La formazione della nuova Giunta Regionale della Campania guidata da Roberto Fico resta, ad oggi, una partita politica aperta e complessa, sospesa tra trattative riservate, equilibri di coalizione e nodi irrisolti che i giornali descrivono come un vero e proprio stallo controllato. A oltre tre settimane dalla vittoria elettorale, il presidente lavora ancora alla squadra di governo, senza aver ufficializzato alcun nome, mentre la stampa regionale e nazionale racconta di un confronto serrato tra Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e l’area civica riconducibile a Vincenzo De Luca.
Secondo quanto riportato dall’ANSA, Roberto Fico sta costruendo una giunta che segni una discontinuità politica e simbolica rispetto al passato, a partire da una linea piuttosto netta: evitare il più possibile la nomina di consiglieri regionali eletti come assessori. Una scelta che, se da un lato mira a rafforzare il ruolo del Consiglio regionale, dall’altro riduce sensibilmente il perimetro dei nomi disponibili e accende tensioni dentro la maggioranza. In questo quadro prende corpo l’ipotesi di Salvatore Micillo, già sottosegretario all’Ambiente e figura di peso del M5S campano, considerato uno dei profili più accreditati per entrare in giunta, mentre restano sullo sfondo altre opzioni legate all’area pentastellata e alla lista del presidente.
Il nodo politico più delicato è però quello legato a Fulvio Bonavitacola, ex vicepresidente della Regione e uomo simbolo della stagione deluchiana. La sua eventuale presenza in giunta viene letta come una linea di confine tra continuità e rottura. Fico non avrebbe chiuso del tutto la porta, ma al tempo stesso appare determinato a non concedere ruoli centrali che possano essere interpretati come una lunga ombra di De Luca sulla nuova amministrazione. Da qui lo stallo: l’area “A testa alta” chiede rappresentanza, magari attraverso una figura femminile, mentre il presidente valuta soluzioni alternative per non compromettere l’equilibrio complessivo.
Sul fronte Partito Democratico, la situazione è tutt’altro che lineare. Il PD, fondamentale per la tenuta della maggioranza, è alle prese con congressi provinciali ancora in corso e con una partita interna che intreccia Regione e assetti futuri del partito in Campania. I nomi che circolano – da Marco Sarracino a Mario Casillo – riflettono correnti, territori e sensibilità diverse, rendendo la scelta finale particolarmente delicata. Non a caso, come sottolinea Fanpage, la giunta rischia di diventare una sorta di “messicana”, in cui ogni mossa può sbloccare o congelare le successive.
Un altro elemento centrale riguarda le deleghe strategiche. Roberto Fico avrebbe intenzione di trattenere per sé la Sanità, almeno nella fase iniziale, una scelta che segnala quanto questo settore sia considerato decisivo sia sul piano amministrativo sia su quello politico, dopo anni di gestione fortemente personalizzata. Anche questa decisione, tuttavia, incide sugli equilibri complessivi, riducendo gli spazi di manovra per gli alleati.
Il quadro che emerge dalla stampa è quello di una giunta che non nasce da un semplice “toto-nomi”, ma da un incastro complesso di pesi politici, territoriali e simbolici. Fico appare intenzionato a prendersi tutto il tempo necessario per evitare una partenza fragile, consapevole che la composizione della giunta sarà il primo vero banco di prova della sua presidenza. L’obiettivo dichiarato resta quello di chiudere entro Natale, ma le cronache raccontano di un equilibrio ancora instabile, in cui ogni nome può diventare un caso politico.
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