di Loredana Troise
Domenica 31 Agosto, alle ore 20:00, presso la sede di Palazzo Morone – Archivio Vettor Pisani a Caggiano (SA), nell’ambito della SCUOLA EDIPICA DELLE ARTI PERFORMATIVE di Andrea Cramarossa – Teatro delle Bambole, è di scena EDIPO. L’INSAZIABILITÀ DEI CORPI (Seconda stanza) – AntoninArtaud | Hermann Nitsch, atto conclusivo di una tre giorni workshop sulle arti performative (body-art-sound) condotto da Cramarossa.
Questa seconda tappa a Caggiano, organizzata da Teatro delle Bambole e Fondazione Morra – la prima stanza dello studio su Nitsch e Artaud si è sviluppata a Napoli al Museo Nitsch – vede il coinvolgimento di dieci performer provenienti da tutt’Italia, Alessia Amoruso, Ambra Amoruso, Chiara Bianchi, Emilia Brescia, Federico Gobbi, Mila Granozio, Fabio Guaricci, Antonio Pauletta, Maurizio Sarni, Giuseppe Stringaro, guidati secondo una metodologia elaborata da Cramarossa in quasi vent’anni di ricerca nell’ambito del suono e della voce applicata al canto e al parlato, sul rapporto tra suono e corpo, voce e persona, musica e personaggio, per un approccio all’arte drammatica mediante l’uso e la conoscenza del suono. Scrive l’attore, poeta e regista: “Nell’ipotesi di pre-disposizione d’un corpo creativo, è necessario “farsi vuoto”, sgombrare il campo dai pensieri, dai ricordi, dalle pressioni. In un’ottica di creazione performativa (commistione di corpo, arte e suono) ecco che il corpo del performer diventa luogo del mito, luogo ove sbrogliare la narrazione di una esistenza che non è solo presente ma passato e futuro nello stesso tempo. Lo spazio diviene quello dell’Edipo di Sofocle; la narrazione quella della sua famiglia; da qui, diviene possibile e, quindi, un’opportunità, cogliere la presenza di corpo polisenso e polifonico, infine, multiforme, partendo da una genealogia dei corpi pensata da Artaud. Dissociarsi dal proprio corpo, farsi, cioè, vuoto, diverrà paradosso per essere totalmente sé stessi, dentro una incidenza ritmica personale e in una mistica dei colori che è il gesto primordiale della creazione.”
In tal senso, l’intero processo Edipo Insaziabilità dei Corpi, si pone come possibile alfabeto per leggere il mondo nelle sue continue oscillazioni: tra eros e thanatos, tra timore e coraggio, tra la nuda verità della vita e quella della morte, tra l’incanto e il sapore della cenere. Un vortice di passioni contrastanti: tensioni, speranze, desolazioni. Si guarda in faccia la storia nelle sue grazie e nelle sue brutalità, ricorrendo a una poesia che tende a innalzarsi ai purissimi incanti della felicità e della tenerezza, individuando, tra le lacrime e il sangue, la strada per la salvezza. Allude a un nostro istinto. Al bisogno di riferirci sempre a una fabula mistica in grado di arginare la nostra irrilevanza nel fluire delle cose. Perché abbiamo bisogno di un beckettiano endgame che, tuttavia, non ci inquieti mai fino in fondo ma che addirittura, come in questo caso, sembra rassicurarci.
Ne parliamo con Andrea Cramarossa
Può raccontarci il suo rapporto con Giuseppe Morra?
E’ iniziato circa sei anni fa ma, ovviamente, conoscevo Giuseppe di fama già da molto tempo prima di incontrarlo e conoscerlo personalmente. L’anno successivo siamo stati in residenza come “Teatro delle Bambole” presso il Museo Hermann Nitsch di Napoli per un progetto specifico di teatro performativo intitolato “Pferd Person” e ispirato a “Fratelli di Sangue” di Ernst Haffner. E’ stata una esperienza molto intensa vissuta con l’attore e performer Federico Gobbi ed una opportunità rara per dei performer di poter stare all’interno del processo creativo senza dover pensare ad altro se non alla creazione della propria opera. Io considero Giuseppe Morra un artista; ammiro la sua capacità di andare oltre le cose e di vedere possibilità laddove nessun altro vedrebbe alcunché. La sua arte principale, secondo me, consiste nel riuscire ad immaginare un futuro dentro cellule del passato; parlo di arte e non solo di capacità pratica o intuitiva perché è una attitudine dell’artista quella di poter essere esso stesso luogo trasformato e trasformante.
