Benevento lancia quattro proposte strategiche per il futuro del Mezzogiorno: politica industriale di lungo periodo, rete delle città medie, strumenti speciali per i territori fragili e Hub Hirpinia come piattaforma logistica dell’Italia meridionale
Il Mezzogiorno non può più essere trattato come una questione emergenziale, né come un capitolo marginale delle politiche pubbliche nazionali. Deve diventare, invece, una priorità strutturale dell’agenda italiana ed europea, dentro una strategia stabile capace di trasformare gli investimenti del PNRR in sviluppo duraturo, competitività, infrastrutture, innovazione, nuova occupazione e valorizzazione del capitale umano. È questo il messaggio politico, economico e istituzionale emerso da Benevento, dove l’Università degli Studi Giustino Fortunato ha ospitato il confronto nazionale “Mezzogiorno al Centro: PNRR, infrastrutture e nuove prospettive economiche del Mediterraneo”, promosso dall’imprenditore Pasquale Lampugnale, tra i coordinatori del Comitato Tecnico Scientifico dell’Intergruppo Parlamentare Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori, in collaborazione con l’ateneo sannita.
La scelta di Benevento non è stata casuale. La città sannita si colloca al centro di una geografia nuova, nella quale le aree interne, le città medie e i territori finora considerati periferici possono diventare snodi decisivi di connessione tra Campania, Puglia, Molise e Basilicata. Una prospettiva resa ancora più concreta dall’attivazione, dal 1° luglio, del primo collegamento Frecciarossa Lecce-Napoli con fermata nel capoluogo sannita, ulteriore segnale dell’avanzamento della direttrice ferroviaria Napoli-Bari e della progressiva ridefinizione degli equilibri infrastrutturali del Sud.
Nel confronto tra istituzioni, università, imprese, rappresentanze economiche e mondo produttivo è emersa una convinzione condivisa: il Mezzogiorno dispone oggi di condizioni inedite per diventare uno dei principali poli di sviluppo dell’Europa mediterranea. La nuova centralità geopolitica del Mediterraneo, gli investimenti infrastrutturali in corso, la presenza di filiere strategiche, la forza dell’agroindustria, della manifattura, della logistica, dell’energia, del digitale e dell’economia circolare costituiscono una base concreta sulla quale costruire una stagione diversa. Ma perché questa possibilità non resti soltanto una promessa, occorre superare la logica degli interventi straordinari e avviare una politica pubblica permanente, capace di accompagnare il Sud oltre il ciclo del PNRR.
Da Benevento sono state lanciate quattro proposte strategiche. La prima riguarda la necessità di una politica industriale e territoriale di lungo periodo per il Mezzogiorno, in grado di sostenere gli investimenti pubblici e privati, rafforzare la crescita dimensionale delle imprese, consolidare i servizi essenziali e accompagnare le filiere produttive più rilevanti. L’obiettivo è trasformare la crescita alimentata dalle risorse europee in una capacità stabile di sviluppo, evitando che la conclusione del PNRR lasci scoperti territori, aziende e comunità locali.
La seconda proposta individua nella rete delle città medie del Mezzogiorno una vera infrastruttura territoriale dello sviluppo. Benevento, Avellino, Foggia, Campobasso, Potenza e gli altri centri intermedi lungo le grandi direttrici del Sud possono diventare i nodi di un sistema policentrico capace di mettere in relazione aree metropolitane e territori interni, università e imprese, servizi e mobilità, amministrazioni locali e capitale umano. In questa visione, le città medie non sono luoghi residuali, ma presìdi fondamentali per contrastare lo spopolamento, trattenere giovani e competenze, generare occupazione qualificata e distribuire crescita anche fuori dai grandi poli urbani.
