Napoli torna a stringersi attorno alla figura di Vincenzo Maria Siniscalchi, a due anni dalla scomparsa (12 febbraio 2024), con un gesto solenne e simbolico: lo scoprimento di un busto marmoreo destinato a entrare nel “pantheon” del foro partenopeo, nel Gran Salone dei Busti di Castel Capuano. L’appuntamento è per sabato 28 febbraio 2026, ore 11, nel luogo che più di ogni altro racconta la storia giudiziaria della città: Castel Capuano, per secoli cuore della giustizia napoletana, oggi custode di memorie, ritratti e presenze che hanno definito l’identità pubblica di Napoli.
Il busto, realizzato dal maestro Christian Leperino, sarà collocato accanto alle effigi dei grandi giuristi che hanno segnato la vita civile e giuridica della città (tra cui il padre Francesco Saverio Siniscalchi), sancendo in modo definitivo l’ingresso di Vincenzo Maria Siniscalchi tra le figure che hanno lasciato un’impronta non solo professionale, ma anche culturale e sociale.
Il senso dell’omaggio va oltre la cerimonia. Nella traiettoria di Siniscalchi convivono infatti almeno tre dimensioni che a Napoli, più che altrove, si intrecciano spesso: il diritto come tecnica, il diritto come responsabilità pubblica, il diritto come narrazione della società. È stato presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, parlamentare, e membro laico del CSM: ruoli che raccontano una carriera “istituzionale” rara, ma che da soli non bastano a spiegare perché la sua memoria resti così viva.
Il punto è che Vincenzo Maria Siniscalchi ha rappresentato una modernizzazione concreta della professione forense: non soltanto nelle aule, ma nel modo di interpretare il rapporto tra avvocatura, diritti e opinione pubblica. La sua attività ha attraversato territori allora percepiti come laterali rispetto al diritto penale “classico” — lo sport, lo spettacolo, la musica, il teatro, il cinema — anticipando una sensibilità contemporanea: capire che i conflitti sociali non si consumano solo nei codici, ma anche nei linguaggi collettivi, nelle platee mediatiche, nella reputazione e nella dignità delle persone.
Non è un caso che il suo nome sia legato a difese rimaste nell’immaginario: Diego Armando Maradona, seguito sia nei procedimenti penali sia davanti alla giustizia sportiva; e poi figure popolari dello spettacolo come Gigi Sabani, Tinto Brass, Franco Califano (anche nel contesto del processo Cutolo-Tortora). In questo attraversamento di mondi, Siniscalchi ha spesso rivendicato un principio che oggi suona attualissimo: la tutela della persona e il primato dei diritti, anche quando l’opinione pubblica chiede scorciatoie morali o condanne anticipate.
Ed è qui che l’omaggio di Castel Capuano assume un valore ulteriore: non celebra solo un “grande avvocato”, ma un modo di stare nel diritto. Un modo capace di parlare alla complessità del presente, dove la linea tra cronaca e processo è fragile, e dove l’identità di un imputato — celebre o sconosciuto — rischia di essere schiacciata dal clamore. L’esperienza di Siniscalchi nel contrasto alla censura e nella difesa della libertà culturale, ad esempio, appartiene a una stagione in cui il diritto era chiamato a misurarsi apertamente con l’immaginario: il cinema di Brass (si pensi a Così fan tutte) e la canzone d’autore di Califano (come Tutto il resto è noia) non sono solo “spettacolo”, ma frammenti di società, e quindi anche terreni di conflitto simbolico.
Accanto alla dimensione professionale, emerge anche la trama di impegno civile condivisa con la moglie, l’avvocata Marinella de Nigris: battaglie per i diritti delle donne e attenzione a quei casi in cui, dietro la cronaca “passionale”, affiorano dinamiche strutturali di prevaricazione e violenza di genere. È un richiamo importante, perché sposta la memoria dal monumento alla lezione: l’avvocatura come presidio, non come rituale.
La cerimonia, nel solco delle grandi occasioni cittadine, si aprirà con l’introduzione dell’Avv. Carmine Foreste, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli. Seguiranno i saluti istituzionali della Dott.ssa Maria Rosaria Covelli (presidente della Corte d’Appello), del Dott. Aldo Policastro (procuratore generale della Corte d’Appello) e del sindaco di Napoli Prof. Gaetano Manfredi. Il profilo umano, politico e professionale di Siniscalchi sarà poi delineato dagli interventi del Dott. Giovanni Melillo (procuratore nazionale antimafia), del Dott. Tullio Morello (consigliere del CSM), del Prof. Avv. Franco Coppi e del presidente del Consiglio regionale della Campania On. Ing. Massimiliano Manfredi.
In una città che spesso vive di presente assoluto, l’atto di “mettere un volto” tra i busti di Castel Capuano è anche un modo per ricostruire continuità: ricordare che la giustizia non è solo cronaca, ma tradizione, studio, coraggio, responsabilità; e che alcune biografie — come quella di Vincenzo Maria Siniscalchi — diventano, col tempo, un lessico condiviso. A Napoli, dove il diritto incontra quotidianamente la complessità del sociale, questa memoria non è nostalgia: è orientamento.
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(foto fornita dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
