La retrospettiva alla Basilica della Pietrasanta racconta l’artista tra litografie, scrittura, musica e teatro
di Simona Buonaura
Joan Miró e la sua arte, ma anche i suoi sperimentalismi e la commistione di più generi — scultura, scrittura, teatro e musica. È questo, e molto altro, ciò che offre la mostra dedicata al pittore catalano presso la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta di Napoli, aperta al pubblico da sabato 5 dicembre fino a Pasqua 2026. L’esposizione, organizzata da Navigare srl e curata da Achille Bonito Oliva con Vittoria Mainoldi, si propone di raccontare la nuova fase dell’artista surrealista dal dopoguerra in poi, attraverso oltre 100 opere provenienti da collezioni private: litografie, acqueforti e acquetinte realizzate tra il 1950 e il 1981.
Sono le creazioni degli ultimi trent’anni di vita di Miró, morto a Palma di Maiorca il giorno di Natale all’età di 90 anni. Opere che puntano all’anima con una nuova consapevolezza: l’arte sta cambiando, e le tecniche di comunicazione ed espressione devono essere al passo con i tempi, mantenendosi comunque accessibili a tutti.
“Una mostra nella quale viene esaltata la libertà espressiva del pittore catalano Joan Miró. Un artista felicemente indeciso su tutto, con un linguaggio che non si ferma davanti a niente e a nessuno, e che fonda una doppia valenza dell’artista: il nomadismo culturale e l’eclettismo stilistico”, ha dichiarato il curatore Achille Bonito Oliva.
Le sette aree tematiche della mostra
Sette le aree tematiche del progetto espositivo: Miró e il mondo dell’editoria, che evidenzia l’interazione tra arti visive e letteratura, il ruolo del libro come spazio di sperimentazione e la democratizzazione dell’arte attraverso la stampa e i libri d’arte; Mirò litografo, con l’importanza della litografia come mezzo di invenzione artistica e la sua evoluzione nei volumi Lithographe I e Lithographe II. La terza area tematica, Femmes, Oiseaux, Personnages, vede la presenza della figura femminile, della natura (in particolare gli uccelli) e dei “Personnages”, ovvero creature ibride e universali. Nella quarta area, Scrittori, Artisti, Amici, si evidenziano i rapporti con poeti, scrittori, artisti e l’importanza della dimensione collettiva e relazionale nel suo percorso creativo, mentre in Musica e teatro, il focus è l’interesse per le sperimentazioni musicali e teatrali, le collaborazioni con musicisti e la realizzazione di copertine discografiche. La parte dedicata a Ubu Roi si compone delle litografie dedicate al celebre personaggio creato da Alfred Jarry e, infine, con Parole e segni si racconta il linguaggio visivo come forma di poesia, l’uso di segni e simboli come alfabeto personale e la libertà interpretativa lasciata allo spettatore.
Le opere in evidenza
Tra le principali opere esposte, si distinguono le litografie a colori Centenario Mourlot (1953), riferimento fondamentale per la collaborazione tra Joan Miró e la storica stamperia Mourlot; Serie II, blu e rosso (1961), esempio della ricerca cromatica e gestuale di Miró negli anni Sessanta e Oda a Joan Miró (1973), omaggio all’artista e sintesi della sua poetica.
Che siano dipinti o litografie, quello che rimane intatto è il tratto dell’artista spagnolo, quel cromatismo ricorrente e le sue linee che dettano un percorso che si può intuire a seconda del proprio stato d’animo, così come si prefigge l’artista. Ogni sua creazione, infatti, è marchiata dal suo stile inconfondibile che trasmette emozioni. Perché, come afferma Joan Prats “Quando io raccolgo un sasso è un sasso. Quando lo raccoglie Miró, è un Miró”.
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(Immagini fornite dall’Ufficio stampa comunicazione@fabriziokuhne.com)









