Non limitarsi a curare la patologia, ma accompagnare la persona nel recupero della propria autonomia, mettendole a disposizione strumenti concreti per affrontare le difficoltà della vita quotidiana. È il principio alla base del nuovo progetto promosso a Napoli dal Centro Oculistico Pascotto, diretto dal medico chirurgo specialista in oftalmologia Antonio Pascotto, in collaborazione con Salmoiraghi & Viganò, dedicato in particolare ai pazienti affetti da degenerazione maculare e, più in generale, alle persone che vivono una condizione di ipovisione.
L’iniziativa, tra le prime del genere realizzate nel Mezzogiorno, propone un modello di assistenza nel quale la specializzazione oftalmologica incontra le più recenti possibilità offerte dalle tecnologie assistive. Cure farmacologiche, riabilitazione visiva, ausili ottici ed elettronici, intelligenza artificiale, dispositivi indossabili e sistemi per il miglioramento della percezione uditiva vengono inseriti in un unico percorso, costruito sulla base delle condizioni cliniche e delle esigenze quotidiane di ogni paziente.
Il progetto sarà presentato mercoledì 15 luglio, alle ore 18, nella sede del Centro Oculistico Pascotto in piazza Sannazaro 63, a Napoli, durante un incontro dedicato alle opportunità offerte dalla ricerca clinica, dalla tecnologia e dagli ausili di nuova generazione alle persone affette da maculopatia.
La maculopatia è una patologia che interessa la macula, la zona centrale della retina responsabile della visione nitida e dettagliata. È grazie alla macula che una persona riesce a leggere, riconoscere i volti, distinguere i colori, guidare, guardare la televisione e svolgere tutte quelle attività che richiedono precisione visiva.
Quando questa parte della retina viene danneggiata, la visione centrale può diventare sfocata o distorta, fino a essere progressivamente occupata da una macchia scura. La persona continua generalmente a percepire ciò che si trova nelle aree laterali del campo visivo, ma incontra difficoltà crescenti nel distinguere gli oggetti e i dettagli posti direttamente davanti a sé.
La degenerazione maculare rappresenta una delle principali cause di ipovisione, soprattutto tra le persone anziane. Pur non determinando necessariamente una perdita completa della vista, può compromettere profondamente l’autonomia personale, rendendo problematiche azioni apparentemente semplici come leggere una bolletta, riconoscere un familiare, preparare un pasto, assumere correttamente un farmaco oppure orientarsi in un luogo poco conosciuto.
I trattamenti oggi disponibili, comprese le terapie intravitreali impiegate in alcune forme della patologia, possono contribuire a rallentare o arrestare la progressione del danno, soprattutto quando la diagnosi avviene tempestivamente. Quando, però, la riduzione della capacità visiva è già presente, alla cura medica deve affiancarsi un percorso più ampio, finalizzato ad aiutare il paziente a sfruttare nel modo migliore il residuo visivo e a compensare le funzioni compromesse.
È proprio in questo spazio che si inserisce il progetto del Centro Oculistico Pascotto. L’obiettivo non è fermarsi alla diagnosi e al trattamento della malattia, ma offrire un accompagnamento continuativo, multidisciplinare e personalizzato, capace di integrare la competenza dell’oculista con gli strumenti tecnologici più evoluti.
Il programma prevede incontri di informazione e aggiornamento sulle nuove opzioni farmacologiche, sugli ausili per ipovedenti, sulle tecniche di riabilitazione visiva e sulle strategie che possono favorire l’autonomia personale e il reinserimento sociale e lavorativo delle persone con difficoltà visive.
Alla base del progetto vi è la consapevolezza che due pazienti con la stessa diagnosi possono presentare necessità completamente differenti. Le difficoltà di una persona abituata a leggere, scrivere e lavorare al computer non coincidono necessariamente con quelle di chi ha bisogno soprattutto di muoversi in casa, cucinare, seguire un programma televisivo o riconoscere i volti delle persone care.
Non esiste, quindi, una soluzione universale. Ogni intervento deve partire da una valutazione approfondita della capacità visiva residua, delle abitudini quotidiane, dell’età, delle necessità professionali e del contesto familiare e sociale nel quale il paziente vive.
Tra gli aspetti maggiormente innovativi figura l’impiego di occhiali smart dotati di fotocamera, microfoni, sistemi audio e funzioni supportate dall’intelligenza artificiale. Questi dispositivi possono diventare strumenti importanti per le persone ipovedenti, soprattutto quando leggere un testo, identificare un oggetto o distinguere chiaramente un volto diventa particolarmente difficile.
