di Luca Sorbo
La messa in scena è il porre una lente di ingrandimento su situazioni particolari che hanno una forza evocativa, significa costruire una finzione che sia capace di immergerci in contesti emotivi con una maggiore efficacia di eventi reali.

La mostra di Maria Semmer all’Andrea Ingenito Contemporary Art, dal titolo OPEN THE DOOR, è una scoperta interessante in quanto è la prima personale dell’artista a Napoli. La mostra sarà visitabile fino al 5 novembre.
Scrive il curatore Gabriele Perretta: “In questa esposizione, la fotografia diventa il teatro dell’interiorità: non documento del reale, ma strumento di scavo emotivo, narrazione sospesa, paesaggio dell’anima. Le opere, costruite con cura scenografica e simbolica quasi rituali, non raccontano ciò che si vede, ma ciò che si intuisce: soglie, sogni, memorie archetipe, legami invisibili e tracce di un femminile che – pur restando enigmatico – è intensamente presente.”

Le immagini della Semmer sono dei tableu vivant che affondano la loro origine nel mito, nella forza primigenia del femminile. Sono vere fotografie, realizzate ricostruendo situazioni reali, non vi alcun utilizzo dell’intelligenza artificiale. La Semmer gestisce la messa in scena con grande sicurezza e produce scatti di notevole pregio formale. La sua è la costruzione di una soglia del visibile per oltrepassarla. OPEN THE DOOR è questo attraversamento del reale costruendo superfici dense di risonanze emotive ed archetipe. C’è una costante costruzione simbolica che ritrova radici nella pittura, ma che nella fotografia esalta il suo esserci. Le donne della Semmer non si offrono allo sguardo erotico, sono immerse in un loro mondo interiore che ci affascina, ma da cui restiamo esclusi. OPEN THE DOOR ci invita ad attraversare questa interiorità, ma non ci assicura che saremo accolti. È un gioco intellettuale che nella semplicità del mostrarsi costruisce anche la possibilità di fuga. Lo spettatore è obbligato a sintonizzarsi con la sensibilità dell’autrice se vuole oltrepassare la soglia delle apparenze. Una costruzione rituale dove poter scoprire indizi di una ricerca interiore che in qualche modo ci appartiene.

La Stage photography è un genere fotografico che non ha avuto molto successo in Italia, mentre è stata molto praticata nel Nord Europa. Penso alla ricerca visiva di Jeff Wall che ricostruisce attimi di vita quotidiana che, però, per la nitidezza delle immagini e per la dimensione delle opere finale provocano nello spettatore uno straniamento.
La Semmer, invece, costruisce scene sospese nel tempo spesso surreali. Riesce a declinare queste possibilità con padronanza e maturità grazie al suo percorso formativo tra Norimberga, San Pietroburgo e Roma.
Tra le opere in mostra segnaliamo la presenza di una foto che è stata finalista al prestigioso Siena International Photo Awards 2025.
Un plauso, anche, alla Andrea Ingenito Contemporary che sa sempre costruire proposte artistiche interessanti ed originali.

