Mercoledì 10 giugno, alle ore 16, Palazzo Ricca, sede della Fondazione Banco di Napoli in via dei Tribunali 213, ospiterà un appuntamento di forte valore storico, civile e culturale. Nell’ambito della rassegna Libri in Fondazione, sarà presentato Il colpevole, il libro di Sergio Cusani, edito da Rizzoli, nel quale l’ex consulente finanziario del gruppo Ferruzzi ricostruisce dall’interno una delle stagioni più controverse e traumatiche della storia repubblicana italiana: Tangentopoli, il processo Enimont, la maxitangente, il crollo di un sistema politico, finanziario e industriale che aveva segnato gli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta.
Il ritorno di Sergio Cusani a Napoli, città con cui la sua biografia conserva legami profondi, non è soltanto la presentazione di un libro autobiografico. È anche l’occasione per riaprire una riflessione pubblica su un passaggio decisivo della storia italiana, quando l’inchiesta Mani Pulite mise a nudo il rapporto opaco tra partiti, grandi gruppi economici, finanza, industria e potere. Cusani fu il protagonista del più celebre processo di quella stagione, il processo Enimont, divenuto nell’immaginario collettivo il simbolo giudiziario della fine della Prima Repubblica.
All’incontro parteciperanno, insieme all’autore, Orazio Abbamonte, presidente della Fondazione Banco di Napoli, Marcello D’Aponte, presidente della Fondazione Museo Archivio Storico Banco di Napoli, il giornalista Alessio Gemma, Gabriele Esposito, vicepresidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, e Carlo Sama, autore de La caduta di un impero. La presenza di Sama aggiunge ulteriore rilievo all’appuntamento, perché consente di intrecciare il racconto personale di Cusani con la vicenda più ampia del gruppo Ferruzzi, dell’ascesa di Serafino Ferruzzi, del ruolo di Raul Gardini e del drammatico epilogo che accompagnò la dissoluzione di un impero economico italiano.
In Il colpevole, Sergio Cusani sceglie un titolo volutamente provocatorio. Si definisce “colpevole”, ma lo fa per interrogare il significato stesso della colpa, della responsabilità individuale e della verità processuale. Il libro non si limita a raccontare il processo Enimont come una pagina giudiziaria: lo attraversa come una memoria personale e politica, mettendo in scena gli anni in cui finanza e industria correvano ancora insieme, mentre attorno ai grandi gruppi economici si muovevano partiti, mediatori, manager, banchieri, professionisti del potere e apparati dello Stato.
Il racconto parte da lontano, dal giovane Cusani arrivato a Milano per studiare alla Bocconi, attraversato dal clima del Sessantotto e dalla scelta del Movimento studentesco. Da lì prende forma un percorso complesso, segnato dalla politica intesa come partecipazione, passione civile, conflitto e appartenenza. Poi arrivano gli anni della Borsa, lo studio di Aldo Ravelli, l’ingresso nei mercati finanziari, l’incontro con Serafino Ferruzzi e il lavoro accanto a uno dei gruppi agroindustriali più potenti d’Italia. È in quella zona di confine tra ambizione industriale, spregiudicatezza finanziaria e relazioni politiche che si prepara il terreno della grande crisi.
La vicenda Enimont resta uno snodo centrale della storia nazionale. La joint venture tra Eni e Montedison, la partita per il controllo della chimica italiana, le pressioni politiche, gli accordi sotterranei e la maxitangente finirono per rappresentare molto più di un singolo scandalo. Diventarono il paradigma di un sistema nel quale pubblico e privato, economia e partiti, decisioni industriali e finanziamento illecito della politica si intrecciavano in modo strutturale. Cusani, in quel contesto, fu individuato come figura chiave. Il suo processo, seguito da milioni di italiani, trasformò l’aula giudiziaria in un teatro politico nazionale.
Nel libro, l’autore rivendica il ruolo di “testimone privilegiato” di quella stagione. Mentre molti cercavano di sottrarsi, negare, scaricare responsabilità o rimuovere la propria parte nella vicenda, Cusani racconta di essere rimasto lì, al centro della scena, diventando nell’opinione pubblica il volto di una colpa collettiva spesso ridotta a colpa individuale. Attorno a lui si muovevano politici, uomini della finanza, aspiranti potenti, tecnici della colpa, magistrati, cronisti e apparati investigativi. Ma nell’immaginario mediatico, sostiene Cusani, il “colpevole” sembrava essere uno solo: lui.
Il valore più interessante di Il colpevole sta proprio in questa tensione tra memoria personale e storia pubblica. Cusani non cancella le responsabilità e non si sottrae alla durezza di quegli anni, ma chiede di guardare al prima e al dopo, ai tasselli mancanti, alle zone d’ombra, alle ragioni profonde che portarono al collasso di un intero equilibrio politico ed economico. “La verità è un mosaico pieno di tasselli vuoti, la verità processuale ancora di più”: questa frase sintetizza il cuore del libro e la sua ambizione più ampia, che non è assolvere, ma comprendere.
La presentazione alla Fondazione Banco di Napoli assume, in questo senso, un significato particolare. Palazzo Ricca, luogo di memoria economica e civile, diventa lo spazio in cui una pagina controversa della storia italiana può essere riletta non solo come cronaca giudiziaria, ma come materia viva di riflessione sul rapporto tra denaro, potere, istituzioni e responsabilità. Napoli, con la sua lunga tradizione di cultura giuridica, economica e politica, offre una cornice significativa per discutere di un libro che parla al passato ma interroga direttamente anche il presente.
A più di trent’anni da Tangentopoli, il caso Cusani continua infatti a porre domande non esaurite. Che cosa resta della stagione di Mani Pulite? Quale fu il rapporto tra giustizia e opinione pubblica? Quanto la spettacolarizzazione del processo contribuì a costruire colpevoli simbolici prima ancora che giudiziari? E quanto la fine della Prima Repubblica fu davvero una rottura, oppure una trasformazione di forme, linguaggi e protagonisti del potere?
L’appuntamento di mercoledì 10 giugno non sarà dunque soltanto la presentazione di un volume, ma un confronto su un capitolo decisivo della memoria nazionale. Attraverso la voce di Sergio Cusani, il libro Il colpevole riporta al centro nomi, vicende e responsabilità che hanno segnato la storia italiana: Serafino Ferruzzi, Raul Gardini, il gruppo Ferruzzi, Enimont, la maxitangente, Tangentopoli, il processo mediatico e giudiziario che accompagnò la fine di un mondo. Una memoria scomoda, ma necessaria, perché comprendere quella stagione significa anche interrogarsi sulle forme attuali del potere e sui meccanismi, spesso invisibili, che continuano a legare finanza, politica e società.
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