Attraverso la fotocamera e i sistemi di riconoscimento, l’intelligenza artificiale può analizzare ciò che si trova davanti agli occhiali e restituire informazioni attraverso l’audio. L’ambiente visivo viene così trasformato in una descrizione vocale, permettendo alla persona di ricevere indicazioni immediate sugli oggetti, sulle scritte e sugli elementi presenti nello spazio circostante.
Gli occhiali possono aiutare, per esempio, a interpretare una scritta, individuare un determinato oggetto o fornire informazioni contestuali. Non restituiscono la capacità visiva perduta e non possono in alcun modo sostituire la diagnosi, i controlli specialistici o le terapie mediche. Possono, tuttavia, compensare alcune difficoltà trasformando le immagini in informazioni sonore comprensibili e utilizzabili nella vita di ogni giorno.
Si tratta di un cambiamento significativo anche dal punto di vista culturale. L’ausilio non si presenta più necessariamente come un dispositivo separato, voluminoso o potenzialmente stigmatizzante, ma può essere integrato in un oggetto di uso comune come un paio di occhiali, favorendo una maggiore naturalezza nell’utilizzo quotidiano.
Accanto all’intelligenza artificiale, un ruolo fondamentale continua a essere svolto dalla riabilitazione visiva personalizzata. Il percorso prevede infatti la valutazione e la presentazione di ausili ottici ed elettronici progettati per utilizzare nel modo più efficace possibile il residuo visivo periferico del paziente.
Tra questi strumenti rientrano i videoingranditori portatili o da tavolo, le lenti ad alto potere, i sistemi telescopici, le lenti prismatiche, i filtri selettivi e le tecnologie digitali che permettono di ingrandire testi e immagini, aumentare il contrasto e ridurre l’abbagliamento.
Un videoingranditore può consentire di leggere una lettera, consultare un documento o distinguere le indicazioni riportate sulla confezione di un farmaco. Un sistema telescopico può facilitare la visione della televisione o di un oggetto distante, mentre determinate soluzioni ottiche possono contribuire a spostare l’immagine verso una zona della retina che conserva una migliore funzionalità.
La scelta dell’ausilio non può però limitarsi alla semplice prescrizione di uno strumento. È necessario insegnare al paziente a utilizzarlo, verificarne concretamente l’efficacia e adattarlo nel tempo all’evoluzione della patologia, alle capacità individuali e alle abitudini della persona.
La collaborazione con Salmoiraghi & Viganò, realtà di riferimento nel settore dell’ottica, permette di mettere in relazione l’esperienza clinica del Centro con conoscenze tecnologiche e applicative sempre più avanzate. Il valore dell’iniziativa risiede proprio nella capacità di creare un ponte tra ambiti che spesso procedono separatamente.
Da una parte vi sono la diagnosi, il monitoraggio della patologia e il trattamento medico; dall’altra gli ausili ottici, la tecnologia indossabile, l’intelligenza artificiale e i sistemi di supporto sensoriale. Dalla loro integrazione possono nascere risposte più complete e maggiormente aderenti alla vita reale dei pazienti.
Un altro elemento centrale riguarda il benessere multisensoriale. Quando la vista si riduce, l’udito assume infatti un’importanza ancora maggiore. Riuscire a comprendere con chiarezza una voce, individuare la direzione dalla quale proviene un suono o limitare l’interferenza dei rumori di fondo può agevolare l’orientamento, la comunicazione e la partecipazione alla vita sociale.
Le tecnologie Nuance Audio, integrate in specifici modelli di occhiali, consentono di combinare la correzione visiva con funzioni di supporto all’ascolto. I sistemi direzionali e la possibilità di mettere in risalto le voci possono diminuire la fatica necessaria per seguire una conversazione in luoghi affollati o particolarmente rumorosi. La soluzione è presentata dall’azienda come un sistema integrato capace di coniugare vista e udito all’interno della montatura.
Per una persona ipovedente, non riuscire a vedere chiaramente il volto dell’interlocutore, a coglierne le espressioni e a interpretarne il linguaggio non verbale può rendere già molto impegnativo il dialogo. Quando a questa difficoltà si associa anche una percezione uditiva non ottimale, aumenta il rischio di isolamento e di progressivo allontanamento dalla vita sociale.
L’integrazione tra intelligenza artificiale, supporto visivo e miglioramento dell’ascolto può invece contribuire a diminuire lo sforzo cognitivo, facilitare le relazioni e restituire maggiore sicurezza. Il benessere multisensoriale diventa così una componente essenziale del percorso assistenziale: l’intervento non riguarda soltanto l’occhio, ma il modo complessivo nel quale la persona interagisce con l’ambiente.
