Il rinnovo del CCNL del credito deve essere chiuso rapidamente, riconoscendo alle lavoratrici e ai lavoratori un aumento economico coerente con i risultati raggiunti dal sistema bancario e con la perdita di potere d’acquisto registrata negli ultimi anni. A sostenerlo è Luca Pinton, Segretario Generale di UNISIN/CONFSAL, che interviene sul negoziato per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale del settore bancario chiedendo tempi rapidi e un accordo capace di valorizzare concretamente il contributo dei dipendenti.
Al centro della posizione del sindacato ci sono i 518 euro di aumento richiesti nell’ambito del rinnovo contrattuale. Secondo Pinton, si tratta di una cifra pienamente sostenibile se confrontata con i risultati economici raggiunti dalle banche negli ultimi anni. Il Segretario Generale di UNISIN/CONFSAL richiama infatti gli oltre 160 miliardi di euro di utili realizzati dal sistema bancario nel quadriennio 2022-2025, sottolineando come la richiesta salariale rappresenterebbe poco più del 3% degli utili complessivi del settore.
Una proporzione che, secondo il sindacato, rende difficile considerare eccessive le richieste avanzate dai lavoratori. Al contrario, per UNISIN/CONFSAL si tratta di una questione di equità e del riconoscimento del ruolo svolto quotidianamente dal personale nel raggiungimento dei risultati delle banche.
La richiesta di aumento salariale viene collegata anche alla necessità di recuperare il potere d’acquisto perso a causa dell’inflazione. Ma la questione, nella lettura proposta da Pinton, va oltre il semplice recupero economico. Il settore bancario è infatti attraversato da trasformazioni profonde, dall’innovazione tecnologica alla diffusione dell’intelligenza artificiale, passando per le continue riorganizzazioni aziendali e per una crescente pressione commerciale sui dipendenti.
In questo scenario, secondo UNISIN/CONFSAL, non è sostenibile chiedere alle persone livelli sempre maggiori di produttività e contemporaneamente considerare il recupero salariale esclusivamente come un costo da limitare. Gli utili realizzati dalle banche, osserva Pinton, sono anche il risultato del lavoro delle persone e una parte della ricchezza prodotta dovrebbe quindi tornare a chi ha contribuito direttamente a generarla.
Accanto all’aspetto economico emerge però un altro elemento considerato decisivo: il fattore tempo. Il contratto del credito è scaduto il 31 marzo 2026, mentre il negoziato per il rinnovo è iniziato il 16 luglio. Per Pinton, la trattativa non può trasformarsi in un confronto senza una conclusione definita.
La richiesta del sindacato è quindi quella di arrivare velocemente alla firma del nuovo contratto nazionale, anche perché subito dopo sarà necessario concentrare l’attenzione sulle conseguenze delle operazioni di aggregazione che stanno interessando il settore bancario.
È qui che entra in gioco il cosiddetto risiko bancario, destinato secondo UNISIN/CONFSAL ad avere ricadute concrete sui gruppi, sui territori e soprattutto sulle persone. L’autunno viene indicato da Pinton come una fase decisiva per i nuovi assetti del sistema del credito e il sindacato vuole evitare che il confronto sul rinnovo del CCNL finisca per sovrapporsi alle trattative legate alle operazioni societarie.
La posizione espressa è netta: prima bisogna chiudere il contratto nazionale, poi sarà necessario aprire un confronto serrato sulle conseguenze delle aggregazioni bancarie.
Secondo Pinton, un’eventuale sovrapposizione tra i due tavoli rischierebbe infatti di indebolire entrambe le trattative. Da una parte c’è il rinnovo del contratto, che riguarda direttamente il valore del lavoro, le retribuzioni e le condizioni dei dipendenti; dall’altra ci sono le operazioni societarie, con tutte le possibili conseguenze in termini di organizzazione, occupazione e presenza delle banche sui territori.
Per UNISIN/CONFSAL, il risiko non può quindi diventare un motivo per rallentare il rinnovo del CCNL. Le operazioni di mercato e le strategie dei grandi gruppi riguardano gli assetti proprietari e industriali delle banche, mentre il contratto nazionale riguarda direttamente le persone che ogni giorno garantiscono il funzionamento del sistema.
Il sindacato avverte inoltre del rischio che un rinvio prolungato possa rendere ancora più complesso lo scenario nei prossimi mesi. Se il rinnovo del contratto dovesse trascinarsi mentre contemporaneamente prendono forma nuovi assetti bancari, le parti potrebbero trovarsi a gestire nello stesso momento numerosi dossier particolarmente delicati.
Tra questi Pinton cita le riorganizzazioni, gli eventuali esuberi, le conseguenze sui territori e l’introduzione di nuovi modelli organizzativi. Una situazione che potrebbe alimentare una doppia conflittualità, sul contratto nazionale e sulle trasformazioni dei gruppi bancari, scenario che secondo il Segretario Generale di UNISIN/CONFSAL non sarebbe utile neppure alle stesse banche.
Il messaggio rivolto agli istituti di credito è dunque quello di accelerare. Per Pinton non c’è più spazio per rinvii o tattiche dilatorie: il CCNL del credito deve essere chiuso rapidamente e con un risultato soddisfacente. Soltanto dopo sarà possibile affrontare con la necessaria attenzione le conseguenze delle operazioni in corso nel settore.
Il prossimo autunno potrebbe quindi trasformarsi in una stagione particolarmente intensa per le relazioni industriali bancarie. La posizione di UNISIN/CONFSAL è che molto dipenderà dall’atteggiamento assunto dalle banche al tavolo negoziale e dalla loro capacità di riconoscere, anche attraverso il contratto nazionale, il contributo delle lavoratrici e dei lavoratori ai risultati economici raggiunti.
Per il sindacato, dunque, rinnovo del CCNL credito, aumento salariale e risiko bancario sono questioni strettamente collegate nei tempi, ma devono essere affrontate su tavoli distinti. L’obiettivo immediato resta la firma del contratto, mentre subito dopo dovrà aprirsi un confronto approfondito e trasparente sulle trasformazioni che potrebbero modificare gli equilibri occupazionali e organizzativi del sistema bancario italiano.
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