Dal primo mattino fino all’alba del giorno successivo, Aliano torna a essere un paese da attraversare lentamente, ascoltare e condividere. Sabato 22 agosto si celebra la giornata conclusiva di La Luna e i Calanchi 2026, la Festa della Paesologia ideata e diretta da Franco Arminio, giunta alla sedicesima edizione. Il programma accompagna il pubblico per quasi ventiquattro ore attraverso poesia, cinema, musica, riflessione civile e riti comunitari, trasformando strade, piazze, case e luoghi simbolici del borgo materano in spazi aperti all’incontro.
La giornata finale rappresenta una sintesi dello spirito che anima la manifestazione: vivere il paese senza limitarsi ad assistere a uno spettacolo, lasciandosi coinvolgere dal paesaggio, dalle persone e dalle esperienze proposte. Come ricorda Franco Arminio, ad Aliano si arriva per sentirsi contemporaneamente dentro e fuori dal mondo, prendendo le distanze dal rumore dell’attualità e recuperando un rapporto più intenso con il passato, il futuro e la dimensione collettiva. È una visione che trova la propria espressione più autentica proprio nell’ultima giornata, quando il festival si dilata fino a confondere i confini tra mattino e notte, palco e paese, artisti e pubblico.
Il programma è cominciato molto presto con le camminate fotografiche e con i Parlamenti davanti al forno, momenti pensati per osservare Aliano da prospettive differenti e favorire un confronto diretto tra partecipanti, ospiti e abitanti. Alla Casa della Paesologia l’attenzione si è concentrata sulla poesia di Giovanni Giudici e sulla Napoli raccontata da Ermanno Rea, in un dialogo tra letteratura, luoghi e memoria. L’Auditorium dei Calanchi ha accolto invece Elogio del piccolo, conversazione con Domenico Cersosimo, seguita dai Parlamenti comunitari dedicati a chi non c’è più, curati da Franco Arminio: un’occasione per ricordare persone scomparse e ricostruire, attraverso le parole, legami che continuano a vivere nella memoria delle comunità.
Nel pomeriggio il festival entra nel vivo con un susseguirsi di conversazioni, letture, poesia e cinema. Il Caffè con Paride Leporace e Lucia Serino apre uno spazio informale di riflessione, mentre l’incontro dedicato al viaggio da Rodio ad Aliano propone una lettura dei luoghi del Mediterraneo interiore, uno dei temi centrali della ricerca paesologica di Franco Arminio. Il territorio non viene considerato soltanto come uno scenario naturale, ma come una trama di storie, assenze, relazioni e possibilità future.
Tra gli appuntamenti più attesi figura la conversazione Prendere ai ricchi per dare ai poveri con il giornalista e scrittore Riccardo Staglianò, dedicata alle disuguaglianze economiche e sociali del nostro tempo. La riflessione civile prosegue con una lettura comunitaria di poesia palestinese, concepita come gesto di ascolto, vicinanza e partecipazione. Spazio anche all’incontro con Mani Naimi, mentre Paolo Muran conduce il pubblico nel mondo del Cinema naturale di Gianni Celati, mettendo in relazione immagini, paesaggi, narrazione e osservazione della realtà.
Sul finire del pomeriggio Aliano diventa il luogo di un’esperienza corale grazie al rito collettivo di canto della tradizione orale curato da Caterina Pontrandolfo. Non un semplice spettacolo, ma un momento nel quale le voci individuali confluiscono in un canto condiviso, recuperando una pratica antica che appartiene alla memoria culturale del Mezzogiorno. La tradizione orale, in questo contesto, non viene proposta come elemento folkloristico, ma come linguaggio vivo, capace di unire generazioni e provenienze differenti.
La musica continua ad attraversare diversi luoghi del borgo. Isabella Monteduro presenta Dulcimer Tales, mentre Pino Gala e Tiziana Miniati conducono il pubblico tra canti e balli da sposalizio. Con Quante arie! entrano invece in scena Eduarda Iscaro, Claudio Romano e Giuseppe Sasso, protagonisti di un appuntamento nel quale voce, musica e teatralità si intrecciano alla dimensione paesaggistica del festival.
Con l’arrivo della sera il centro della manifestazione si sposta nell’Anfiteatro dei Calanchi, uno dei luoghi più suggestivi dell’intero programma. Qui si esibiscono i Fratelli Trabace, prima di Fin’ara luna, incontro di canzoni e versi con Franco Arminio e un “amico speciale”, la cui identità resta parte della sorpresa. Il paesaggio lunare dei calanchi diventa così una scenografia naturale, capace di amplificare parole, suoni e silenzi senza la necessità di separarli dall’ambiente circostante.
La conclusione della serata non coincide però con la fine della festa. Nel cuore della notte arriva il Concerto per Aliano, che riunisce Giulio Bianco, Giuseppe Anglano, Massimiliano De Marco e Rachele Andrioli. A seguire, Rosapaeda Sound con Mimmo Superbass accompagna il pubblico verso le ore più profonde della notte, confermando la natura itinerante e imprevedibile della manifestazione.
Uno dei momenti più intensi si svolge al Cimitero di Aliano, dove Suoni vivi per i morti, a cura di Fabio Barovero, trasforma il ricordo in un’esperienza di musica, poesia e ascolto. Il programma comprende un omaggio ad Amelia Rosselli e Rocco Scotellaro con Ulderico Pesce, insieme alle letture di Franco Arminio e Francesca Ritrovato. La scelta del luogo conferisce all’appuntamento una forza particolare: il cimitero diventa uno spazio nel quale le parole dei vivi incontrano la memoria di chi non c’è più, senza retorica e attraverso una partecipazione raccolta e condivisa.
Il lungo viaggio si conclude domenica 23 agosto, quando la notte lascia lentamente spazio alla luce. All’Anfiteatro dei Calanchi Rachele Andrioli presenta Leuca, accompagnata da voci e musica, insieme a Giulia Piccinni, Adele Benlahouar, Elisabetta Selleri, Maddalena Serrati, Silvia Perfetto e Roberta Marra. L’alba non rappresenta soltanto la chiusura temporale del festival, ma diventa un ultimo rito collettivo: aspettare il nuovo giorno insieme, dopo aver attraversato per ore il paese, la musica, la poesia e il paesaggio.
La giornata finale di La Luna e i Calanchi 2026 conferma così l’identità originale del festival di Aliano. Non una semplice successione di appuntamenti culturali, ma un’esperienza immersiva capace di mettere accanto intellettuali, musicisti, poeti, artisti, abitanti e visitatori. Per quasi ventiquattro ore il piccolo centro della Basilicata diventa un osservatorio sul mondo, un luogo nel quale discutere il presente senza esserne travolti e nel quale la cultura recupera il proprio significato più autentico: creare relazioni, custodire la memoria e immaginare nuove forme di comunità.
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(foto fornite dall’ufficio stampa in allegato al comunicato)