La terza proposta punta all’introduzione di un regime speciale nell’ambito della ZES Unica, dedicato in modo specifico alle città medie e ai territori fragili del Mezzogiorno. La richiesta è quella di rafforzare le politiche di attrazione degli investimenti attraverso ulteriori misure di semplificazione amministrativa, incentivi mirati e strumenti calibrati sulle aree che continuano a scontare divari strutturali rispetto ai principali corridoi economici nazionali. Una ZES più aderente alle diverse condizioni dei territori potrebbe diventare un moltiplicatore di competitività, occupazione e valorizzazione delle vocazioni produttive locali.
La quarta proposta guarda all’Hub Hirpinia come piattaforma logistica, produttiva e intermodale del Mezzogiorno interno. La nuova stazione AV/AC Hirpinia e l’area circostante possono assumere un ruolo strategico non soltanto ferroviario, ma industriale, logistico e territoriale, collegando aree produttive, università, poli di innovazione, piattaforme intermodali e filiere manifatturiere lungo il corridoio Napoli-Bari. L’Hub Hirpinia viene così interpretato non come una semplice infrastruttura di transito, ma come uno snodo della nuova geografia economica mediterranea, capace di mettere in rete Campania, Puglia, Molise e Basilicata e di dare forza allo sviluppo dell’Italia meridionale interna.
Nel suo intervento, Pasquale Lampugnale ha indicato con chiarezza la necessità di aprire una nuova fase della politica per il Sud. “Il Mezzogiorno ha dimostrato di saper crescere quando arrivano investimenti, infrastrutture e politiche mirate. Oggi la sfida è trasformare questa crescita in sviluppo strutturale e costruire una strategia che accompagni il Sud oltre la stagione del PNRR. Il futuro del Mezzogiorno non passa né dalla concentrazione esclusiva nelle grandi aree metropolitane né dalla conservazione passiva delle aree marginali. Passa dalla costruzione di una rete policentrica di città medie capaci di offrire servizi, attrarre competenze e connettere le aree interne alle grandi direttrici dello sviluppo”.
“Da Benevento”, ha aggiunto Lampugnale, “lanciamo quattro proposte concrete che nascono dall’ascolto dei territori e dal confronto con il mondo delle imprese, dell’università e delle istituzioni. Il Sud può diventare una delle principali piattaforme logistiche, industriali ed energetiche dell’Europa nel Mediterraneo”.
Il ruolo dell’università è stato richiamato con forza dal Rettore dell’Università degli Studi Giustino Fortunato, Giuseppe Acocella, che ha sottolineato il valore culturale e civile dell’iniziativa. “L’università si è molto impegnata per il buon esito di questo evento e non solo per ospitarlo. Contiamo di rappresentare il supporto culturale del lavoro che l’Intergruppo farà sul Mezzogiorno. La questione meridionale è tornata al centro del dibattito grazie al PNRR, ma continua troppo spesso a essere considerata un tema secondario, quando invece rappresenta la vera grande questione nazionale. Per questo è importante discutere di infrastrutture e investimenti in modo concreto, partendo da ciò che è stato realizzato e da ciò che richiede ancora impegno, responsabilità e visione da parte della classe politica. Credo che l’Università sia il luogo più adatto per ospitare questo confronto”.
Il dibattito ha visto la partecipazione del Sindaco di Benevento Clemente Mastella, dei professori Gianfranco Viesti, dell’Università Aldo Moro di Bari, e Carmelo Petraglia, dell’Università degli Studi della Basilicata e consigliere scientifico Svimez, del presidente di Federacciai Antonio Gozzi, del Capo Dipartimento per il Sud Giuseppe Romano, del presidente di Confindustria Campania Emilio De Vizia e della professoressa Cinzia Genovino, dell’Università degli Studi Giustino Fortunato. Un confronto ampio, nel quale la questione meridionale è stata riletta non soltanto come tema di riequilibrio territoriale, ma come condizione essenziale per la competitività complessiva del Paese.