L’iniziativa promossa dal Centro Oculistico Pascotto assume, pertanto, anche un rilevante valore sociale. La perdita della visione centrale non incide esclusivamente sulla capacità di vedere, ma può modificare profondamente la vita familiare, professionale ed emotiva della persona.
La paura di cadere, la difficoltà a uscire senza accompagnamento, l’impossibilità di leggere o di riconoscere un volto possono determinare insicurezza, dipendenza dagli altri e rinuncia alle relazioni. In alcuni casi il paziente riduce progressivamente le proprie attività, smette di frequentare luoghi pubblici e perde fiducia nelle proprie capacità.
Offrire soluzioni tecnologiche e riabilitative significa dunque intervenire anche contro l’isolamento e la marginalizzazione. Recuperare la possibilità di leggere, cucinare, lavorare, conversare o muoversi con maggiore sicurezza non rappresenta soltanto un risultato funzionale, ma un recupero di dignità, libertà personale e partecipazione.
«La cura non può fermarsi alla diagnosi e alla terapia farmacologica – sottolinea Antonio Pascotto, medico chirurgo specialista in oftalmologia e direttore del Centro Oculistico Pascotto –. Quando una patologia incide sull’autonomia della persona, il nostro compito è accompagnare il paziente anche nell’adattamento alla nuova condizione visiva, informandolo sulle opportunità disponibili e costruendo insieme soluzioni concrete e personalizzate».
Da anni impegnato nella diagnosi e nel trattamento delle patologie retiniche, Antonio Pascotto porta avanti una concezione della medicina nella quale il paziente non viene identificato esclusivamente con la propria malattia. L’aggiornamento clinico e farmacologico si accompagna all’attenzione per la qualità della vita, per l’ascolto, per la prevenzione della disabilità e per la continuità del rapporto di cura.
L’appuntamento del 15 luglio non rappresenterà, dunque, un evento isolato, ma il punto di partenza di un programma destinato a svilupparsi nel tempo. Il progetto prevede aggiornamenti periodici e momenti di confronto con i pazienti e con le loro famiglie, per favorire una maggiore conoscenza delle terapie, degli ausili e delle possibilità offerte dalla riabilitazione.
La scelta di avviare questo percorso a Napoli costituisce un segnale significativo anche per il Mezzogiorno, dove l’accesso alle tecnologie assistive e ai servizi specialistici dedicati all’ipovisione non è sempre uniforme. Essere tra le prime realtà del Sud Italia a proporre un modello strutturato di collaborazione tra un centro oculistico e una grande azienda dell’ottica significa contribuire a ridurre un divario e rendere disponibili sul territorio strumenti ancora poco conosciuti o difficilmente accessibili.
L’incontro tra medicina e innovazione apre nuove prospettive, ma rende ancora più necessaria una corretta informazione. Nessun dispositivo può sostituire l’oculista, la prevenzione, la diagnosi precoce o il trattamento clinico. La tecnologia deve essere parte di un percorso guidato, nel quale ogni soluzione viene valutata in relazione alle condizioni effettive e ai bisogni del paziente.
Il progetto del Centro Oculistico Pascotto e di Salmoiraghi & Viganò assume così un significato che va ben oltre la presentazione di nuovi dispositivi. L’obiettivo è promuovere una cultura della cura integrata, nella quale la medicina protegge la funzione visiva ancora presente, mentre la tecnologia aiuta a compensare ciò che la patologia ha compromesso.
La prospettiva è quella di una medicina sempre più personalizzata e partecipata, capace di unire terapia, riabilitazione, ascolto e innovazione. Per le persone affette da degenerazione maculare significa non essere lasciate sole dopo la diagnosi, ma poter contare su un percorso che guarda non soltanto all’occhio, ma alla persona nella sua interezza.
Da Napoli prende così forma un modello che può diventare un punto di riferimento per tutto il Mezzogiorno: una rete di competenze nella quale l’oftalmologia, l’intelligenza artificiale, gli ausili per ipovedenti e il benessere multisensoriale concorrono verso un obiettivo comune, restituire alle persone la maggiore autonomia possibile e la libertà di continuare a vivere pienamente la propria quotidianità.
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Centro Oculistico Pascotto: www.oculisticapascotto.it
Salmoiraghi & Viganò – Nuance Audio: www.salmoiraghievigano.it/nuance-audio
(foto fornite dal Centro Oculistico Pascotto)