Quanto Caggiano influisce sullo svolgimento del workshop e della performance teatrale?
Caggiano sta diventando, appunto, luogo trasformante, centro di trasformazione. Le cose le senti sulle pelle: da quando sono in atto i processi messi campo da Giuseppe Morra con “Atlantide Nuova Atlantide”, si respira un’aria diversa, elettrica, effervescente. Caggiano è un corpo vibrante colmo di possibilità e suppongo non sia facile riuscire a far cambiare modo di vedere le cose a chi non vuole accettare un cambiamento, il che sarebbe anche la normalità, perché nessuno accetta di buon grado il cambiamento. Pertanto, Caggiano, influisce anche nella misura in cui è luogo di fermento artistico e anche noi contribuiamo a scuotere questo magma in un continuo sistema di reciprocità. Inoltre, poter lavorare all’interno del “Museo Morone”, tra le opere di Vettor Pisani , è un privilegio di per sé incommensurabile.
Cosa vorrebbe che il pubblico percepisse di questo importante lavoro?
Innanzitutto vorrei che arrivasse il nostro amore per l’arte performativa, per la performance, il teatro, arte che si compie solo con la presenza del Pubblico e, quindi, che si percepisse anche il nostro amore e la nostra gratitudine per il Pubblico stesso poiché è lì con noi per concludere la nostra opera. Poi, nello specifico, vorrei che potesse giungere la complessità di due artisti dalla enorme portata poetica, intellettuale, pittorica e letteraria: Antonin Artaud ed Hermann Nitsch, per la prima volta “insieme” in questa opportunità che ho immaginato per la loro arte e per il loro pensiero e per arricchire l’arte del performer. Trovo ci siano molti punti in comune tra i due artisti specie per quanto riguarda l’idea che entrambi avevano della pittura. Ho suddiviso il percorso in due fasi denominate “stanze”. Nella “Prima Stanza”, accaduta a Napoli presso la Sala Capriata del Museo Hermann Nitsch nello scorso mese di maggio, ho voluto affrontare il Primo Manifesto del Teatro della Crudeltà; in questa Seconda Stanza che si terrà in questi giorni a Caggiano con apertura al Pubblico domenica 31 agosto alle ore 20.00, entreremo nel vivido e più complesso Secondo Manifesto del Teatro della Crudeltà, il cosiddetto “Teatro del Sangue”. In queste teorizzazioni di Artaud entrerà la visione di Nitsch sul Creato e la sua relazione col colore, per toccare quel “respiro metafisico” ambito da Artaud e così raramente in scena assieme al performer.
L’iniziativa è organizzata da Teatro delle Bambole e Fondazione Morra – Museo Hermann Nitsch in dialogo con Comune di Caggiano, Archivio Casa Morra e Palazzo Morone – Archivio Vettor Pisani, come contributo allo sviluppo del pensiero “Atlantide Nuova Atlantide” di Giuseppe Morra.
La produzione artistica del Teatro delle Bambole, un luogo eterogeneo che accoglie manoscritti, locandine, cortometraggi, opere, rassegne stampa e tanto altro, è raccolta nell’archivio Andrea Cramarossa – Teatro delle Bambole, custodito dalla Fondazione Morra – Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive e consultabile presso la prestigiosa sede di Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea, Palazzo Cassano Ayerbo D’Aragona di Napoli.
