Educare alla pace a Napoli significa partire dalle persone, dai quartieri e dalle fragilità quotidiane per arrivare alle grandi questioni internazionali. È questa la prospettiva al centro della tavola rotonda “Educare alla Pace. L’eredità di Mario Borrelli tra memoria, geopolitica e psicologie del potere”, in programma lunedì 21 settembre 2026 alle ore 11.00 nella Sala conferenze “Mario Borrelli” della Fondazione Casa dello Scugnizzo ETS, in Piazzetta San Gennaro a Materdei 3, a Napoli. L’incontro, promosso in occasione della Giornata internazionale della Pace, propone una riflessione che mette in dialogo storia, educazione, psicologia e relazioni internazionali.
Il punto di partenza è l’eredità umana e culturale di Mario Borrelli, figura profondamente legata alla storia sociale di Napoli e all’accoglienza dei ragazzi di strada nel secondo dopoguerra. La sua esperienza con gli scugnizzi di Materdei non fu soltanto un’opera assistenziale: rappresentò un laboratorio educativo fondato sulla dignità, sulla responsabilizzazione e sulla partecipazione alla vita della comunità. In questa visione, chi vive ai margini non è un problema da contenere, ma una persona da ascoltare e mettere nelle condizioni di diventare protagonista del proprio percorso.
La vicenda di Borrelli ebbe anche una forte risonanza internazionale. Il suo lavoro ispirò racconti, programmi televisivi e il film Il bacio del sole, conosciuto anche come Il bacio del sole – Don Vesuvio. Ma l’aspetto più attuale della sua esperienza è forse il passaggio dall’accoglienza immediata alla ricerca sulle cause dell’emarginazione. La povertà, l’abbandono scolastico, la solitudine e la mancanza di opportunità non vengono letti come destini individuali: sono il risultato di rapporti sociali squilibrati, di diritti negati e di una partecipazione democratica ancora incompleta.
Da qui nasce un’idea di pace molto più esigente della semplice assenza di guerra. La pace è presenza concreta di giustizia sociale, accesso ai diritti, riconoscimento reciproco e possibilità di prendere parte alle decisioni che riguardano la comunità. È anche capacità di individuare e ridurre la violenza strutturale: quella che non sempre produce immagini spettacolari, ma si manifesta nelle disuguaglianze, nei pregiudizi, nell’esclusione e nell’indifferenza verso chi resta indietro. La tavola rotonda intende riportare questa concezione nel dibattito contemporaneo, segnato da conflitti armati, polarizzazione politica e crescente sfiducia nelle istituzioni.
Nel 1977 Mario Borrelli contribuì alla fondazione dell’IPRI – Italian Peace Research Institute, insieme a Tonino Drago e Giuliana Martirani. Fu un passaggio decisivo: l’impegno maturato nelle strade di Materdei entrava nel campo della ricerca per la pace, collegando le esperienze locali ai movimenti nonviolenti e al confronto internazionale. La pace diventava così materia di studio, pratica educativa e progetto politico nel senso più alto del termine: costruire strumenti per leggere i conflitti, prevenire la violenza e rendere le comunità capaci di trasformare le tensioni senza annientare l’altro.
Il legame tra dimensione urbana e scenario globale è uno dei nuclei più significativi dell’appuntamento napoletano. I conflitti internazionali non possono essere compresi soltanto attraverso mappe, alleanze e strategie militari; allo stesso modo, le fratture di un quartiere non si spiegano soltanto con le scelte dei singoli. In entrambi i casi agiscono relazioni di potere, paure, narrazioni contrapposte e distribuzioni diseguali delle risorse. Educare alla pace significa allora imparare a riconoscere questi meccanismi prima che diventino normalità, allenando il pensiero critico e la capacità di ascolto.
La riflessione sulle psicologie del potere aggiunge un ulteriore livello. Il potere non si esercita soltanto nelle istituzioni o nelle grandi decisioni geopolitiche: attraversa le famiglie, la scuola, il lavoro e le relazioni quotidiane. Può generare dipendenza e silenzio, oppure essere trasformato in responsabilità e servizio. Per questo l’educazione alla pace richiede competenze emotive oltre che conoscenze: saper nominare la paura, reggere il dissenso, negoziare e distinguere il conflitto dalla violenza. Il conflitto, se riconosciuto e gestito, può infatti diventare occasione di cambiamento; la violenza, al contrario, chiude lo spazio della parola e riduce l’altro a un ostacolo.
Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali del presidente della Fondazione, Giuseppe Desideri. Interverranno Bianca Desideri, giornalista e direttrice del Centro Studi e Ricerche “Mario Borrelli” della Fondazione Casa dello Scugnizzo ETS; il generale Giuseppe Esposito, esperto di geopolitica e relazioni internazionali; e Assunta Landri, psicologa, psicoterapeuta e referente dello Sportello Ascolto FOCS. Le loro prospettive permetteranno di attraversare memoria storica, dinamiche globali e vissuti individuali senza separarli artificialmente.
La scelta della Giornata internazionale della Pace non ha un valore soltanto simbolico. Celebrata ogni anno il 21 settembre dalle Nazioni Unite, la ricorrenza richiama governi, organizzazioni e cittadini alla costruzione di condizioni durature di sicurezza, dignità e cooperazione. A Materdei questo invito assume una forma concreta: interrogarsi su come il lavoro educativo, sociale e culturale possa contrastare le radici della violenza prima che esplodano e su come la memoria possa diventare uno strumento operativo, non una celebrazione immobile.
La Fondazione Casa dello Scugnizzo ETS e il Centro Studi e Ricerche “Mario Borrelli” confermano così una missione che tiene insieme tutela della memoria e progettualità sociale. Conservare l’esperienza di Mario Borrelli significa continuare a porre domande scomode sulle disuguaglianze, sull’accesso ai diritti e sui modelli di convivenza. Significa anche offrire ai giovani strumenti per leggere la complessità senza cedere alla semplificazione, alla propaganda o alla logica del nemico.
L’incontro “Educare alla Pace” restituisce quindi a Napoli e al quartiere Materdei un ruolo che appartiene alla loro storia: essere luogo di sperimentazione sociale e di elaborazione culturale. Dalla Casa dello Scugnizzo alla ricerca internazionale per la pace, il filo conduttore resta la convinzione che nessuna trasformazione collettiva possa prescindere dall’educazione. La pace non è un traguardo astratto né una tregua provvisoria, ma una pratica quotidiana fatta di cura, diritti, partecipazione e responsabilità condivisa.
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