L’enigmatica epigrafe custodita nella chiesa di Santa Maria La Nova, nel cuore di Napoli, potrebbe non avere alcun legame diretto con Vlad III di Valacchia, il principe passato alla storia con il nome di Vlad Tepes e diventato celebre nell’immaginario collettivo come Dracula. Una nuova ricerca, presentata al Museo Filangieri, propone infatti una lettura completamente diversa dell’iscrizione: il testo cifrato potrebbe essere una preghiera penitenziale composta in ceco medievale tra il XIV e il XV secolo.
Lo studio è stato condotto da Cosimo Palma, ricercatore dell’Università di Pisa, e da Louie Helm, esponente di RockstarResearch.com negli Stati Uniti. I due studiosi hanno analizzato l’epigrafe attraverso strumenti di crittoanalisi, modelli statistici, confronti linguistici e applicazioni dell’intelligenza artificiale ai corpora delle lingue slave medievali.
I risultati ottenuti avrebbero evidenziato corrispondenze significative con il ceco medievale. Secondo l’interpretazione proposta dagli autori, nell’iscrizione sarebbero presenti riferimenti di carattere religioso legati al peccato, alla misericordia divina, alla redenzione e alla salvezza dell’anima. Elementi che sembrerebbero ricondurre il testo a una preghiera penitenziale, piuttosto che a un messaggio segreto collegato alla figura di Dracula.

La scoperta potrebbe ridimensionare una delle ipotesi più suggestive nate intorno al complesso monumentale di Santa Maria La Nova. Negli ultimi anni, infatti, alcuni studiosi e appassionati avevano avanzato la possibilità che il sito napoletano potesse custodire la tomba di Vlad Tepes, morto nella seconda metà del Quattrocento in circostanze mai completamente chiarite.
L’ipotesi aveva attirato grande attenzione anche per la presenza, nel chiostro del complesso religioso, di una tomba appartenente alla famiglia Ferrillo, caratterizzata da simboli, decorazioni e iscrizioni considerate da alcuni osservatori particolarmente misteriose. Proprio l’epigrafe cifrata era diventata uno degli elementi centrali delle teorie che collegavano Napoli al principe valacco.
La nuova ricerca, tuttavia, suggerisce di interpretare quei segni all’interno di un contesto linguistico e religioso differente. Gli studiosi non sostengono di aver risolto definitivamente ogni aspetto dell’enigma, ma ritengono che le convergenze individuate con il ceco medievale rappresentino una pista scientificamente significativa.
Durante la presentazione è stata sottolineata la necessità di procedere con cautela. La decifrazione dell’iscrizione, hanno spiegato gli autori, è avanzata lentamente e ogni risultato è stato sottoposto all’attenzione della comunità internazionale degli studiosi. Il confronto accademico avrebbe inoltre prodotto nuove osservazioni e ulteriori possibili direzioni di ricerca.
L’approccio adottato da Cosimo Palma e Louie Helm combina discipline differenti. La crittografia storica viene affiancata dalla linguistica, dall’analisi statistica e dall’intelligenza artificiale, utilizzata per confrontare le sequenze presenti nell’epigrafe con testi appartenenti alle tradizioni linguistiche slave del Medioevo.
L’impiego dell’intelligenza artificiale non sostituisce il lavoro degli studiosi, ma consente di analizzare una quantità molto ampia di dati e di individuare ricorrenze linguistiche difficili da riconoscere attraverso una semplice osservazione. È proprio da questi confronti che sarebbero emerse le somiglianze con parole, costruzioni e formule riconducibili a una preghiera religiosa in ceco medievale.
Alla conferenza sono intervenuti anche Salvatore Forte e Francesco De Falco, rappresentanti dell’associazione culturale IVI, che hanno ribadito l’importanza di continuare a studiare i misteri legati al patrimonio storico e monumentale di Napoli attraverso un metodo rigoroso e multidisciplinare.
La città conserva infatti testimonianze stratificate, iscrizioni, monumenti e opere che spesso hanno alimentato leggende affascinanti. Il caso di Santa Maria La Nova dimostra quanto sia importante distinguere le ipotesi suggestive dai risultati verificabili, senza però rinunciare a esplorare nuove piste di ricerca.
Lo studio dedicato all’epigrafe è stato pubblicato negli atti di HistoCrypt 2026, conferenza internazionale sulla crittologia storica tenutasi ad Amiens, in Francia. Gli autori sperano ora di coinvolgere un numero maggiore di crittografi e linguisti specializzati nelle lingue slave, così da approfondire la traduzione e arrivare a una decifrazione più completa dell’iscrizione.
L’obiettivo dichiarato è ottenere nuovi contributi scientifici che possano consentire di chiarire definitivamente il contenuto dell’epigrafe. La ricerca resta dunque aperta e non pretende di chiudere in modo assoluto il dibattito sulla possibile presenza di Vlad Tepes a Napoli.
I risultati presentati segnano però un passaggio importante: l’iscrizione di Santa Maria La Nova potrebbe essere interpretata non come una prova della sepoltura di Dracula nel capoluogo campano, ma come un documento religioso legato alla cultura dell’Europa centro-orientale medievale.
La nuova lettura non cancella il fascino del mistero, ma lo trasferisce su un terreno differente. Al posto di un messaggio legato al principe valacco, l’epigrafe potrebbe custodire le parole di una persona che invocava il perdono, la misericordia e la salvezza dell’anima.
Per Napoli e per Santa Maria La Nova si apre così una nuova fase di studio, nella quale storia, linguistica, crittografia e tecnologia potranno contribuire a ricostruire l’origine e il significato di uno dei più discussi enigmi epigrafici della città.
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Lo studio: researchgate.net/publication
(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)
