della forma.
Il Teatro Tedér ospita alle ore 21:00 E adesso parlo io, spettacolo scritto e diretto da Roberto D’Alessandro, con Nicola Paduano nel ruolo di Francesco II di Borbone e con Roberto D’Alessandro, Luca Faustinella ed Emilio Russo nei panni dei giornalisti convocati per un’intervista impossibile. L’idea drammaturgica è quella di una conferenza stampa convocata dopo 164 anni: l’ultimo re delle Due Sicilie torna simbolicamente a parlare, non per rivendicare troni o vendette, ma per offrire la propria versione della storia.
Franceschiello, sovrano giovane, mite e travolto dagli eventi, viene raccontato come una figura che chiede ascolto più che assoluzione. Lo spettacolo affronta il tema della memoria del Mezzogiorno, delle ferite lasciate dall’unificazione, della persistenza di una questione meridionale ancora viva nel dibattito pubblico. La scena diventa così un luogo di confronto tra passato e presente, tra cronaca e teatro, tra documento e immaginazione. Con le scene di Ro.Da, i costumi di Janny Altamura e la produzione dell’Associazione Culturale La Nuova Drammaturgia, E adesso parlo io propone una rilettura teatrale della figura di Francesco II, trasformando la storia in domanda aperta sul destino di una terra.
Il programma della giornata comprende anche il Dopo Festival nel Giardino Romantico di Palazzo Reale, a cura di Drop Eventi. Dalle ore 19:00 è previsto il listening bar, mentre alle 21:30 arriva Fabian Grutt con il suo Stand Up Comedy Show. Attore, autore e stand-up comedian con oltre vent’anni di esperienza tra teatro, televisione e comicità dal vivo, Grutt porta in scena uno stile brillante, diretto e autobiografico, capace di coinvolgere il pubblico attraverso ironia e racconti di vita vissuta.
Restano visitabili, inoltre, le mostre fotografiche allestite in Vico Mauriello, a Palazzo Reale di Napoli: Con i tuoi occhi, con fotografie di Salvatore Liguori; Siria, con fotografie di Romeo Civilli; e Jazz: la pellicola del suono, con fotografie di Salvatore Pastore. Anche attraverso l’immagine fotografica, il festival amplia il proprio racconto, intrecciando sguardi, memorie e linguaggi visivi.
La diciottesima giornata del Campania Teatro Festival 2026 si presenta dunque come un mosaico di traiettorie umane e artistiche. C’è il giovane poeta che cerca una voce, il re sconfitto che pretende ascolto, il drammaturgo scomparso troppo presto ma ancora necessario, il campione che trasforma il ring in battaglia morale. C’è, soprattutto, un’idea di teatro come spazio in cui la storia non è mai definitivamente chiusa e la memoria non è mai semplice celebrazione. A Palazzo Reale, alla Sala Assoli e al Teatro Tedér, Napoli diventa ancora una volta il luogo in cui il presente interroga le sue eredità, cercando nella scena una forma possibile di consapevolezza.
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(foto di Manuela Giusto e altri fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)