Teatro delle Bambole nasce a Bari nel 2003 con la provocazione (in) formale di dare spazio alle voci dell’Arte attraverso lo studio e lo sviluppo di un Nuovo Metodo di Approccio all’Arte Drammatica. Inizialmente come Manifesto Culturale, il Teatro delle Bambole si ispira al lavoro sul suono di Gisela Rhomert (MetodoLichtenberger® Institut für angewandte Stimmphysiologie) e al “Teatro delle Orge e dei Misteri (Orgien-Mysterien-Theater)” di Hermann Nitsch, massimo esponente del Wiener Aktionismus. La produzione artistica è raccolta nell’archivio Andrea Cramarossa – Teatro delle Bambole, custodito dalla Fondazione Morra – Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive e consultabile presso Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea, nella sede di Palazzo Cassano Ayerbo D’Aragona di Napoli.
Andrea Cramarossa è un poeta, regista e attore che, dopo anni di intensi studi personali nell’ambito della ricerca vocale, del suono e della voce applicata al canto e al parlato teorizza in via sperimentale un approccio all’arte drammatica mediante l’uso e la conoscenza del suono. E’ il primo a usufruire dell’ascolto del suono della voce umana per poter approdare all’arte drammatica strutturando un vero e proprio modello di recitazione che si ispira al lavoro sul suono di Gisela Rhomert e al Teatro delle Orge e dei Misteri di Hermann Nitsch. Cramarossa tiene abitualmente workshop sulla voce e sulla recitazione in Italia e all’estero. Riceve numerosi riconoscimenti in ambito artistico tra i quali: “Oscar dei giovani – Personalità Europea” e il Premio “Aligi D’Oro” per l’Arte Drammatica. Con il lavoro artistico “L’URLO” riceve nel 2013 il primo premio al FAP – Festival delle Arti Performative. Nel 2003 fonda il gruppo di ricerca teatrale Teatro delle Bambole.
PROGETTO CAGGIANO/FONDAZIONE MORRA
La dimensione collettiva della ricerca artistica per la salvaguardia e la rigenerazione di siti e luoghi, continua ancora oggi a dar forza a quelle pratiche di comunità aperte che Giuseppe Morra, da sempre, ha sperimentato per il raggiungimento dei suoi obiettivi, e che hanno dato inizio a un nuovo percorso: dopo il Museo Nitsch e Casa Morra Archivi dell’Arte Contemporanea a Napoli, Morra approda a Caggiano nel cuore del Cilento, in Provincia di Salerno, avviando una progettualità in progress di attività culturali che nel segno della multidisciplinarietà, possono valorizzare quei territori con nuove forme di pensiero e di comunità inclusive, sostenibili e plurali.
Il primo tassello inaugurativo a Palazzo Morone è stato dedicato a uno degli artisti più importanti della sua generazione, Vettor Pisani (Bari, 1934 – Roma, 2011) dove oggi è possibile visitare una preziosissima collezione e un archivio permanente. Nel 2024, poi, sono stati inaugurati gli Archivi Living Theatre (presso Palazzo Prospero Morone e Giuseppina Morone in Bonito Oliva) Si tratta della raccolta più importante al mondo di documenti appartenuti alla rivoluzionaria compagnia statunitense. Contemporaneamente la Fondazione procede alla ristrutturazione di Palazzo Abbamonte, dove è istituita una scuola estiva dedicata al territorio e alla sperimentazione.
Caggiano è fucina di possibili visioni: è del giugno scorso infatti il convegno Atlantide / Nuova Atlantide, un progetto per esplorare il futuro in armonia con la natura: “Ancorato a un territorio protetto e ideale – afferma Giuseppe Morra – Caggiano induce a un tempo di lettura che richiede pause distensive, intervalli necessari ad aprire la mente e ad ammirare prospettive aeree in cui è possibile percepire la delicatezza della natura in uno spazio pensato e sognato – La Nuova Atlantide, appunto – attraverso un metodo “poetico-terapeutico” che nega la rapidità e propone un modello culturale artistico per la rivitalizzazione di un territorio bellissimo ricco di storia, monumenti e panorami incantevoli”.
Per informazioni:
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+39 347 3003359



