La morte della bambina di quattro anni ricoverata a Palermo con un quadro di sospetta difterite riporta al centro dell’attenzione una malattia infettiva divenuta rara grazie alla vaccinazione, ma mai completamente scomparsa. Mentre proseguono gli accertamenti e si attendono gli esiti dell’autopsia per stabilire con certezza le cause del decesso, la Simeup, Società italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica, invita a non trasformare la tragedia in terreno per conclusioni premature, richiamando però famiglie e istituzioni sull’importanza delle coperture vaccinali.
«La morte della bambina di quattro anni ricoverata a Palermo con un quadro di sospetta difterite è una tragedia che colpisce profondamente tutta la comunità pediatrica. Gli accertamenti sono ancora in corso ed è doveroso attendere le conclusioni definitive sulle cause del decesso», afferma Vincenzo Tipo, presidente della Simeup.
Secondo le prime informazioni, la piccola non sarebbe stata vaccinata contro la difterite. La Procura di Palermo ha aperto un’inchiesta, disposto il sequestro della salma e ordinato l’autopsia, dalla quale dovranno arrivare gli elementi necessari a ricostruire il quadro clinico e le cause effettive della morte. La prudenza resta quindi indispensabile: allo stato attuale si parla di sospetta difterite e ogni valutazione definitiva dovrà basarsi sui risultati degli esami clinici e medico-legali.
La vicenda ha tuttavia riacceso l’attenzione su un’infezione che, nell’immaginario collettivo, viene spesso considerata appartenente al passato. La difterite è provocata principalmente dal batterio Corynebacterium diphtheriae e può trasmettersi attraverso le secrezioni respiratorie o, in determinate forme, mediante il contatto con lesioni cutanee infette. La pericolosità della malattia è legata soprattutto alla tossina prodotta da alcuni ceppi del batterio.
«La sua particolare gravità è legata soprattutto alla tossina difterica, capace di diffondersi nell’organismo e provocare complicanze gravissime, in particolare a carico del cuore e del sistema nervoso, fino all’insufficienza multiorgano e alla morte», spiega Vincenzo Tipo.
La difterite può inizialmente manifestarsi con febbre, mal di gola, debolezza e difficoltà nella deglutizione. Uno dei suoi segni più caratteristici è la formazione, nella gola, di una spessa membrana che può ostacolare la respirazione. Nei casi più gravi la tossina può raggiungere altri organi, causando miocardite, alterazioni neurologiche e insufficienza sistemica. Proprio la possibile rapidità dell’evoluzione rende essenziali il riconoscimento tempestivo della malattia, l’isolamento del paziente e l’avvio delle terapie indicate dagli specialisti.
La drastica riduzione dei casi osservata in Italia e negli altri Paesi dotati di programmi vaccinali non deve essere confusa con la scomparsa del batterio. I dati pubblicati dall’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, mostrano che nel 2024 nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo sono stati notificati 151 casi di difterite: 83 attribuiti a Corynebacterium diphtheriae tossigeno e 65 a Corynebacterium ulcerans. Nei casi per i quali era noto lo stato vaccinale, il 62% riguardava persone non vaccinate oppure vaccinate con un numero di dosi non conosciuto.
Sono numeri contenuti rispetto all’epoca precedente alla vaccinazione di massa, ma sufficienti a dimostrare che il rischio non è stato cancellato. La circolazione dei microrganismi continua e la protezione collettiva dipende dal mantenimento di coperture vaccinali elevate e dall’esecuzione dei richiami previsti.
«È proprio questo il punto che dobbiamo comprendere: non è scomparso il rischio, è stata la vaccinazione a renderlo estremamente basso. Quando diminuiscono le coperture vaccinali si ricreano spazi nei quali malattie che avevamo quasi dimenticato possono tornare a colpire», sottolinea il presidente della Simeup.
Il vaccino antidifterico contiene un’anatossina, cioè una tossina trattata in modo da non causare la malattia ma capace di stimolare il sistema immunitario a produrre una risposta protettiva. Il Ministero della Salute ricorda che la vaccinazione contro la difterite è inserita nel calendario nazionale e viene somministrata in combinazione con altri vaccini fin dai primi mesi di vita. Sono inoltre previsti richiami durante l’infanzia e l’adolescenza, mentre per gli adulti è opportuna una dose di richiamo contro difterite, tetano e pertosse ogni dieci anni.
La vaccinazione protegge soprattutto dalle conseguenze della tossina difterica. Per questo completare il ciclo previsto e rispettare i richiami è fondamentale: la protezione immunitaria può infatti diminuire con il passare del tempo. Verificare il proprio stato vaccinale non riguarda soltanto i bambini, ma anche gli adulti che abbiano perso la documentazione sanitaria o non ricordino la data dell’ultima dose.
Vincenzo Tipo richiama inoltre la responsabilità dei pediatri e degli operatori sanitari nel contrastare la disinformazione, soprattutto quella diffusa attraverso i social network. «Anni di studi e di ricerche rigorose non possono essere vanificati da improvvisati opinionisti sui social. Una volta e per tutte dobbiamo dire basta alla presunta associazione tra vaccini e autismo».
Le più aggiornate revisioni scientifiche internazionali non hanno riscontrato un rapporto causale tra vaccini e autismo. Nel dicembre 2025 il Comitato consultivo globale per la sicurezza dei vaccini dell’Organizzazione mondiale della sanità, dopo avere esaminato 31 studi pubblicati tra il 2010 e il 2025 e dati provenienti da diversi Paesi, ha ribadito che le evidenze disponibili non mostrano alcun legame causale. Le conclusioni confermano quelle raggiunte nelle precedenti valutazioni dell’Oms.
La disinformazione può diventare particolarmente pericolosa quando il successo della prevenzione rende meno visibili le conseguenze delle malattie. Più diminuiscono i casi, più può attenuarsi la percezione del rischio, mentre acquistano spazio timori non sostenuti dalle prove scientifiche. È quello che Vincenzo Tipo definisce il paradosso del successo vaccinale: «Quando una malattia non si vede più, si finisce per dimenticare quanto fosse pericolosa e perché sia scomparsa dalle nostre corsie».
L’invito della Simeup alle famiglie è quello di verificare con il pediatra il rispetto del calendario vaccinale, recuperando le eventuali dosi mancanti e controllando i richiami. In presenza di dubbi, la risposta non dovrebbe essere cercata tra contenuti anonimi o testimonianze prive di riscontro, ma attraverso il confronto con medici, pediatri e servizi vaccinali.
«Vaccinare un bambino significa proteggere lui, ma anche contribuire alla protezione dei bambini più fragili e dell’intera comunità. Le malattie infettive non dimenticano. Non dobbiamo dimenticare neppure noi», conclude Vincenzo Tipo.
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(foto fornita dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
