A Napoli il cinema diventa memoria, identità e riscoperta storica con Ritorno a Napoli: dialoghi-retrospettiva, l’iniziativa promossa dalla Film Commission Regione Campania in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti, in programma giovedì 19 e venerdì 20 marzo 2026. Curato dalla studiosa Giuliana Muscio, l’evento nasce con l’obiettivo di riportare al centro dell’attenzione pubblica e culturale un capitolo troppo spesso trascurato della storia audiovisiva: il contributo determinante degli artisti napoletani e campani alla formazione del cinema italoamericano negli anni Trenta. Si tratta di una due giorni che unisce approfondimento scientifico, proiezioni rare, materiali restaurati e confronto tra studiosi, archivisti e operatori culturali, restituendo visibilità a una tradizione creativa che ha attraversato l’oceano e ha contribuito a formare un immaginario condiviso tra Italia e Stati Uniti.
L’iniziativa si inserisce nel solco di un più ampio percorso di valorizzazione storica e culturale già avviato a Napoli, e punta a far emergere il ruolo che gli emigrati italiani, in particolare quelli provenienti dalla Campania, ebbero nel costruire nuove forme narrative, musicali e cinematografiche in America. Il cuore del progetto è proprio questa connessione profonda tra radici e innovazione: il patrimonio identitario dei migranti campani non fu soltanto conservato, ma si trasformò in linguaggio artistico, influenzando il cinema prodotto a New York e contribuendo alla nascita di una sensibilità italoamericana riconoscibile. In questo senso Ritorno a Napoli non è soltanto una retrospettiva, ma un’operazione culturale di recupero e rilettura del passato, capace di parlare anche al presente dell’audiovisivo e della memoria collettiva.
La manifestazione prenderà il via giovedì 19 marzo presso il Distretto Campano dell’Audiovisivo, nell’ex base Nato di Bagnoli, con i saluti istituzionali di Titta Fiore e Maurizio Gemma per la Film Commission Regione Campania, di Giuseppe Gaeta per l’Accademia di Belle Arti, di Gina Annunziata, docente di Storia del Cinema, e di Paolo Masini della Fondazione Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana. Sarà un’apertura dal forte valore simbolico, perché metterà insieme istituzioni, studiosi e protagonisti del mondo culturale attorno a una riflessione comune sul rapporto tra emigrazione, arti visive e costruzione dell’identità. Nella prima sessione, Diego Del Pozzo dialogherà con Giuliana Muscio sul tema centrale del convegno, accompagnando il pubblico in un viaggio tra opere rare e materiali d’epoca che testimoniano la presenza viva e creativa degli artisti campani nella New York degli anni Trenta.
Particolarmente significativa sarà la proiezione di frammenti provenienti dal George Eastman Museum di Rochester, con i trailer di Il brigante Musolino e Cielo mio, oltre a una clip di Genoveffa. La scelta di questi materiali non ha solo valore documentario, ma assume un peso culturale importante perché consente di riportare alla luce immagini, temi e stili che raccontano il modo in cui la cultura napoletana e meridionale veniva rielaborata per il pubblico emigrato e, più in generale, per il nascente cinema di comunità. Si tratta di opere che permettono di cogliere una fase essenziale della storia cinematografica, in cui il linguaggio filmico si intrecciava alla nostalgia, alla memoria della terra d’origine e al bisogno di rappresentare un’identità condivisa oltre i confini geografici.
Nel pomeriggio del 19 marzo il focus si sposterà sul rapporto tra musica e cinema nella produzione italoamericana, altro elemento decisivo per comprendere il valore di questa tradizione. Simona Frasca e Giuliana Muscio approfondiranno infatti il legame tra la sceneggiata napoletana e la sua trasposizione sul grande schermo negli Stati Uniti, mostrando come i codici emotivi, melodrammatici e musicali della cultura partenopea siano stati esportati e adattati in un contesto nuovo. Attraverso clip di Senza Mamma di Francesco Pennino, titolo richiamato anche in Il Padrino – Parte II, e di Santa Lucia Luntana, insieme ai frammenti di Senza mamma e ’nammurata, Mamma Abbandonata e Sott’e cancelle con Ria Rosa, emergerà una trama culturale fatta di suoni, sentimenti e immagini che raccontano il peso dell’eredità campana nell’immaginario cinematografico oltreoceano. In questo contesto si inserisce anche la proiezione di una clip di Napule ca se ne va con Peppino Amato attore, alla quale seguirà l’intervento di Giuseppe Pedersoli, chiamato a restituire ulteriore profondità storica e familiare a quella stagione artistica.
La seconda giornata, venerdì 20 marzo, si aprirà al Cinema Modernissimo, nella sala dell’Accademia di Belle Arti, con la proiezione di Parlami d’amore Mariù, presentato da Massimo Patrone e Alba Gandolfo della Cineteca Griffith, e di Piccola mamma, introdotto da Maria Assunta Pimpinelli della Cineteca Nazionale. Sarà una mattinata preziosa non soltanto per la visione di opere storiche, ma anche per la possibilità di inserirle in un percorso critico e archivistico capace di valorizzarne il contesto, le forme e la loro importanza nella storia del cinema italiano prodotto in America o legato agli artisti emigrati. Il lavoro delle cineteche e degli archivi, in questo quadro, appare essenziale: senza la conservazione, il restauro e la divulgazione, molte di queste testimonianze resterebbero invisibili persino agli studiosi.
Nel pomeriggio, presso il Teatro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, il programma proseguirà con la proiezione di The Movie Actor, film del 1932 diretto da Bruno Valletty e interpretato dal celebre Farfariello, figura popolarissima di quell’universo artistico sospeso tra teatro, cinema e cultura migrante. A seguire si terrà la tavola rotonda dedicata al ruolo degli archivi e delle cineteche oggi, un momento di confronto che allargherà lo sguardo dal passato al futuro, interrogandosi sulle prospettive dell’audiovisivo, sulle nuove strategie di conservazione e sulla funzione culturale degli archivi nella contemporaneità. Interverranno, oltre a Giuliana Muscio, Gina Annunziata, Simona Frasca, Maria Assunta Pimpinelli, Massimo Patrone, Alba Gandolfo, Paolo Speranza, Giuseppe Pedersoli, Giuseppe Gaeta, Massimiliano Gaudiosi, Titta Fiore e Maurizio Gemma, in un dialogo che promette di mettere in relazione ricerca, tutela e futuro dell’immagine.
Ritorno a Napoli si presenta dunque come un appuntamento di grande rilievo per la città e per il panorama culturale campano, perché riesce a coniugare divulgazione e ricerca, identità locale e respiro internazionale, storia del cinema e memoria dell’emigrazione. Il valore dell’iniziativa sta proprio nella sua capacità di mostrare come il cinema italoamericano non sia una storia marginale o secondaria, ma una parte viva del patrimonio culturale che lega Napoli agli Stati Uniti attraverso le traiettorie di artisti, produttori, attori e musicisti. In un tempo in cui la memoria rischia spesso di essere frammentata o dispersa, appuntamenti come questo restituiscono profondità alla storia e rafforzano la consapevolezza del contributo dato dal Mezzogiorno alla cultura del Novecento. Per Napoli, per la Campania e per chi si occupa di cinema, archivi e identità culturale, Ritorno a Napoli rappresenta così molto più di una rassegna: è un invito a guardare al passato per comprendere meglio la forza delle immagini e delle radici nel presente.
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(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