Il Capogruppo del Partito Democratico al Senato, Francesco Boccia, ha richiamato la necessità di affrontare il PNRR nella sua fase conclusiva con realismo e senza retorica. “Parlare di PNRR nel rettilineo finale, senza giri di parole e andando al cuore dei problemi, è utile non solo al Sannio ma all’intero Mezzogiorno. I dati dimostrano che, per il quarto anno consecutivo, il Mezzogiorno è cresciuto più del Centro e del Nord. Ma questa crescita è stata trainata in larga parte dalle risorse del PNRR, mentre nel frattempo venivano progressivamente indebolite le politiche di coesione. La conseguenza è che aumenta il lavoro povero, i giovani continuano a lasciare i propri territori e le aree interne restano in forte difficoltà”.
Boccia ha poi evidenziato la differenza tra le grandi città meridionali in crescita e le aree interne che restano segnate da profonde fragilità. “La mia Bari, ad esempio, cresce oggi a ritmi superiori a quelli di Milano. Ma Bari non coincide con l’intero Mezzogiorno. Esistono le aree interne pugliesi, campane, lucane e siciliane, che continuano a fare i conti con problemi strutturali legati ai diritti fondamentali: sanità, scuola, assistenza, asili nido e servizi per gli anziani. Su questo terreno emerge con chiarezza la distanza tra la nostra visione e quella del Governo. Noi crediamo che i servizi pubblici universali siano il presupposto indispensabile per garantire uguaglianza e sviluppo. Il Governo, invece, è convinto che la privatizzazione dei servizi possa rappresentare una risposta efficace. È una scelta che non condividiamo e che rischia di ampliare ulteriormente i divari territoriali e sociali del Paese”.
Le conclusioni sono state affidate al Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha insistito sul rapporto tra infrastrutture, servizi, sanità territoriale e mobilità nelle aree interne. “Con le aree interne stiamo lavorando e credo che già si cominciano a intravedere i primi risultati. Ad esempio, nelle aree interne della provincia di Benevento inaugureremo il 100% delle Case di Comunità e degli Ospedali di Comunità previsti. Stiamo quindi portando avanti un lavoro molto serio e, direi, anche molto rapido, grazie alla collaborazione con i sindaci”.
Fico ha poi richiamato alcuni interventi concreti sul fronte della sanità e dei servizi territoriali. “È di oggi la notizia che ho dato mandato al Direttore Generale dell’ASL di Salerno di procedere all’integrazione dell’atto aziendale per la possibilità dell’apertura del pronto soccorso ad Agropoli, mentre a breve inaugureremo il centro autismo di Avellino. Stiamo lavorando senza sosta perché vogliamo ottenere risultati concreti, anche sul fronte delle infrastrutture. Le città medie devono rappresentare il volano per lo sviluppo della parte più interna delle cosiddette aree interne, ma il tema più importante resta quello della mobilità, che è un diritto di tutti i cittadini e, pertanto, anche nelle aree interne deve essere garantito un sistema di trasporto sostenibile, efficace ed efficiente, capace di servire adeguatamente tutte le province che compongono la Regione Campania”.
Il confronto di Benevento consegna dunque al dibattito nazionale una piattaforma di lavoro precisa: non disperdere il patrimonio di investimenti attivato dal PNRR, non lasciare sole le aree interne, non concentrare lo sviluppo soltanto nelle grandi città, non rinunciare a una politica industriale per il Sud. In questa prospettiva, il Mezzogiorno può diventare il cuore di una nuova strategia italiana nel Mediterraneo, capace di unire coesione sociale, infrastrutture moderne, filiere produttive, logistica, energia, università e innovazione.
La sfida riguarda il futuro del Sud, ma anche la tenuta competitiva e democratica dell’intero Paese. Perché senza un Mezzogiorno più forte, connesso e produttivo, l’Italia resta incompiuta; con un Mezzogiorno finalmente al centro, invece, può tornare a giocare un ruolo decisivo nello scenario europeo e mediterraneo.
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Università degli Studi Giustino Fortunato unifortunato.eu
Regione Campania regione.campania.it
Svimez svimez.info
ZES Unica per il Mezzogiorno strutturazes.gov.it
(foto fornite dall’Ufficio stampa in allegato al comunicato)



