di Francesco Bellofatto
Dal 13 aprile al 1° settembre 2025, le sale storiche del Castel Nuovo di Napoli ospitano la mostra “Napoli Metafisica” di Mimmo Jodice, una delle più significative indagini fotografiche contemporanee sul paesaggio urbano come spazio simbolico. L’esposizione presenta oltre cinquanta opere che, attraverso l’obiettivo di Jodice, trasfigurano la città in una dimensione sospesa, atemporale, ponendosi in dialogo concettuale con la pittura metafisica di Giorgio de Chirico. Le immagini, realizzate con l’uso rigoroso del bianco e nero e stampate secondo tecniche analogiche ad alta definizione, si distinguono per la pulizia formale e per il controllo assoluto della luce, che contribuisce a intensificare il senso di astrazione e sospensione temporale delle inquadrature. Le fotografie non si limitano a restituire scorci della città, ma creano una nuova semantica del visibile, dove l’estetica della sospensione e del vuoto diventa strumento per interrogare la memoria, il tempo e l’identità collettiva.

Le immagini selezionate per la mostra, articolata in un percorso tematico che attraversa ambienti come la Cappella Palatina, la Cappella delle Anime del Purgatorio e l’Armeria, evocano archetipi formali e simbolici ricorrenti nella tradizione metafisica: archi, statue, colonne, ombre, prospettive anomale, e assenze che diventano presenze simboliche. Jodice costruisce una narrazione visiva che non si limita alla mera rappresentazione della città, ma ne esplora le stratificazioni storiche, le tensioni poetiche, le emergenze architettoniche come elementi di una memoria visiva collettiva e, insieme, soggettiva. Ogni fotografia diventa un varco, una soglia, un’evocazione che parla allo spettatore attraverso la rarefazione della scena e la potenza evocativa del bianco e nero.
Il progetto espositivo, a cura di Vincenzo Trione, è promosso dal Comune di Napoli nell’ambito di “Napoli Contemporanea 2025” e realizzato grazie alla collaborazione tra lo Studio Mimmo Jodice, la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e l’editore Electa. L’iniziativa si inserisce in un più ampio programma di valorizzazione del patrimonio artistico partenopeo e di riflessione sull’arte contemporanea come strumento critico per ripensare lo spazio urbano. L’obiettivo non è solo quello di celebrare un grande protagonista della fotografia italiana, ma anche di proporre un modello di dialogo tra arte, città e cittadinanza, promuovendo pratiche artistiche che sappiano attivare processi di consapevolezza e riappropriazione dello spazio urbano.

Mimmo Jodice (Napoli, 1934) è tra i maggiori esponenti della fotografia concettuale italiana. La sua ricerca si è sviluppata a partire dagli anni Sessanta, in dialogo con le neoavanguardie internazionali e con un approccio sempre più orientato all’essenzialità formale, al bianco e nero e alla costruzione di immagini prive di presenza umana. Con “Vedute di Napoli” (1980), Jodice ha introdotto una rappresentazione della città radicalmente nuova: Napoli come spazio silenzioso, metafisico, dove la presenza è affidata agli oggetti, alle architetture, ai vuoti. Le sue immagini sfuggono alla dimensione cronachistica per restituire una città atemporale, icastica, dove ogni edificio o monumento assume un significato altro, trasformandosi in figura simbolica e mitica. In questo senso, la visione di Jodice si distingue radicalmente da quella di altri autori che hanno raccontato Napoli in chiave più documentaria o sociale: basti pensare a Luciano D’Alessandro, che ha colto le tensioni civili della città, o a Gabriele Basilico, che ne ha indagato le trasformazioni urbanistiche. Jodice invece sceglie la rarefazione, il silenzio, l’astrazione, proponendo un’immagine della città che non appartiene al presente ma a una memoria trasfigurata e immaginifica.
Tra i progetti più rilevanti della sua carriera, “Mediterraneo” (1995) rappresenta una sintesi di riflessione sul concetto di civiltà mediterranea, letta come area archetipica attraversata da sedimentazioni culturali. L’opera, esposta al Philadelphia Museum of Art e pubblicata da Aperture, evidenzia l’interesse di Jodice per il tempo come materia visiva e per il paesaggio come palinsesto mnemonico. In questo ciclo, come nelle “Vedute“, lo sguardo fotografico è strumento di archeologia visuale: restituisce il tempo attraverso l’immobilità, la luce attraverso l’ombra, la storia attraverso la sospensione. La fotografia diventa così atto di resistenza contro la perdita di senso e identità.

La mostra al Castel Nuovo invita a riflettere sul valore epistemologico della fotografia come linguaggio capace di restituire non solo realtà ma visione. Il riferimento a Giorgio de Chirico non è solo estetico ma metodologico: come il pittore, anche Jodice costruisce spazi interiori, visioni che interrogano il tempo e la memoria piuttosto che descrivere il presente. Le sue immagini diventano dispositivi di pensiero, sospensioni visive che sfidano la fruizione lineare per proporre un’esperienza estetica stratificata e meditativa. In questo senso, l’opera di Jodice si presta a essere letta attraverso le lenti teoriche di autori come Roland Barthes, che in “La camera chiara” esplora la fotografia come campo del “punctum” e della memoria affettiva, o Susan Sontag, che in “Sulla fotografia” ne sottolinea il potere ideologico e critico. Tali riferimenti contribuiscono ad ampliare la riflessione sull’immagine fotografica come costruzione complessa di significato, anziché semplice traccia del reale. L’opera di Jodice, in questo contesto, si pone come una lente attraverso cui esplorare la dialettica tra l’invisibile e il visibile, tra l’identità e il territorio, tra l’immagine e l’immaginazione. La Napoli rappresentata non è mai quella immediata e riconoscibile della quotidianità, ma una città archetipica, metafisica, in cui ogni pietra racconta storie sepolte, ogni ombra diventa traccia di un pensiero.

L’inaugurazione della mostra si terrà domenica 13 aprile 2025, con ingresso gratuito dalle 10:30 alle 18:00 (ultimo accesso alle 17:30). L’esposizione sarà successivamente aperta al pubblico dal lunedì al sabato, dalle 10:00 alle 18:00. La mostra si rivolge in particolare a studenti universitari, ricercatori, artisti e professionisti della cultura interessati a indagare i rapporti tra fotografia, estetica urbana e memoria culturale. Si propone come occasione di studio e approfondimento non solo per chi si occupa di arti visive, ma anche per chi analizza le dinamiche di rappresentazione e narrazione dei territori, offrendo spunti utili per una riflessione interdisciplinare su città, linguaggio visivo e patrimonio.
(Le immagini ©MIMMO JODICE e ©Giorgio de Chirico sono utilizzate esclusivamente nell’ambito di questo articolo di presentazione giornalistica della mostra “Mimmo Jodice. Napoli Metafisica”. Le foto dell’allestimento sono state realizzate dagli Allievi del Biennio Fotografia ABANA)

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