Nel passaggio decisivo dalla ricerca applicata ai cantieri reali si misura oggi una delle sfide più importanti per il futuro delle città: trasformare l’innovazione in strumenti concreti per rendere il patrimonio edilizio più sicuro, efficiente e sostenibile. È dentro questa prospettiva che si colloca Multicare, il progetto europeo presentato a Napoli mercoledì 25 marzo 2026 presso la Sala Congressi del Complesso Napoli Est dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, nel corso del workshop dedicato alle soluzioni resilienti e low-carbon per l’edilizia sociale e residenziale. Il progetto è finanziato dall’Unione Europea nell’ambito di Horizon Europe, Grant Agreement n. 101123467, ed è orientato allo sviluppo di tecnologie resilienti a basse emissioni e servizi digitali multi-scala per un ambiente costruito sostenibile e centrato sugli utenti.
Il cuore dell’iniziativa sta proprio nella capacità di collegare la sperimentazione scientifica con le esigenze quotidiane dell’abitare pubblico. Non si tratta soltanto di studiare nuovi materiali o nuovi sistemi di retrofit in un contesto controllato, ma di verificare come queste tecnologie possano funzionare su edifici esistenti, abitati, spesso fragili sotto il profilo strutturale e bisognosi di una riqualificazione energetica profonda. In questo senso, il progetto assume un valore strategico per la Campania, perché individua nell’edilizia residenziale pubblica un banco di prova concreto per misurare l’efficacia di soluzioni avanzate capaci di affrontare rischi multipli, dai terremoti agli effetti del cambiamento climatico. La piattaforma progettuale di Multicare nasce proprio con l’obiettivo di rendere gli edifici e i quartieri più resilienti, attraverso tecnologie low-carbon e servizi digitali pensati per la progettazione, la gestione e la manutenzione del costruito.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi a Napoli riguarda il trasferimento delle soluzioni dai laboratori agli edifici reali di Acerra, in provincia di Napoli. Qui verranno adottati sistemi sviluppati nell’ambito del progetto, a partire dall’applicazione di un esoscheletro in legno secondo una logica plug&play, integrato con elementi di tamponatura esterna capaci di sostituire il tradizionale cappotto. La finalità non è soltanto l’incremento delle prestazioni energetiche, ma anche il rafforzamento strutturale dell’edificio, in un approccio che mette insieme sicurezza sismica, riduzione dell’impronta ambientale e miglioramento complessivo della qualità dell’abitare. È proprio questa integrazione tra funzioni diverse a rendere il progetto particolarmente interessante nel dibattito contemporaneo sull’innovazione edilizia: non più interventi separati, ma sistemi unificati che rispondono contemporaneamente a esigenze ambientali, sociali e ingegneristiche.
Secondo Ennio Rubino, presidente di STRESS Scarl, Multicare rappresenta un esempio concreto di “ingegneria della collaborazione”, vale a dire la capacità di far convergere istituzioni, ricerca e imprese verso obiettivi comuni di resilienza e sostenibilità. Una lettura particolarmente significativa in una fase in cui la disponibilità di risorse europee e nazionali impone una selezione attenta delle priorità e, soprattutto, una regia capace di trasformare i programmi di innovazione in interventi replicabili sui territori. STRESS Scarl, consorzio con sede a Napoli attivo nel trasferimento tecnologico e nella ricerca industriale, si muove da anni proprio in questo spazio di raccordo tra sapere scientifico e applicazione concreta, e la presentazione del progetto a Napoli rafforza questa vocazione.
Sul piano scientifico, la validazione delle tecnologie sviluppate da Multicare passa attraverso un’attività sperimentale di alta specializzazione. Il workshop prevede infatti anche una visita al Laboratorio di prove su strutture in scala reale del DiSt presso il CeSMA, centro dell’Università Federico II nato proprio per fare da ponte tra università, ricerca applicata e sistema produttivo. Qui sarà possibile osservare una struttura rappresentativa di un telaio in cemento armato a due piani, utilizzata per testare e validare i sistemi di rinforzo strutturale basati su esoscheletri a basso danneggiamento. È un passaggio tutt’altro che secondario: la sperimentazione in scala reale consente di misurare prestazioni, criticità e margini di miglioramento in condizioni molto più vicine a quelle operative, offrendo dati preziosi per il successivo impiego sul patrimonio esistente.
In questa prospettiva si inserisce anche l’intervento di Marco Di Ludovico, professore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e docente del Dipartimento di Strutture per l’Ingegneria e l’Architettura, che sottolinea il valore della sperimentazione su strutture in scala reale per validare l’efficacia delle soluzioni di retrofit sviluppate dal progetto. Gli esoscheletri a basso danneggiamento, infatti, aprono nuove prospettive per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, perché permettono di coniugare tre obiettivi che troppo spesso vengono trattati separatamente: sicurezza strutturale, sostenibilità e riduzione dell’impatto sugli utenti durante l’intervento. In altre parole, il cantiere del futuro non è soltanto quello che migliora le prestazioni finali dell’edificio, ma anche quello che riduce il disagio sociale e abitativo prodotto dai lavori.
Il ruolo di ACER Campania è altrettanto centrale. L’Agenzia Regionale per l’Edilizia Residenziale è chiamata a trasformare l’innovazione in una leva concreta di miglioramento per il patrimonio pubblico, con particolare attenzione alle famiglie e ai contesti abitativi più esposti a vulnerabilità strutturali, energetiche e sociali. Il presidente David Lebro ha richiamato proprio questa responsabilità, evidenziando come il progetto si inserisca in un percorso più ampio volto ad aumentare la sicurezza e migliorare la qualità dell’abitare. L’interesse di ACER Campania per Multicare va letto quindi non solo come adesione a un progetto sperimentale, ma come parte di una strategia di rinnovamento dell’edilizia residenziale pubblica regionale, in cui il rapporto tra enti territoriali, ricerca e filiera delle costruzioni diventa decisivo.
La tavola rotonda conclusiva, dedicata a politiche, strumenti e prospettive per la resilienza del patrimonio edilizio, assume perciò un rilievo che va oltre il singolo evento. Il tema non è soltanto tecnico, ma profondamente politico e sociale. Rendere più sicuri e meno energivori gli edifici pubblici significa intervenire sulla qualità della vita, sui costi dell’abitare, sulla riduzione delle emissioni e sulla capacità dei territori di affrontare crisi future. In un Paese come l’Italia, dove una parte consistente del patrimonio edilizio è esposta al rischio sismico e dove la transizione ecologica richiede interventi profondi e selettivi, l’esperienza campana può offrire un modello interessante di collaborazione tra università, enti pubblici e sistema produttivo.
È proprio in questa connessione tra laboratorio e territorio che Multicare mostra la sua portata più concreta. L’innovazione, da sola, non basta se non viene assorbita dai sistemi pubblici e tradotta in opere replicabili. La scelta di partire da Acerra, applicando su un edificio reale le tecnologie sviluppate, rende il progetto particolarmente significativo perché dimostra che la ricerca europea può produrre effetti tangibili nelle comunità locali. Per Napoli e per la Campania, il workshop del 25 marzo non è dunque soltanto un appuntamento scientifico, ma un segnale politico e operativo: la rigenerazione dell’edilizia sociale può diventare il terreno su cui sperimentare nuove alleanze tra sostenibilità ambientale, sicurezza strutturale e innovazione industriale.
- Progetto MULTICARE (multicare-project.eu)
- STRESS Scarl (stress-scarl.com)
- ACER Campania (acercampania.it)
- CeSMA – Università Federico II (Federico II Napoli)
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